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IRAN

La guerra nel Golfo è ricominciata. E Trump vuole far pagare il pedaggio

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Trump ha notificato al Congresso la ripresa delle operazioni militari in Iran. La tregua iniziata l'8 aprile è finita. E Trump annuncia su Truth di voler far pagare un pedaggio del 20% sulle navi che transitano a Hormuz.

Esteri 14_07_2026
Manifestazione di regime a Teheran con minacce a Trump (AP)

La guerra in Iran è anche ufficialmente ricominciata. Gli scontri avevano già iniziato ad intensificarsi la settimana scorsa. Da lunedì 13 luglio è guerra aperta e il presidente Usa Donald Trump ha notificato al Congresso la ripresa delle operazioni militari, con una lettera datata 10 luglio in cui si afferma che le ostilità sono iniziate il 7. Dal punto di vista legale, negli Usa, riparte da quel giorno il conto alla rovescia di 60 giorni, entro i quali il presidente deve portare a termine le operazioni militari all’estero, anche senza chiedere il consenso al Congresso. Dal punto di vista militare, invece, si apre una nuova fase di cui non si vede la fine.

Il motivo immediato della ripresa delle ostilità è stato l’attacco iraniano a tre navi mercantili nel Golfo, presso lo stretto di Hormuz. Dopo il funerale all’ayatollah Khamenei (morto nel primo giorno di guerra, il 28 febbraio) in cui sono state lanciate in pubblico minacce di uccidere il presidente Trump, le Guardie Rivoluzionarie hanno ripreso le aggressioni contro il traffico navale. A farne le spese una metaniera e altri due mercantili neutrali dell’Oman e del Qatar. La reazione americana non si era fatta attendere: 90 obiettivi di terra in Iran sono stati colpiti dai raid aerei, con un bilancio di almeno 14 morti. La contro-risposta iraniana ha seguito il solito schema: il coinvolgimento dei paesi del Golfo alleati degli Usa, fra cui, prima di tutto, Kuwait e Bahrein.

Dopo un infruttuoso tentativo di trattativa, con il Qatar e il Pakistan nella veste di mediatori, le ostilità sono riprese in modo ancor più vigoroso fra domenica 12 e lunedì 13 luglio. Gli iraniani hanno attaccato, stavolta, a largo raggio, colpendo non solo i paesi del Golfo, ma anche la Giordania. E intanto il conflitto si estendeva anche allo Yemen: per impedire l’atterraggio di un aereo iraniano, le forze governative hanno distrutto la pista di Sanaa controllata dagli Houthi. La milizia sciita, per rappresaglia, ha sequestrato un aereo della Croce Rossa Internazionale. Mentre questo articolo va online, il sequestro continua e i negoziati sono in stallo.

Si tratta, finora, dei combattimenti più intensi dal primo giorno di tregua (8 aprile) e rompono in modo quasi certamente definitivo il memorandum di intesa firmato il 17 giugno scorso a Versailles. Il memorandum dava alle parti 60 giorni per risolvere tutte le questioni principali sul tappeto, a partire dal controllo dello Stretto di Hormuz, tuttora bloccato da Teheran e soprattutto il programma nucleare iraniano. Il 7 luglio, dopo i primi attacchi, gli Usa hanno revocato il permesso di vendita del petrolio iraniano all’estero, ponendo così fine alla prima delle aperture previste dal memorandum. Da oggi, 14 luglio, Trump ha annunciato che verrà ripristinato il blocco navale ai porti iraniani. Intervistato da Hugh Hewitt ha dichiarato che colpirà l’Iran “molto duramente”. E, in barba al segreto militare, ha anche preannunciato un raid al complesso di monte Pickaxe, che custodisce uno dei siti nucleari più protetti dell’area di Natanz, finora rimasto pressoché intonso, sia nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025, sia nella guerra iniziata il 28 febbraio.

Trump ha anche annunciato una misura spiazzante. Siccome gli Usa si ergono a “guardiani” dello Stretto di Hormuz, d’ora in avanti esigeranno il pedaggio. «Da questo momento in poi gli Stati Uniti saranno custodi dello stretto di Hormuz – scrive il presidente sul suo social network Truth - e per ragioni di equità saranno rimborsati con un’aliquota del 20% su tutte le merci trasportate». In Iran risponde, non senza una punta di umorismo nero, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi: «Il presidente americano ha assolutamente ragione – scrive su X – Chiunque provveda alla sicurezza delle navi di passaggio deve essere ricompensato per il servizio. L’Iran è il guardiano di questo stretto e lo sarà per sempre. Ma il 20% è troppo, noi saremo più equi». Il punto è che la proposta di Trump di imporre un pedaggio sulle navi che transitano a Hormuz è la negazione di tutto quanto è stato detto e fatto finora. Infatti gli Usa si sono sempre battuti per ripristinare la libertà di navigazione e sia il Segretario di Stato Marco Rubio che l’ambasciatore all’Onu Mike Waltz hanno sinora asserito che far pagare un pedaggio per il transito è, da parte dell’Iran, una seria violazione del diritto internazionale. Come spiegheranno, adesso, l’ennesima giravolta del presidente? E chi accetterà di pagare agli Usa un pedaggio per il transito di una via strategica da cui passa il 20% del petrolio mondiale? Se Trump dovesse confermare queste sue esternazioni social, difficilmente qualche alleato lo potrebbe seguire, a partire proprio dai paesi arabi del Golfo.