• L'EDITORIALE

La "fabbrica" dei figli e le sue conseguenze

La storia di un professore tedesco: donatore di sperma a una coppia di donne gay che volevano un figlio, ora è costretto a mantenere il bambino.



C’è una storia che arriva dalla Germania e che ci mostra, una volta di più, quanto sia delicato legiferare sulle questioni che riguardano la vita.

Un professore tedesco, Klaus Schröder, 52 anni, nel dicembre 2005 lesse un annuncio sul giornale e apprese che una coppia lesbica era alla ricerca di un donatore di sperma per poter avere un bambino. Il professore si fece avanti e offrì quell’apporto indispensabile senza il quale le due donne non avrebbero mai potuto procreare.

Dopo la nascita del bambino, Schröder, che non aveva figli, si fece vedere dalle due mamme andando a trovare il piccolo una volta al mese, decidendo anche di pagare le spese per il battesimo del piccolo David.

Qualche mese fa, la sorpresa: il professore generoso donatore, si è vista recapitare una nuova richiesta, questa volta non di sperma ma di denaro. L’avvocato della coppia omosessuale gli ha infatti inviato una lettera con cui chiede notizie sui suoi redditi per stabilire qual è la cifra esatta che Schröder dovrà pagare per il mantenimento del bambino.

È vero che le due donne avevano dichiarato a suo tempo di non volere aiuti economici, ma la legge tedesca stabilisce che il padre biologico ha sempre l'obbligo di provvedere economicamente al figlio finché questi è minorenne.

Ora il professore è deciso ad andare in tribunale, per chiedere una modifica della giurisprudenza, anche se la sua sarà probabilmente una battaglia persa. Va ricordato che la Costituzione della Germania garantisce a ogni bambino il diritto di conoscere l’identità del proprio padre e anche le banche dello sperma sono obbligate a rivelare sempre l’identità del donatore del seme quando a richiederlo è il figlio biologico.

Una storia esemplare. Con padri biologici, madri in affitto, uteri in prestito o in usocapione, banche del seme, sperma in leasing, fecondazioni in vitro e chi più ne ha più ne metta, non solo si manipola la vita, ma si finisce con il creare situazioni insostenibili. Il figlio, un tempo dono conseguente di un (piacevole) atto d’amore, è diventato prima un diritto, poi un capriccio da ottenere ad ogni costo, incrociando materiali biologici, perché anche le coppie composte da due uomini o due donne «devono» poter procreare. Ma per quanto riguarda le conseguenze di questa catena di montaggio della vita, per gravidanze a-la-carte, siamo soltanto all’inizio.

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