• IL PAPA AL CORPO DIPLOMATICO

«La libertà religiosa è il primo dei diritti»

Nel discorso al Corpo diplomatico Benedetto XVI spiega che «la dimensione religiosa è una caratteristica incoercibile» dell'uomo.
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Le figlie di Asia Bibi


«La dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell’essere e dell’agire dell’uomo», per questo quando si trascura o si «questo aspetto fondamentale, si creano squilibri e conflitti a tutti i livelli».

Lo ha detto il Papa nel tradizionale discorso per gli auguri di buon anno al Corpo diplomatico, chiedendo rispetto per la libertà religiosa e ricordando le persecuzioni e le discriminazioni di cui sono vittime i cristiani nel mondo. Filo conduttore dell’intervento papale è il Messaggio per la Giornata mondiale della pace celebrata lo scorso 1° gennaio, nel quale la libertà religiosa viene indicata come «via fondamentale per la costruzione della pace».

Benedetto XVI, dopo aver definito il diritto alla libertà religiosa «il primo dei diritti», nota come oggi governanti e opinione pubblica «si rendano oggi maggiormente conto, anche se non sempre in modo esatto, di tale grave ferita inferta contro la dignità e la libertà» dell’uomo.

In Oriente, il Papa ricorda «gli attentati che hanno seminato morte, dolore e smarrimento tra i cristiani dell’Iraq, al punto da spingerli a lasciare la terra dove i loro padri hanno vissuto lungo i secoli, ci hanno profondamente addolorato». Ratzinger rinnova «alle autorità di quel Paese e ai capi religiosi musulmani il mio preoccupato appello ad operare affinché i loro concittadini cristiani possano vivere in sicurezza e continuare ad apportare il loro contributo alla società di cui sono membri a pieno titolo».

Cita poi l’Egitto, e il recente attentato di Alessandria, definendo «urgente» la necessità per i governi della regione «di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose». «Bisogna dirlo ancora una volta? – aggiunge il Pontefice – In Medio Oriente, i cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali».
Benedetto XVI ha quindi apprezzato «l’attenzione per i diritti dei più deboli e la lungimiranza politica di cui hanno dato prova alcuni Paesi d’Europa negli ultimi giorni, domandando una risposta concertata dell’Unione Europea affinché i cristiani siano difesi nel Medio Oriente». E ha ribadito che la libertà religiosa non si riduce alla libertà di culto citando «gli Stati della Penisola Arabica, dove vivono numerosi lavoratori immigrati cristiani» e auspicando «la Chiesa cattolica possa disporre di adeguate strutture pastorali».

Il papa menziona poi la legge contro la blasfemia in Pakistan, incoraggiando le autorità del Paese «a compiere gli sforzi necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e violenze contro le minoranze religiose», anche dopo «il tragico assassinio del Governatore del Punjab» (nella foto) che si era battuto in favore di Asia Bibi.

Benedetto XVI ha quindi ricordato le «situazioni preoccupanti» nel Sud e nel Sud-Est asiatico, chiedendo che i cittadini appartenenti alle fedi minoritarie non «siano discriminati nella vita sociale o, peggio ancora, che sia tollerata la violenza contro di essi». E ha citato l’Africa, con «gli attacchi contro luoghi di culto in Nigeria».

In diversi Paesi, ha continuato il Pontefice, la Costituzione riconosce «una certa libertà religiosa», ma, «di fatto, la vita delle comunità religiose è resa difficile e talvolta anche precaria» perché «l’ordinamento giuridico o sociale si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società. Bisogna che cessino tali ambiguità, in modo che i credenti non si trovino dibattuti tra la fedeltà a Dio e la lealtà alla loro patria».

Un riferimento alla situazione cinese, anche se non solo a quella. Il Papa ha citato subito dopo «la comunità cattolica della Cina continentale e i suoi pastori, che vivono un momento di difficoltà e di prova». E ha rivolto indirizzare una parola di incoraggiamento «alle autorità di Cuba, Paese che ha celebrato nel 2010 settantacinque anni di relazioni diplomatiche ininterrotte con la Santa Sede, affinché il dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa si rafforzi ulteriormente e si allarghi».

Ma Benedetto XVI guarda con preoccupazione anche all’Occidente, e a un diverso tipo di «minacce» contro «il pieno esercizio della libertà religiosa», in quei Paesi dove si dà «una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, ma dove la religione subisce una crescente emarginazione». E dove si tende a considerare «la religione, ogni religione, come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale». Pretendendo che «i cristiani agiscano nell’esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono in vigore leggi che limitano il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto».

In tale contesto, «non si può che rallegrarsi dell’adozione da parte del Consiglio d’Europa, nello scorso mese di ottobre, di una Risoluzione che protegge il diritto del personale medico all’obiezione di coscienza di fronte a certi atti che ledono gravemente il diritto alla vita, come l’aborto».

Il Papa denuncia anche un’altra manifestazione dell’emarginazione della religione quella che «vuole bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono». Agendo così, spiega il Pontefice si limita il diritto dei credenti all’espressione pubblica della loro fede e «si tagliano anche radici culturali che alimentano l’identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni».

Benedetto XVI ringrazia il governo italiano per il ricorso alla sentenza con l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici e i Paesi europei che hanno sostenuto l'iniziativa italiana. E cita in particolare il Patriarcato di Mosca e gli altri rappresentanti della gerarchia ortodossa.

Un accenno nel discorso è dedicato ai progetti di legge che «rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, come si constata ad esempio in certi Paesi dell’America Latina». Minacce alla libertà religiosa delle famiglie sono presenti anche in alcuni Paesi europei, continua il Papa, «là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione».

Benedetto XVI ribadisce che «non si può creare una sorta di scala nella gravità dell’intolleranza verso le religioni. Purtroppo, un tale atteggiamento è frequente, e sono precisamente gli atti discriminatori contro i cristiani che sono considerati meno gravi, meno degni di attenzione da parte dei governi e dell’opinione pubblica». Al tempo stesso, spiega Ratzinger «si deve pure rifiutare il contrasto pericoloso che alcuni vogliono instaurare tra il diritto alla libertà religiosa e gli altri diritti dell’uomo», come pure «meno giustificabili ancora sono i tentativi di opporre al diritto alla libertà religiosa, dei pretesi nuovi diritti, attivamente promossi da certi settori della società e inseriti nelle legislazioni nazionali o nelle direttive internazionali, ma che non sono, in realtà, che l’espressione di desideri egoistici e non trovano il loro fondamento nell’autentica natura umana». Riferimento evidente al riconoscimento delle unioni omosessuali e all’adozione dei figli da parte delle coppie gay.

Infine, Benedetto XVI afferma «che una proclamazione astratta della libertà religiosa non è sufficiente: questa norma fondamentale della vita sociale deve trovare applicazione e rispetto a tutti i livelli e in tutti i campi». E invita a riconoscere «il contributo delle grandi religioni del mondo allo sviluppo della civiltà», come pure il contributo delle comunità cristiane, con il loro patrimonio di valori e principi, hanno fortemente contribuito alla presa di coscienza delle persone e dei popoli circa la propria identità e dignità, nonché alla conquista di istituzioni democratiche e all’affermazione dei diritti dell’uomo e dei suoi corrispettivi doveri».

«Emblematica, a questo proposito, - conclude il Papa – è la figura della beata Madre Teresa di Calcutta: il centenario della sua nascita è stato celebrato a Tirana, a Skopje e a Pristina come in India; un vibrante omaggio le è stato reso non soltanto dalla Chiesa, ma anche da autorità civili e capi religiosi, senza contare le persone di tutte le confessioni. Esempi come il suo mostrano al mondo quanto l’impegno che nasce dalla fede sia benefico per tutta la società».

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