La genesi dell'omosessualità
Lo psicologo van den Aardweg spiega che l'omosessualità nasce da un atteggiamento di autocommiserazione. Il maschio diventa idolo da cui ricevere approvazione.
Gerard van den Aardweg, psicologo e psicoterapeuta, nonché docente universitario, ha spiegato nel suo Omosessualità & speranza (Ares) la genesi dell’omosessualità in questi termini: «In primo luogo vediamo il protrarsi di modelli comportamentali infantili e puerili. […] La persona che soffre di questo complesso [l’infantilismo] ospita in sé uno specifico “bambino che si commisera”. […] Un secondo lineamento nevrotico è la tendenza alla propria commiserazione. […] Le sue lamentele possono consistere in qualsiasi cosa negativa: sensazioni di delusione, di essere lasciato solo, di essere incompreso, di mancanza di stima, di carenza d’amore, di disagio fisico, di dolori, e così via. […] Un’altra frequente caratteristica del nevrotico è un infantile desiderio di attenzione, di approvazione e di simpatia, oltre che una frequente spinta all’autoaffermazione. […] Un ultimo aspetto da rilevare è l’atteggiamento mentale egocentrico. […] Ogni sentimento di amore per le altre persone, basato su un genuino interesse per loro, viene bloccato da un nevrotico atteggiamento compulsivo incentrato su sé stesso. […]
I tipi di complesso d’inferiorità e le varianti del “bambino intimamente commiserante” sono innumerevoli. Uno di essi è il complesso d’inferiorità omosessuale. […] Il ragazzo si sente inferiore a paragone degli altri con riferimento alla loro qualità di ragazzi: resistenza, risolutezza, attitudini sportive, ardimento, forza o aspetto maschio. Una ragazza di sente inferiore a paragone di altre ragazze quanto alla propria femminilità negli interessi, comportamenti o aspetto fisico. […] Fondamentale in questo senso d’inferiorità è la consapevolezza di non appartenere realmente al mondo degli uomini o delle donne, di non essere uno dei ragazzi (uomini) o una delle ragazze (donne). […] In questo modo, i membri dello stesso sesso, e più specificatamente alcuni di essi, vengono idealizzati e persino idolatrati. […]
La penosa consapevolezza di essere diverso – in senso negativo – produce il desiderio di essere riconosciuti e apprezzati da quegli altri che sono stati idealizzati, per essere uno di loro. […] L’adolescente triste che si compassiona cerca soprattutto un contatto: comprensione, conforto, compassione, affetto. […] Il desiderio di un amico ammirato può raggiungere grande intensità. […] Egli può “innamorarsi” (in questo modo peculiare) di qualche compagno della sua età, spesso di un giovane un po’ più grande. […] E’ un desiderio di calore e di stima messo in moto dall’autocompassione, proprio nell’età in cui si sta svegliando l’orientamento sessuale. […] Egli vuol toccare e accarezzare gli oggetti della sua ammirazione ed essere da loro accarezzato, stare vicino a loro, intimizzare con loro, sentire la loro attenzione per lui e il loro calore. “Oh se mi amasse!”, anela il ragazzo. L’estensione naturale di questa necessità di calore e di amore è una bramosia erotica» (pp. 75-85)

