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La Grecia ai conservatori, a sinistra solo macerie

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Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis e il suo partito conservatore Nuova Democrazia hanno vinto le elezioni politiche parlamentari di domenica in Grecia con un ampio margine sulle sinistre. Vittoria anche in Bulgaria. Ora le speranze si concentrano sulla Spagna. 

Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis e il suo partito conservatore Nuova Democrazia hanno vinto le elezioni politiche parlamentari di domenica in Grecia con un ampio margine sulle sinistre. Al via anche il nuovo governo tra conservatori e liberali in Bulgaria, per socialisti e sinistre sempre più al lumicino, l’ultima spiaggia saranno elezioni spagnole.

Il partito Nuova Democrazia di Mitsotakis ha ottenuto domenica il 40,8% dei voti (nel 2019 aveva il 39 %), il doppio di quelli ottenuti dal partito di sinistra radicale Syriza, ma al partito conservatore mancano comunque quattro seggi, rispetto ai 150 necessari, per avere la maggioranza parlamentare. Con il nuovo sistema elettorale, alle prossime elezioni di giugno, il primo partito sarà premiato con un massimo di 50 seggi, consentendo a presumibilmente a Mitsotakis ed ai conservatori di formare il proprio governo.

Mitsotakis aveva già vinto le elezioni del 2019 con la promessa di riforme orientate al business e ha promesso di continuare a ridurre le tasse, aumentare gli investimenti e sostenere l'occupazione della classe media. In effetti, l’economia in Grecia è cresciuta più che negli altri paesi e le previsioni della scorsa settimana della Commissione per il 2023 vedono una ulteriore crescita al 2,3%, rispetto alla media EU dell’1%. Il successo dei conservatori di Nuova Democrazia ed il chiaro e pieno nuovo mandato che i cittadini si attendono per Mitsotakis è sato salutato lunedì 22 maggio con un osanna dagli investitori nazionali e stranieri, con un +6% della Borsa di Atene e il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni sceso al 3,89%, il minimo dal dicembre 2022 (nel 2015 con la  sinistra di Syriza il rendimento raggiunse il 19%).

Una vittoria di così ampia misura non era attesa, tutti i sondaggi delle ultime settimane prevedevano un testa a testa tra il partito conservatore che aderisce al PPE e l’estrema sinistra, tra Mitsotakis e Tsipras. Dall’inizio dell’anno sino a ieri, le istituzioni europee ed i mass media liberal socialisti globali non hanno perso occasione di attaccare i conservatori ed il Primo Ministro in carica Mitsotakis qualunque cosa accadesse. A gennaio un deputato greco del Parlamento europeo, vittima dello scandalo delle intercettazioni che scuoteva la Grecia da fine 2022, aveva accusato il primo ministro Kyriakos Mitsotakis di minare lo stato di diritto nel Paese, accusa condivisa dai gruppi Liberali e dalla Sinistre del parlamento europeo, la risoluzione contro il governo greco non fu votata a fine aprile per non interferire, dopo il danno fatto, con le elezioni.

Lo scontro tra treni del marzo scorso, con una sessantina di morti, venne usato per denunciare l’incapacità del Governo dei conservatori, anche se è noto a tutti che riordino e riorganizzazione della rete ferroviaria si attua solo in decenni. Il contenimento e la repressione, da parte della polizia, delle proteste violente, vandaliche ed incendiarie dei soliti estremisti di sinistra ed anarchici vicini a Syriza delle settimane successive, portò nuove critiche al governo accusato di usare metodi antidemocratici e violenti contro la dissidenza (la legge approvata dal governo Mitsotakis per riordinare il diritto di manifestazione era già stata oggetto di gravi violenze e accuse nel luglio 2010).

Nei giorni scorsi, piena campagna elettorale, nuove accuse, rilanciate dal tam-tam della stampa liberal internazionale, erano piovute sul governo di Mitsotakis, stavolta sulle politiche migratorie. A pochi giorni dalle elezioni generali, la pubblicazione di un video che mostrava l'espulsione forzata di richiedenti asilo che avevano cercato rifugio nel Paese, aveva riacceso le polemiche. Il video era stato pubblicato dal New York Times del 19 maggio, a dimostrazione dell’interesse della sinistra globalista nel contrastare i conservatori europei.

Grande grande delusione per Syriza (dal 31 al 20%) e per l'ex primo ministro Alexis Tsipras che in questa campagna elettorale si era impegnato a ribaltare alcune riforme a favore della libertà economica introdotte dai conservatori, ad espandere l’assistenzialismo e legalizzare il matrimonio omosessuale. Nella sinistra il Pasok (dall’8 all’11,5)%), socialisti, hanno invece aumentato i consensi nonostante lo scandalo ‘Qatar gate’ che ha visto coinvolta la Vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente di spicco dei socialisti greci Eva Kaili. «L'erdoganizzazione e l'orbanizzazione della Grecia sono ormai complete», questo il commento velenoso dell'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, nella sua prima reazione ai risultati elettorali che hanno visto il suo partito di estrema sinistra MeRA25 rimanere fuori dal Parlamento. Peggio di lui solo la Commissaria europea agli Affari Interni e socialista svedese Ylva Johansson che ieri ha chiesto di indagare sulla deportazione illegale di migranti da parte della Grecia dichiarato che la Commissione UE è pronta a prendere provvedimenti formali sulla questione.

Quando perdono le elezioni ed il potere, i socialisti perdono anche la testa. Così è stato e sarà anche in Bulgaria dopo la formazione di ieri del nuovo governo di coalizione, guidato dall’ex Commissaria europea Mariya Gabriel, formato dai popolari/conservatori di GERB e dai liberali/protestatari di Nuovo cambiamento per la Bulgaria e dove i Socialisti sono dopo le elezioni di aprile all’opposizione, dopo aver riempito i governi tecnici di transizione degli ultimi anni, con il  9% dei voti.

Incapaci di aggiornare i propri valori tradizionali e lontani dai temi operai, per i socialisti europei la Spagna rimane l’ultima speranza. Vedremo cosa accadrà tra sette giorni alle elezioni regionali e il prossimo dicembre a quelle politiche. Prevista l’ennesima debacle, aperte le scommesse.

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