• RIGORE A CORRENTE ALTERNATA

La destra vince? Allora niente sconti sulla bolletta

Per sterilizzare l'aumento delle bollette, salvando famiglie e imprese, il governo Draghi dovrebbe approvare uno scostamento di bilancio, per altro inferiore a quelli per far fronte al Covid. Ma il governo diventa improvvisamente rigorista, perché secondo i sondaggi a vincere sarà il centrodestra. A cui sarà passata la patata bollente della crisi energetica.

Mario Draghi

Il gioco è fin troppo chiaro. Da quando i sondaggi segnalano un incremento del vantaggio del centrodestra nei confronti degli avversari, gli altri partiti, ma anche gli apparati burocratici, il mondo della cultura e parte del mondo dell’informazione stanno sfoderando diverse armi per impedire l’ascesa a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni.

Il governo Draghi è in carica per gli affari correnti, ma di fronte a emergenze come quella delle bollette di luce e gas, che sta per esplodere, potrebbe intervenire per impedire la deriva. E alcuni partiti, in particolare quelli del centrodestra, stanno esortando Palazzo Chigi a prendere una posizione chiara per propiziare una sterilizzazione degli aumenti vertiginosi di luce e gas, che rischiano di mettere in ginocchio famiglie e imprese. Il governo Conte bis ha utilizzato per 5 volte lo strumento per aumentare le spese pubbliche di 140 miliardi. Draghi una sola volta per 40 miliardi, per cui potrebbe farlo anche ora. Tuttavia, il Presidente del Consiglio ha fatto sapere che non intende fare altri scostamenti di bilancio. Non ritiene opportuno finanziare con altro deficit quegli aumenti, quando invece potrebbe tranquillamente fare un nuovo decreto o un emendamento al decreto aiuti bis, che deve essere ancora convertito in legge.

Non era stato proprio Draghi in più occasioni a dire che non era il momento di mettere le mani nelle tasche degli italiani e che bisognava allargare i cordoni della borsa, vista la fase eccezionale che il Paese stava vivendo con il Covid e ora con il caro bollette? L’emergenza energia rimane drammatica ma evidentemente l’esecutivo pensa che gli imprenditori possano farvi comunque fronte con le risorse a disposizione. Servono almeno 10 o 15 miliardi per porre un argine agli aumenti dilaganti di luce e gas ma il governo non vuole saperne di aumentare il debito. Spera negli incassi sugli extraprofitti, circa 7-8 miliardi secondo stime attendibili, ma si tratta di una somma aleatoria. Al massimo intende attivare una cassa integrazione straordinaria per quelle imprese costrette a ridurre o fermare la produzione a causa dei rincari di gas ed energia e nuovi sconti per la benzina e le bollette delle famiglie, magari consentendo rateizzazioni e applicando prezzi calmierati. Ma gli economisti sono concordi nel ritenere insufficienti questi provvedimenti e opportuno un nuovo scostamento di bilancio.

E perché non lo si fa? Semplice: il centrodestra, a meno di improbabili capovolgimenti di fronte, si avvia a conquistare la guida del Paese e dunque non è il caso di fargli trovare un’Italia in ripresa. Meglio regalare ai futuri vincitori un quadro esplosivo, un caos socio-economico per consentire agli sconfitti di scaricare su Meloni e soci le colpe della cattiva gestione dell’emergenza energetica. Le responsabilità di un autunno caldo con imprese che chiudono, lavoratori che restano a casa, disordini sociali e razionamenti di materie prime, luce e gas verrebbero inevitabilmente attribuite al nuovo esecutivo e il gioco sarebbe presto fatto: mercati in agitazione, destabilizzazione del quadro politico e conseguente cambio di governo con insediamento di un esecutivo sul modello Draghi, allargato alle opposizioni per salvare il Paese dal default. Successe 11 anni fa con Mario Monti a causa dello spread, potrebbe accadere dopo il voto del 25 settembre perché la situazione internazionale è talmente ingarbugliata da giustificare sovvertimenti della volontà popolare espressa nelle urne.

Le avvisaglie ci sono tutte. Le dichiarazioni improvvide del Ministro degli esteri, Luigi Di Maio sulle ingerenze russe, che hanno danneggiato l’immagine italiana all’estero, confermano la tendenza a usare pretesti assurdi per impedire a chi vincerà le elezioni di governare democraticamente. Mettere le mani avanti su presunti pericoli per l’Italia (e addirittura per l’Europa) in caso di vittoria del centrodestra è uno sport molto ricorrente da parte degli esponenti della sinistra ma anche di settori dell’intellighenzia, della cultura, dell’alta burocrazia e del mondo dell’informazione, che vedono come fumo negli occhi l’ascesa a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni e intendono attivare qualsiasi tentativo per impedirla. Le ossessioni ideologiche sui presunti legami tra la leader di Fratelli d’Italia e ambienti neofascisti, col solo scopo di gettare ombre e di alimentare paure nell’opinione pubblica, rappresentano un altro movente di quei tentativi.

E c’è da sperare che non si verifichi quanto paventato da Matteo Salvini due giorni fa: una recrudescenza giustizialista, con quella “giustizia a orologeria” che già in passato è entrata a gamba tesa sul terreno della libera competizione politica per condizionarla e orientarla in una certa direzione, azzoppando personaggi scomodi. Volere il bene del Paese vuol dire, da parte del governo, mettere in campo tutte le risorse finanziarie possibili per neutralizzare il caro energia e scongiurare i rischi di collasso del sistema delle imprese e di crollo del prodotto interno lordo, che finirebbero per azzerare gli slanci della ripresa post-covid e per impoverire in maniera inimmaginabile l’Italia.

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