• VIROLOGIA TELEVISIVA

La festa dell'Inter e quel solito allarmismo per la folla

Trentamila tifosi dell'Inter hanno invaso il centro di Milano per festeggiare la vittoria dello scudetto. E subito parte l'allarmismo dei virologi (televisivi) sul focolaio prossimo venturo. Eppure i precedenti (Benevento, Napoli...) dovrebbero indurre all'ottimismo. In altri Paesi, come Grecia, Spagna e Inghilterra si riapre per l'estate. Da noi no.

Milano, la festa dello scudetto dell'Inter

Trentamila tifosi dell’Inter sono scesi in piazza domenica sera dopo la conquista dello scudetto da parte della loro squadra di calcio. Hanno occupato Piazza Duomo e sfilato, in auto e a piedi, per le vie del centro di Milano. I “chiusuristi” hanno subito tuonato contro gli assembramenti che si sono creati e hanno pronosticato una ecatombe di qui a 15 giorni, con una nuova impennata di contagi da Covid-19, ricoveri in terapia intensiva e vittime.

In prima fila tra gli allarmisti i principali virologi da salotto, ma questa volta in buona compagnia di politici di destra e di sinistra (anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana), adirati con il sindaco di Milano, Giuseppe Sala e il Prefetto del capoluogo meneghino, Renato Saccone, che avrebbero dovuto impedire i festeggiamenti neroazzurri e i relativi assembramenti.

Mentre in Germania si eliminano gradualmente le restrizioni per gli immunizzati e la Gran Bretagna annuncia la fine del distanziamento sociale con il solstizio d’estate (21 giugno), in Italia ancora si litiga sugli assembramenti e si criminalizza chi prova a tornare a vivere rispettando le regole. La delazione di chi denuncia chi si riunisce in casa con una persona in più del lecito o chi esce dal ristorante cinque minuti dopo le 22 viene considerata un esempio di virtù civica, ed episodi come quello della festa interista di domenica pomeriggio in piazza Duomo vengono qualunquisticamente catalogati come la riprova che hanno sempre ragione le autorità e che i cittadini incivili e indisciplinati provocano l’impennata dei contagi. Naturale conclusione paternalistica: giusti i lockdown, giusto rimanere tappati in casa, sempre e comunque, perché nel dubbio ha sempre ragione chi governa e sono più che sufficienti le sue benevoli concessioni.

Una mentalità aberrante, che sta corrodendo il tessuto sociale e sta scavando voragini nella psiche di milioni di persone. Ne pagheremo le conseguenze a lungo, se non si invertirà al più presto la rotta e non si entrerà nell’ottica di autorizzare tutto ciò che consente alle persone di tornare ad una vita normale e che non nuoce, in maniera documentata e accertata scientificamente, alla salute delle persone. Bisogna ribaltare la logica: approntare, applicare e far rispettare efficaci protocolli per la riapertura in sicurezza di tutte le attività e favorire una vera e generalizzata ripartenza.

Anche perché i precedenti inducono all’ottimismo. Nel giugno 2020 a Benevento migliaia di tifosi hanno festeggiato in piazza e con poche mascherine la promozione in serie A della loro squadra di calcio. Una folla ancora più consistente, sempre in quei giorni, ha occupato le principali piazze di Napoli per brindare alla conquista della Coppa Italia. Sempre a Napoli, nel novembre scorso, quando morì Maradona, ed eravamo nel pieno della terza ondata pandemica, migliaia di tifosi partenopei hanno invaso le strade della città e commemorato il loro idolo senza distanziamento e quasi sempre senza indossare le mascherine.

In quelle tre occasioni, trascorsi i fatidici 14 giorni considerati dagli scienziati il lasso di tempo necessario per far esplodere i contagi, nulla è per fortuna accaduto e la situazione è rimasta ampiamente sotto controllo. Dovrebbe bastare questo per indurre i virologi e gli opinionisti a una maggiore prudenza nel fomentare allarmi, nel criminalizzare la popolazione che prova a tornare a vivere e nel terrorizzare l’opinione pubblica, alimentando un odio sociale assai pericoloso per la stabilità democratica.

Peraltro, nel caso specifico di Milano, il Prefetto ha chiaramente spiegato che, annunciata o non annunciata, la manifestazione dei tifosi interisti non poteva essere più di tanto ostacolata. «Quando il popolo dei tifosi, in modo assolutamente spontaneo e non organizzato, scende in strada per festeggiare lo scudetto atteso da anni –ha argomentato Renato Saccone - bisogna necessariamente coniugare le ragioni della prevenzione del contagio con la gestione dell'ordine pubblico e con la tutela della incolumità delle persone. Abbiamo valutato che chiudere piazza Duomo, spazio urbano ampio e con numerose vie di esodo, sarebbe stato inevitabilmente occasione di ancora più densi e rischiosi assembramenti sotto ogni profilo».

Forse ha ragione Matteo Salvini nel dire che allo stadio, in maniera distanziata, 20-30.000 persone avrebbero potuto festeggiare lo scudetto dell’Inter rispettando le misure di contenimento del virus. E lo ha sostenuto anche Matteo Bassetti, Direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria: «Dobbiamo finirla di vietare le cose di buon senso, come la riapertura degli stadi in sicurezza magari per le ultime giornate del campionato. Perché non abbiamo riaperto gli stadi prima? In altri Paesi lo fanno? E noi? Arriviamo per ultim».

E mentre gli italiani ancora discutono di divieti e già temono di “non salvare l’estate”, Grecia, Spagna, Inghilterra e altri Stati europei pianificano l’ospitalità di milioni di turisti provenienti da tutto il mondo e si accingono a organizzare vacanze allegre e senza restrizioni. Chapeau!