• IL REPORT

La Corte Europea dei diritti umani... e di Soros

Il centro studi Eclj smaschera il conflitto di interessi della Cedu con le fondazioni di Soros. 22 giudici nel 2019 hanno o avevano avuto legami con sette Ong legate al magnate filantropo. Il commissario dei diritti umani difenderà la giustizia europea? 

In questi ultimi giorni l’European Center for Law and Justice (ECLJ), centro studi di esperti che seguono i ricorsi e l’evoluzione della Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo, presieduto da Gregor Puppick, ha pubblicato in diverse lingue un interessantissimo studio sui conflitti di interesse tra i giudici della Corte e diverse organizzazioni legate a George Soros. La Corte Europea dei Diritti Umani, a seguito dei tre gradi di giudizio nazionali, può essere chiamata a giudicare su richiesta di un cittadino del 47 paesi del Consiglio di Europa (paesi della UE, più Regno Unito, Andorra, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Russia, Moldova, Macedonia, Turchia, Serbia, Bosnia, Montenegro, Monaco, Ucraina, Albania, San Marino, Finlandia, Liechtestain, Svizzera e Islanda) sulla violazione propri dei diritti umani, definiti dalla Convenzione europea.

Proprio l’importanza della Corte rende evidente la gravità assoluta delle pratiche smascherate nel Rapporto sui conflitti di interesse diffuso da ECLJ. Un documento comprensivo di appendici con i casi giudicati dalla Corte e i conflitti di interesse dettagliati. Dei cento giudici che facevano parte della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), con sede a Strasburgo, tra il 1 ° gennaio 2009 e il 1 ° ottobre 2019, ventidue hanno - o avevano - legami con sette ONG legate a Soros prima della nomina e dodici di loro con la Open Society Foundation (OSF) e il suo braccio giuridico The Open Society Justice Initiative (OSJI). Molti di questi giudici hanno preso parte ai giudizi della Corte anche nel caso in cui gli enti legati a Soros erano parti terze, cointeressati a sostenere le ragioni di una delle parti in causa nel giudizio, così dimostrando un chiaro comportamento di conflitto di interessi.

Sulla gravità della situazione lo stesso Puppink ha rilasciato dichiarazioni molto chiare, dicendo che  “vi sono numerosi altri casi. Sono casi in cui il legame far giudici e ONG è indiretto, e i legami indiretti nel rapporto non vengono presi in considerazione. In più ci sono altri casi, quelli in cui le NGO operano nemmeno indirettamente, ma addirittura dietro le quinte”.

Il Report evidenzia il legame tra i giudici, Open Society Foundation di Soros e altre organizzazioni vincolate al filantropo : l’inglese The Aire Centre, la Commissione internazionale dei giuristi, Human Rights Watch, Interights, i Comitati di Helsinki e Amnesty International. Una petizione pubblica, promossa da ECLJ, chiede il sostegno perché si investighi su questo conflitto di interessi alla Corte Europea dei Diritti Umani. L’influenza di Soros sul Consiglio di Europa, potrebbe andar ben oltre la Corte Europea.

Infatti il Commissario Europeo dei Diritti Umani (2012-2018) Nils Muiznieks fu in precedenza direttore dei programmi Open Society Foundation in Lettonia fino al 2012 e Muiznieks dichiarò apertamente che uno degli obiettivi dell'Open Society Foundation era "creare un homo sorosensus, quello della società aperta, al contrario dell'homo sovieticus".

Ora gli occhi sono puntati sul neo Commissario Europeo dei Diritti Umani, la bosniaca Dunja Mijatović eletta nel 2018, che nel settembre scorso con una fortissima dichiarazione, criticò aspramente le riforme del sistema giudiziario in Polonia, Ungheria, Turchia e Romania. Difenderà anche ora l’indipendenza del sistema giudiziario o no? La sfida filantropica del benevolo Soros inizia a allarmare gli stessi USA. Preoccupazioni per le elargizioni di Soros nelle elezioni di procuratori statali USA, erano già emerse sulla stampa americana sin dal 2016 e sono state ribadite pubblicamente dal Ministro della Giustizia William Barr recentemente. La nuova società aperta non può fermarsi a questi interessi, deve abbracciare necessariamente il mondo delle nuove comunicazioni. Infatti, da tempo Soros vuole regolare e controllare anche i social media. La disfida tra Soros e Facebook (inclusi gran parte dei Social media e motori di ricerca come Google) viene da lontano, almeno dal 2018 il magnate e filantropo della libertà sociale e della società aperta si scontra con Zuckerberg perché, a suo dire, avrebbe favorito Trump e la Brexit, avrebbe con pochi altri l’oligopolio dei mass media e  farebbe pochi controlli e censure etc…

Una serie di accuse, lo diciamo con tutto il rispetto e la cortesia possibili, che di per sé incarnano l’esatto contrario della società aperta e libera che, nominalmente, si vorrebbe promuovere per il bene della intera umanità. La minaccia lanciata contro i pericoli incarnati da FB, la più grande e usata piattaforma social del mondo, e da Google, più usato motore di ricerca globale, erano stati lanciati da Soros nel suo intervento a Davos, il 25 gennaio 2018. In quella occasione, Soros chiese ai governi mondiali di regolare l’uso di questi due giganti globali.

Le società di social media influenzano il modo in cui le persone pensano e si comportano senza che nemmeno ne siano consapevoli. Ciò ha conseguenze negative di vasta portata sul funzionamento della democrazia, in particolare sull'integrità delle elezioni… Facebook ha impiegato otto anni e mezzo per raggiungere un miliardo di utenti e metà del tempo per raggiungere il secondo miliardo…Facebook e Google controllano efficacemente oltre la metà di tutte le entrate pubblicitarie su Internet”.

Un controllo sarebbe necessario perché la gente rischia di perdere la propria libertà di pensiero, essere manipolata e ci si avvicinerebbe al modello totalitario di controllo, tratteggiato da George Orwell e Aldous Huxley. Purtroppo però, tutto ciò esclude che i cittadini del mondo scelgano lo strumento migliore di comunicazione o ricerca proprio perché lo ritengono tale.

Sono i cittadini liberi che in tutte le società aperte o chiuse del mondo scelgono liberamente e verificano sperimentalmente l’utilità di FB e Google. Sin da allora si evidenziava come le critiche di Soros ai giganti dei social media fossero malposte e parziali, infatti se valesse la regola del controllo globale per i social media, ancor più urgente e coerente sarebbe stato chiedere un controllo finanza speculativa globale. Ciascuno può scegliere ‘se’ e ‘come’ usare dello strumento di comunicazione di Facebook o Google, il 99% dei cittadini invece dipende dalle decisioni degli speculatori finanziari senza nessuna possibilità di scelta.  

Nelle ultime settimane sono poi emerse coincidenze inquietanti relative a questo scontro. Soros ha voluto chiedere addirittura la rimozione con ogni mezzo e da parte di chiunque ne abbia l’autorità dei capi di Facebook, Mark Zuckerberg and Sheryl Sandberg perché minaccerebbero la vittoria dei Democratici americani alle prossime elezioni presidenziali, ovvero sarebbero in combutta con Trump per favorirne la rielezione. Con due lettere di fine  gennaio al NYT (31 gennaio 2020) e di metà febbraio al Financial Times (18 Febbraio 2020), si rendono pubbliche le minacce. Gesto tanto incredibile quanto inverosimilmente mosso dalle buone intenzioni filantropiche del magnate Soros e che piuttosto appaiono indirizzate a tutelare i propri favori verso i Democratici USA.