Abdul El Sayed eletto in Michigan. L'islamo-comunismo tira anche negli Usa
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Abdul El Sayed, medico e funzionario della sanità pubblica, immigrato egiziano di seconda generazione, è il vincitore delle primarie democratiche nello Stato chiave del Michigan. Non ha vinto "nonostante" il suo estremismo, ma proprio grazie ad esso, attirando un elettorato giovane.
In Michigan le primarie per il Senato del Partito Democratico sono state vinte da Abdul El Sayed, immigrato egiziano di seconda generazione. Stato in bilico, importantissimo per determinare gli equilibri delle prossime elezioni americane di metà mandato (che si terranno a novembre), il Michigan ha una forte comunità musulmana. Ma l’analisi del voto dimostra che El Sayed, come Mamdani nell’elezione a sindaco di New York, è stato votato soprattutto da giovani non musulmani di sinistra. Le fasce di età che lo hanno votato maggiormente hanno meno di 50 anni. La sua rivale, la Democratica veterana Haley Stevens, gli ha conteso la vittoria fino all’ultimo voto, perdendo di appena 1 punto percentuale, poco meno di 15mila schede scrutinate. Ma nonostante l’appoggio della governatrice del Michigan e dell’establishment del partito, la Stevens ha perso.
Abdul El Sayed è un medico di 41 anni che ha alle spalle una carriera di funzionario pubblico nella sanità della città di Detroit. Opinionista e attivista a tempo pieno, dopo aver perso le elezioni da governatore del suo Stato, deve la sua fortuna alla guerra di Gaza, durante la quale si è distinto per le sue radicali posizioni antisioniste. Il pubblico di sinistra americano è cambiato drasticamente negli ultimi due anni.
La vittoria di El Sayed, benché risicata, conferma una tendenza partita, appunto, da New York con l’elezione di Mamdani come nuovo sindaco della Grande Mela. I tre candidati nelle primarie democratiche di New York, sostenuti dal sindaco, hanno vinto. Fra questi spicca l’estremista Daraliza Avila Chevalier, convertita all’islam e pasionaria antisionista. Ha seguito la vittoria, in Colorado, della candidata alla Camera Melat Kiros, immigrata etiope, ex avvocato, licenziata dal suo studio legale perché inneggiava a Hamas.
El Sayed non è meno estremista dei suoi colleghi appena usciti vincitori dalle altre primarie. Pur condannando l’attentato alla sinagoga di West Bloomfield, lo ha “contestualizzato”, affermando che fosse parte di un unico “ciclo di violenza” assieme alla guerra in Iran e in Libano (l’attentatore, un immigrato libanese, aveva perso parte della sua famiglia in un raid israeliano). Quando gli Usa sono intervenuti contro l’Iran, El Sayed ha dichiarato che molti della sua comunità musulmana del Michigan fossero “tristi” per l’uccisione dell’ayatollah Alì Khamenei nel primo giorno di guerra.
In campagna elettorale El Sayed ha dichiarato di essere “onorato” di aver ottenuto l'appoggio del sindaco di Dearborn, il suo correligionario Abdullah Hammoud. Un primo cittadino a dir poco “controverso” che lo scorso autunno aveva rimproverato pubblicamente un suo elettore durante un'assemblea cittadina che si opponeva al cambio di nome di una strada in onore di un direttore di giornale arabo-americano che aveva elogiato Hezbollah. «Lei è un islamofobo. E anche se vive qui, voglio che sappia che, in qualità di sindaco, qui non è il benvenuto», gli aveva detto in faccia il sindaco Hammoud.
A giugno, il Dipartimento di Giustizia ha incriminato otto attivisti, tra cui un membro dello staff della campagna elettorale di El Sayed , per aver intimidito amministratori filo-israeliani presso l'Università del Michigan e per aver vandalizzato l'edificio della Federazione ebraica di Detroit in occasione del primo anniversario della strage del 7 ottobre.
Impossibile negare, poi, il legame fra El Sayed con i Fratelli Musulmani. La sua campagna ha raccolto almeno 115mila dollari dal Cair, l’associazione musulmana americana che è finita nella lista nera degli Emirati Arabi Uniti proprio per il suo legame (ancora presunto e mai dichiarato) con la Fratellanza. Lo stesso candidato democratico ha partecipato in passato ad eventi del Cair. Ad esempio opponendosi alla legge dell’Oklahoma che vieta l’introduzione della shariah.
Il candidato musulmano ha fatto campagna assieme a un altro personaggio controverso della sinistra, il comunista dichiarato Hasan Piker. Uno che, appena sei anni fa, aveva affermato che l’America “si meritava” l’11 settembre e che dopo il pogrom del 7 ottobre in Israele era arrivato a definire Hamas “mille volte meglio dello Stato fascista coloniale di apartheid”. E che la scorsa primavera, durante la guerra in Iran, aveva definito il Partito Repubblicano “il più grande terrorista a livello internazionale”. Più di recente aveva elogiato Mao Zedong (almeno 30 milioni di cinesi morti sulla coscienza). Ebbene questo è lo sponsor social di El Sayed, l’influencer che ha contribuito a lanciarlo nei nuovi media e che si è fatto fotografare, trionfante, al suo fianco, nella festa della vittoria a Detroit.
Fino a una decina di anni fa, un candidato così mal accompagnato non si sarebbe neppure potuto presentare. Oggi i tempi sono evidentemente cambiati. Presentarsi con un profilo islamo-comunista, anche con espliciti connotati anti-americani, evidentemente paga, come in Europa, come in tutti i centri urbani con un elettorato giovane appena sfornato dall’università.

