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Ora di dottrina / 221 – La trascrizione

La distribuzione delle grazie – Il testo del video

Maria Santissima è mediatrice di tutte le grazie, perciò non c’è grazia che non passi per le sue mani: questo vale per tutti gli uomini di ogni tempo. Cosa significa e cosa non significa questa verità. Risposta a un’obiezione comune.

Catechismo 13_09_2026

Oggi ci dedichiamo all’altra dimensione della mediazione di Maria. Fino adesso ci siamo occupati ampiamente della corredenzione, cioè della partecipazione di Maria all’opera della redenzione nell’acquisto delle grazie, ossia la sua cooperazione con Cristo nell’acquisirci le grazie della salvezza.

Oggi, stando all’interno della stessa mediazione di Maria, andiamo a vedere l’applicazione di queste grazie, la distribuzione delle grazie, perché come sappiamo gli uomini sono stati redenti con il sacrificio di Cristo, nel senso che Cristo ha acquisito per tutti le grazie sufficienti e necessarie per la salvezza; anzi, le ha acquisite in sovrabbondanza per salvarci e le distribuisce alle anime in varie modalità: le applica direttamente alle anime che si dispongono verso di Lui nella preghiera, le guida, le preserva dal male, le comunica attraverso l’azione sacramentale della Chiesa. Dunque, c’è una distribuzione di queste grazie e la salvezza, in senso proprio, avviene quando queste grazie che ci sono state meritate una volta per tutte da Cristo con Maria, vengono applicate, accolte, custodite, fatte crescere nell’anima delle persone. Quindi abbiamo una redenzione che da oggettiva diventa soggettiva, cioè viene applicata ai soggetti.

Il punto che andremo a vedere è proprio la partecipazione di Maria Santissima anche alla redenzione soggettiva, o in atto secondo. A volte questo secondo aspetto, cioè di Maria come colei che partecipa alla distribuzione, all’applicazione delle grazie, viene chiamato semplicemente mediazione di Maria; non è un errore, ma è meglio prendere un’altra posizione che è appunto quella di includere nella mediazione la corredenzione e la distribuzione delle grazie. Andiamo al contenuto, che è quello che ci interessa di più.

Cosa significa che Maria è mediatrice di tutte le grazie nel senso che distribuisce e applica tutte le grazie? Anzitutto vuol dire che c’è una causalità di Maria; non c’è solamente una causalità di Dio e di Gesù Cristo. Vuol dire che Maria entra effettivamente come causa di applicazione di queste grazie alle singole anime, alle singole persone. C’è poi un aspetto molto importante, che si estende a tutte le grazie: si chiama causalità oggettiva, cioè non c’è grazia che non passi per le mani di Maria. Quando riflettiamo un po’ più a fondo su questo aspetto, capiamo che non c’è nessuna grazia santificante (cioè la grazia che indica la dimora di Dio in noi), nessuna grazia attuale (cioè quelle grazie che ci vengono date per tenerci lontani dal male, per seguire il bene, per proteggerci, per spronarci al bene), non c’è dono dello Spirito Santo, non c’è grazia sacramentale, non c’è carisma particolare che non venga dato per mezzo della mediazione di Maria. Dunque, quando parliamo della causalità oggettiva di Maria vuol dire che tutte le singole grazie che vengono elargite agli uomini, in tutto il loro ampio spettro, vengono mediate da Maria: non ce n’è una che non porti il “timbro” di Maria, la “M” di Maria.

Ma vuol dire anche un’altra cosa. Maria, che è causa oggettiva, è anche causa soggettiva: questo vuol dire che non c’è uomo che si sottragga a questa distribuzione delle grazie da parte di Maria, non c’è uomo che si sottragga a questa mediazione mariana. Cioè, questa mediazione di Maria nella distribuzione delle grazie si estende a tutti i soggetti a cui queste grazie sono destinate. Questo è importante perché ci fa capire che stiamo parlando di qualcosa di enorme, di unico, che non possiamo attribuire a nessun santo per quanto grande: di nessun santo possiamo dire che interviene nella distribuzione di tutte le grazie per tutti gli uomini di ogni tempo.

Ora, normalmente l’obiezione che viene mossa è: come può Maria contribuire all’elargizione delle grazie per gli uomini che sono venuti prima di lei? La risposta è analoga a quella che diamo per la mediazione di Gesù Cristo. Nella sua umanità, Gesù Cristo inizia ad esistere nella pienezza dei tempi, come dice san Paolo, cioè da un momento preciso della storia in poi: prima non esisteva quanto alla sua umanità. Eppure noi diciamo che Gesù Cristo è Mediatore di tutte le grazie di tutti gli uomini, anche di coloro che sono venuti prima di Lui. E perché possiamo dire questo? Perché, per coloro che sono venuti prima, Cristo agisce come causa finale: tutti quelli che hanno vissuto prima di Lui hanno ottenuto le grazie in vista di Cristo. Cioè, Cristo ha svolto una causalità finale attirando a Sé tutta la storia precedente. Dunque, tutto quello che è stato dato agli uomini vissuti prima della sua incarnazione, è stato dato in vista di Cristo, in funzione di Cristo.

Ora, noi sappiamo che c’è un unico piano della redenzione, che prevede Cristo e Maria. E dunque, se tutte le grazie prima di Cristo sono state date in vista di Lui, vale la stessa cosa, in modo analogo e partecipativo (quindi non ponendo Maria e Gesù sullo stesso piano, perché lei è partecipe della mediazione di Cristo e cooperatrice con Lui nella redenzione), per Maria: tutte le grazie sono state date per mezzo di Maria, anche prima di lei, in quanto erano in vista di lei. Quindi Maria ha esercitato, esercita una causalità finale di tutte quelle grazie. Perché? Perché il piano della redenzione precede l’inizio della storia umana. Questo ci fa un po’ girare la testa, ma riflettiamo su questo fatto perché se non comprendiamo questo non riusciamo ad entrare nella logica corretta della fede. Non è che il Signore ha pensato un “piano B” dopo che Adamo ed Eva hanno commesso il peccato originale: non è così la salvezza; l’incarnazione redentiva era già stata pensata prima e in Cristo. E in questa predestinazione c’era già Maria, come madre del Verbo incarnato, come cooperatrice del Verbo incarnato e redentore.

C’è dunque una differenza tra la causalità che Maria esercita verso coloro che sono prima e dopo di lei: per quelli prima, agisce appunto come causa finale; per quelli dopo, agisce come causa efficiente, cioè secondo l’attuale cooperazione di Maria.

Cosa non significa invece che Maria è mediatrice di tutte le grazie nella loro applicazione e distribuzione? Non significa che ogni cosa debba esplicitamente essere chiesta a Maria, altrimenti non viene data. Questo è un errore. Anche quando noi non chiediamo esplicitamente che queste grazie ci vengano date per intercessione di Maria e per la sua mediazione, noi le chiediamo implicitamente secondo l’ordine che Dio ha stabilito. E Dio ha stabilito che ogni grazia venga data per nostro Signore Gesù Cristo – come ogni orazione liturgica dice in conclusione – e per mezzo di Maria. Di nuovo, non si tratta di due mediazioni distinte e parallele, ma nell’unica mediazione di Cristo c’è la mediazione di Maria. Bisogna insistere su questo aspetto, altrimenti non si comprende più la pregnanza di quello che andiamo dicendo e il rischio grosso è quello di uscire dalla vera dottrina della fede e poi, con questo pretesto, si arriva a dire “allora meglio non parlarne”; non è questo il metodo con cui la lunga storia della Chiesa ha approfondito le verità della fede. La dottrina non si sarebbe mossa se avesse dovuto fermarsi ogni volta che c’era il rischio di un’eresia, cosa che puntualmente si è verificata in ogni secolo della storia. San Paolo ce lo dice, è necessario che avvengano le eresie (cf. 1Cor 11, 19), perciò bisogna mettersi l’anima in pace: quello che dobbiamo fare è contemplare il vero e comunicare il vero.

Adesso andiamo a vedere un po’ più da vicino cos’è questa causalità di Maria e quali sono le argomentazioni teologiche a sostegno del fatto che Maria intervenga nella distribuzione di tutte le grazie per tutti gli uomini. Quando parliamo di causalità, cioè di Maria come causa dell’applicazione delle grazie, quindi vera causa del fatto che tutte le grazie vengano date a tutti gli uomini, la intendiamo in modo forte. Anche qui abbiamo tre fondamentali correnti teologiche. La prima, minimalista, intende una causalità solo morale. Cosa vuol dire? Vuol dire che la Madonna intercede presso Dio, ma è Dio che dà la grazia. La Madonna interviene nella mediazione ascendente in quanto intercede presso Dio, ma nella mediazione discendente, quando queste grazie vengono effettivamente elargite, Maria non c’è, è assente, secondo questa prima corrente.

La seconda corrente parla di una causalità non solo morale, ma anche fisica, effettiva, strumentale. Cosa vuol dire strumentale? Vuol dire che Maria, e questo è chiaro per tutti i teologi, non è la causa primaria della grazia che è in Dio, ma esercita una causalità fisica strumentale e, secondo questa corrente, dispositiva. Cosa vuol dire? Vuol dire che Maria interviene nel disporre la grazia sia nell’intercessione sia in qualche modo nel disporre gli uomini ad accoglierla. Di nuovo, anche in questa prospettiva non possiamo dire propriamente che Maria eserciti una causalità nella discesa della grazia e nella sua applicazione alle anime.

La terza corrente, che è quella che dà un senso forte alla causalità di Maria, sostiene una causalità fisica, strumentale e anche produttiva. Maria interviene nel produrre la grazia e applicarla agli altri, quindi opera anche nella fase discendente. Ogni grazia – sottolineo questa universalità – è prodotta da Dio, che è la causa primaria e principale, da Gesù Cristo, la cui umanità è lo strumento congiunto e primario di Dio. Perché l’umanità di Cristo è lo strumento congiunto? Evidentemente per l’unione ipostatica: nell’unione ipostatica la natura umana è unita a quella divina nell’unica persona del Verbo. Ed è strumento congiunto primario in quanto appunto stiamo parlando dell’uomo-Dio: non esiste altro strumento, altra mediazione che sia così vicina a Dio, al punto tale da esserne unito. La natura umana di Cristo è quindi questo strumento congiunto primario, non superabile da niente e da nessuno, in quanto l’unione ipostatica è il massimo grado dell’unione possibile con Dio.

Quindi, la grazia è prodotta da Dio come causa principale, da Gesù Cristo, la cui umanità è strumento congiunto primario, e da Maria, la quale non è allo stesso livello dell’umanità di Cristo perché non è strumento congiunto. Lo abbiamo detto tante volte: Maria appartiene all’ordine ipostatico, ma non ha l’unione ipostatica; la sua umanità non è congiunta alla divinità in modo da formare un’unica persona in due nature: questa sarebbe un’eresia enorme. Ma Maria è strumento separato e secondario: uno strumento separato, ma chiamato a una partecipazione unica e singolare. E così la grazia è di Dio, di Gesù Cristo e di Maria, a titolo diverso. Noi non affermiamo in modo univoco queste tre mediazioni, ma in modo proprio e analogo. Quali sono gli argomenti teologici forti per sostenere questo tipo di causalità di Maria nella distribuzione delle grazie? Il primo e fondamentale è la maternità di Maria (di cui abbiamo parlato già all’inizio delle catechesi sui misteri di Maria) nel suo duplice aspetto: verso Cristo e verso gli uomini.

Verso Gesù Cristo, noi vediamo che Maria è vera madre di Cristo e non solo della sua singola persona, ma anche di Cristo in quanto capo della Chiesa, redentore degli uomini. La divina maternità non separa l’individualità di Gesù Cristo dal suo essere capo del corpo, dal suo essere redentore. Quindi Maria entra, con la sua divina maternità, anche in ciò che Gesù Cristo compie in quanto capo della Chiesa e redentore. Quando abbiamo parlato di Cristo come capo della Chiesa, abbiamo visto che Cristo ha una grazia non solo per la sua persona ma anche capitale, cioè una grazia di capo che fluisce poi sulle membra. Maria entra qui e allora si capisce perché la sua maternità si estende a tutte le grazie e a tutti gli uomini, perché è la madre di Cristo capo, la cui grazia capitale si estende a tutte le grazie e a tutti gli uomini.

Ma c’è un altro aspetto: Maria come madre di tutti gli uomini e madre dei redenti, dei cristiani. Nel nostro discorso sulla Corredentrice, avevamo chiesto: come fa una madre a essere veramente tale se non c’è un parto? E abbiamo visto questa idea del parto doloroso di Maria: le doglie del parto della Vergine sono come l’immagine della corredenzione. Prendiamo l’altro aspetto. Madre è anche colei che non solo genera e dà alla luce, ma anche nutre, accudisce, custodisce la vita, permette di curare questa vita – dal punto di vista della grazia – quando sta per diminuire o se ne sta andando. Dunque, se la maternità di Maria deve essere effettiva, non si comprende come non la si debba estendere precisamente alla comunicazione della vita e alla crescita, alla custodia della vita; il che è un modo per dire che lei interviene nel comunicare le grazie. Pensate a tutte le rappresentazioni sacre della Madonna del Latte, cioè della Vergine che allatta il Figlio: non è solamente un’immagine naturalista che vuole sottolineare una realtà storica, naturale, ma è anche l’idea di colei che comunica la vita alle membra di Cristo, alle membra del capo. Questo allattamento è, teologicamente parlando, la distribuzione delle grazie. Se non la comprendiamo così la maternità di Maria diventa puramente affettiva, sentimentale, ma non reale.

Portiamo altri argomenti. Se ricordate abbiamo visto il principio di singolarità, tra i principi della mariologia (vedi qui e qui): ciò che si dice di Maria lo si dice in modo singolare, cioè non è estendibile in modo così pieno ad altri. Pensiamo alla mediazione morale, quindi alla causalità morale, all’intercessione. Noi sappiamo che i santi intercedono. Ora, in che cosa Maria supera l’intercessione dei santi? Precisamente nel fatto che la sua mediazione si estende a tutti gli uomini, a tutte le grazie e si estende nella fase applicativa perché solo lei è madre della Chiesa, madre di tutti gli uomini.

Ancora, abbiamo parlato del principio di eminenza. Cioè, abbiamo visto che ciò che è presente in ciò che è inferiore a Maria deve essere presente in Maria non nello stesso modo, ma in modo più eminente. Noi vediamo che nella Chiesa ci sono degli oggetti e degli uomini, i ministri ordinati, che sono veri strumenti della grazia. Avremo modo di parlarne meglio quando parleremo della Chiesa e dei sacramenti. La dottrina cattolica spiega che i sacramenti non sono solamente segni che esprimono la grazia. I ministri non entrano solamente per mediare questi segni espositivi della grazia, ma come vere cause strumentali della grazia. Se questo è vero per gli uomini (i ministri dei sacramenti) e per le cose (per ciò che viene poi appunto utilizzato per essere un sacramento), in modo più eminente lo deve essere per Maria Santissima. Cioè, Maria è ancor più vera causa strumentale; lo è non nella modalità del sacerdozio ordinato, non nella modalità della causalità strumentale dei sacramenti, ma in modo più eminente: lo è in questa sua mediazione, in questa sua causalità fisica, strumentale, produttiva, di tutte le grazie destinate a tutti gli uomini. Per cui, anche i ministri della Chiesa, i sacramenti della Chiesa dipendono dalla mediazione di Maria.

È evidente anche il principio di somiglianza con Cristo. Pensiamo a quello che abbiamo detto sulla corredenzione. Cristo è il Redentore, ma per il principio di associazione con Cristo, ella è Corredentrice, non sullo stesso piano del Redentore ma in quanto partecipa del suo essere Redentore. E qui abbiamo qualcosa di analogo. Cristo è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, nella sua intercessione e nella mediazione discendente delle grazie; Maria è associata a Cristo anche in questo suo essere Mediatore, senza per questo parlare di due mediatori. Uno solo è il Mediatore, in quanto principale, indipendente, necessario; Maria è subordinata, secondaria, dipendente e necessaria non in senso assoluto, ma in quanto Dio ha disposto questo piano della salvezza così.

Chiudiamo con un altro principio molto importante, perché se lo metabolizziamo bene si vedrà come tante obiezioni alla corredenzione e alla mediazione di Maria nell’applicazione delle grazie si sgretolano. Noi dobbiamo pensare alla legge del governo divino: Dio non ha stabilito di governare da solo tutto l’ordine creato e tutto l’ordine della grazia, ma ha voluto delle mediazioni. Pensiamo alla mediazione, sul piano naturale, dei genitori, nel causare la vita e nell’educare i figli; pensiamo alla mediazione in ambito sacramentale, con i ministri e i sacramenti; pensiamo alla mediazione angelica sia nel governo della creazione sia nell’assistere gli uomini nella vita della grazia. Cioè, Dio manifesta la sua potenza molto più – questo è un principio importantissimo – causando la bontà delle creature in modo pieno, cioè in modo che esse stesse possano partecipare e mediare il bene, piuttosto che nel governo diretto delle cose. Dio ha manifestato meglio la sua onnipotenza, e soprattutto la sua bontà, nel chiamare per esempio l’uomo e la donna alla generazione della vita piuttosto che nel produrre Lui direttamente gli uomini facendoli crescere, come si diceva una volta, sotto i cavoli. Riflettiamo su questo aspetto; offro un’analogia minima per dare l’idea: è come un maestro la cui maestria diventa molto più evidente quando genera altri maestri che non quando semplicemente istruisce degli alunni. Qui c’è qualcosa di analogo. Quindi nell’ordine del governo divino, abbiamo tutta una serie di mediazioni: dalla più alta in assoluto, che è quella dell’umanità di Cristo, fino alla più bassa. Maria si colloca non subito dopo Cristo, ma in Cristo. Allora, se la pensiamo così, non ci stupiamo più del suo ruolo unico non solo nel meritare le grazie ma anche nell’applicarle.

Le prossime volte andremo a vedere nelle Scritture, nella Tradizione della Chiesa e nel Magistero i fondamenti di quanto stiamo dicendo.



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