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ARABIA SAUDITA

La Linea saudita: l'alto costo umano del sogno ecologista

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La Linea, una città che pare uscita dalla mente di uno sceneggiatore di fantascienza, prima città ad emissioni zero, sarà inaugurata in Arabia Saudita entro il 2030. Il costo umano per la sua costruzione è già alto.

Esteri 11_05_2024
Mosaico del principe Mohammed bin Salman (La Presse)

Lascia a bocca aperta la velocità con cui i paesi arabi del Golfo riescono a costruire grattacieli e stadi, trasformando tratti di deserto in città iper-tecnologiche praticamente dalla notte al giorno. L’Arabia Saudita vuole battere tutti. Nel libro dei sogni del principe Mohammed bin Salman c’è un intero distretto industriale, Neom, che dovrà sfidare le leggi dell’urbanistica e trasformarsi in un incubatore nuova tecnologia all’imboccatura del golfo di Aqaba (Mar Rosso).

All’interno di questo distretto, il progetto più importante è la Linea, una città che pare uscita dalla mente di uno sceneggiatore di fantascienza: un muro, a specchio, alto 500 metri, lungo 170 chilometri, spesso 200 metri. Non si vivrà “oltre”, ma “dentro” questa muraglia ipertecnologica, in una città lineare in cui ci si sposterà solo in ascensore (per i viaggi in verticale, da un piano all’altro, da 0 a 500 metri) o in metropolitana (per i viaggi in orizzontale, lungo i 170 km di muraglia), senza automobili. Entro il 2030 verrà inaugurato il primo segmento di 2,4 km, giusto per rispettare almeno simbolicamente l’obiettivo Vision 2030 voluto dal principe per la modernizzazione del suo regno.

Ma a che prezzo? Dai rapporti che hanno preceduto i Mondiali del Qatar, sappiamo quale sia stato l’alto prezzo umano pagato dagli operai per la costruzione degli enormi stadi dell’emirato, quasi tutti immigrati asiatici impiegati come manodopera in condizioni di semi-schiavitù. E anche la Linea sta esigendo il suo prezzo umano, sempre più alto. Già per i lavori preparatori, sono stati trasferiti 6mila abitanti della regione (stime dell’associazione per i diritti umani Alqst), membri della tribù Huwaitat. Almeno tre villaggi sono stati rasi al suolo, come si evince da foto satellitari: Khuraybah, Sharma e Gayal sono stati letteralmente cancellati. Le truppe hanno ricevuto l’autorizzazione a sparare a chi si oppone, secondo una testimonianza coraggiosa rilasciata alla BBC da un colonnello saudita in esilio a Londra.

Secondo il colonnello in esilio al Enezi, che si è dato malato pur di non eseguire gli ordini nel 2020, la disposizione era perentoria: «Chiunque continui ad opporsi all’esproprio, deve essere ucciso, quindi viene autorizzato l’uso della forza letale contro chiunque decida di rimanere in casa propria». Almeno una vittima di questa operazione di rastrellamento ha un nome ed è stata confermata da più fonti: si chiamava Abdul Rahim al Huwaiti e si è rifiutato di accogliere la commissione che avrebbe valutato la sua casa, in vista dell’esproprio. E aveva postato numerosi video sui suoi profili social, denunciando l’arbitrarietà degli espropri. Per questo è stato ucciso dall’esercito il giorno dopo. Nella stessa operazione di rastrellamento, 47 persone sono state arrestate e di queste 5 potrebbero rischiare la pena capitale.

Sebbene non vi siano conferme indipendenti su queste notizie, questi metodi sbrigativi sono coerenti con quanto si è osservato in passato, nella politica di modernizzazione accelerata di Mohammed bin Salman. Anche il nuovo distretto tecnologico di Gedda, è costata la demolizione di 63 isolati, con circa 1 milione di persone rimaste senza tetto, con poco preavviso (un mese al massimo) e risarcimenti irrisori.

Il tutto nel nome dell’ambiente. Perché la Linea sarà la prima città ad “emissioni zero” al mondo, con i servizi essenziali sempre entro i 5 minuti di cammino dall’abitazione di ogni suo cittadino e trasporti (come abbiamo visto) interamente elettrici. Perché questo è il futuro post-petrolifero sognato da bin Salman e dagli emiri suoi emuli. A che prezzo umano, però, a quanto pare non interessa.