• IL CASO DI SAN RAFAEL

La "guerra per l'Ostia" miete altre vittime

A San Rafael, dove il vescovo ha chiuso il seminario fiorente per l'ostinazine a ricevere la Comunione in bocca, i fedeli non ci stanno e parlano di "un duro colpo incomprensibile". Ma il vescovo Taussig incassa il placet della Conferenza Episcopale Argentina. Intanto però la guerra por la Hostia miete altre vittime: il vescovo ammonisce tre sacerdoti che amministravano la Comunione dando ai fedeli un purificatoio. 

Non ci stanno i fedeli di San Rafael alla chiusura del seminario Santa María Madre de Dios. Un provvedimento choc annunciato dal vescovo, monsignor Eduardo María Taussig, in occasione della presentazione del nuovo rettore e preso, a suo dire, in obbedienza a "precise istruzioni impartite dalla Santa Sede". La comunità locale, legatissima al seminario diocesano fondato il 24 marzo 1984 dall'allora vescovo Leòn Kruk, ha reagito alla decisione con proteste ed appelli che si stanno moltiplicando nelle ultime ore, arricchendosi anche delle testimonianze personali di chi si è formato nell'istituto.

Ad un giornale locale, Diario San Rafael, il medico Miguel Soler si è fatto portavoce di questo malessere, esprimendo l'auspicio che ci possa essere un ripensamento perché la misura comunicata da Taussig è "un duro colpo incomprensibile, senza giustificazione e non porta alcun beneficio". Le porte del Santa Marta Madre de Dios, attualmente il seminario più popoloso d'Argentina con ben 39 candidati al sacerdozio, dovrebbero chiudersi definitivamente a dicembre, con la fine dell'anno accademico ancora in corso. Finito l'ultimo semestre, quindi, i seminaristi saranno divisi e trasferiti in diocesi diverse.

Una disposizione definita "molto dolorosa" ma "necessaria" nel comunicato ufficiale della diocesi di San Raffael che però, almeno formalmente, resta senza una spiegazione. Monsignor Taussig, però, ha incassato il "sostegno pubblico" della Conferenza episcopale argentina in un comunicato firmato dal presidente, monsignor Ojea, dove si fa riferimento alla necessità per un vescovo di poter contare, nel piano di formazione vocazionale, su sacerdoti in grado di operare in un "clima di lealtà con il pastore della diocesi". Un passaggio che, seppur velatamente, sembrerebbe confermare l'idea che dietro alla chiusura del più prolifico vivaio di vocazioni per la Chiesa argentina, ci sia quella che sul Clarìn è stata definita la “guerra por la hostia”.

All'origine delle tensioni che hanno portato alla drastica decisione ci dovrebbe essere, come riportato già nei giorni scorsi dalla Nuova Bussola Quotidiana, l'opposizione di fedeli locali, seminaristi e sacerdoti all'obbligo di Comunione in mano, risultato del protocollo firmato dal vescovo con le autorità civili per la ripresa delle celebrazioni liturgiche durante l'emergenza coronavirus. Taussig aveva detto in un video che "mentre dura l'epidemia, abbiamo la possibilità di ricevere Gesù in un solo modo: nelle mani".

Un diktat che non era piaciuto a 500 fedeli di varie parrocchie radunatisi davanti ai cancelli del seminario diocesano lo scorso 6 luglio per pregare il Rosario e chiedere al vescovo di consentire loro la possibilità di comunicarsi in bocca anche in tempo di pandemia, esercitando il diritto ribadito nell'istruzione Redemptionis Sacramentum della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

A Taussig non deve essere piaciuto il clamore mediatico della pacifica manifestazione provocato dall'irruzione della polizia e dalla successiva accusa di mancato rispetto delle misure sanitarie rivolta dal procuratore agli organizzatori. Tra i presenti alla preghiera di protesta c'erano almeno quaranta sacerdoti. La conseguente decisione di chiudere il seminario potrebbe far pensare - specialmente alla luce dei comunicati stampa che parlano di "lealtà" e in precedenza di "situazione di ribellione" - che il vescovo abbia considerato i formatori del Santa Marta Madre de Dios come i "cattivi maestri" di una comunità che non ci sta a vedersi negato un legittimo diritto, tutt'altro che in contrasto con "gli insegnamenti del Magistero della Chiesa, principalmente quelli contenuti nel Concilio Vaticano II", tanto per citare l'endorsement a Taussig della Conferenza episcopale argentina.

La richiesta avanzata ormai un mese fa dal Popolo di Dio al suo Pastore, inoltre, appare perfettamente in linea con quel cammino di "sinodalità dal basso all'alto" costantemente auspicato da papa Francesco per il presente ed il futuro della Chiesa. Legittimo il richiamo all'obbedienza, ma il provvedimento probabilmente sollecitato dal vescovo non risulta un po' troppo sproporzionato specialmente alla luce dei frutti spirituali che questa realtà è stata capace di donare in questi decenni? Taussig fino ad oggi non ha mostrato alcuna tolleranza nei confronti del prevedibile dissenso all'obbligo di comunicarsi in mano: oltre al provvedimento choc contro il seminario diventato fortino della difesa della pratica liturgica millenaria, infatti, ha inviato un ammonimento canonico a tre parroci della citta di Malargue, a sud ovest di San Rafael. Tra questi il parroco di Nostra Signora del Rosario, padre Ramiro Saenz (in foto), un sacerdote molto amato e stimato dai fedeli anche per il suo rigore e fedeltà alla dottrina.

L'oggetto della reprimenda vescovile, in questo caso, è stata l'"innovazione" adottata dai tre parroci che, cercando di conciliare il rispetto delle misure sanitarie anti-coronavirus con la necessità di andare incontro alla sensibilità prevalente nei fedeli contraria all'idea di comunicarsi in bocca, avevano introdotto la consuetudine dell'uso di una sorta di purificatoio da adagiare sul palmo della mano del comunicando. Una modalità su cui si può discutere finché si vuole, ma indice della buonafede dei preti probabilmente desiderosi soltanto di trovare una soluzione il più possibile rispettosa delle nuove regole determinate dall'epidemia e, al tempo stesso, della sacralità del mistero eucaristico. Uno scrupolo eucaristico che non è piaciuto al vescovo, che ha comminato ai tre un ammonimento canonico 

Intanto, in queste ore anche i social si stanno mobilitando per scongiurare la chiusura del seminario di Santa Maria Madre de Dios con preghiere ed appelli a monsignor Taussig. Tra i fedeli addolorati c'è anche chi invoca l'intervento di papa Francesco per salvare un luogo che tanti sacerdoti ha donato alla sua Chiesa argentina. Rispetto alla posizione solidale con Taussig espressa dalla Cea, in patria si è alzata una voce fuori dal coro sulla vicenda San Rafael: quella dell'arcivescovo emerito di La Plata, monsignor Héctor Rubén Aguer, che ha manifestato nettamente la sua contrarietà alla decisione del confratello.