Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Efrem a cura di Ermes Dovico
viaggio apostolico

La contesa linguistica incombe sull’omaggio di Leone a Gaudí

Ascolta la versione audio dell'articolo

Sconfinano in ambito politico le polemiche sul limitato uso del catalano nella Messa che il Papa celebrerà nella Sagrada Familia e soprattutto per la benedizione della Torre di Gesù. Nel 2010 la sproporzione non ci fu: non era il castigliano ma il latino a prevalere e a sopire le dispute, come aveva previsto un cardinale a concilio in corso.

Ecclesia 09_06_2026
Wikimedia Commons - Bernard Gagnon

Un mai sopito contenzioso linguistico minaccia di turbare il gaudio per Gaudì. Il centenario della morte dell’architetto sarà celebrato mercoledì 10 giugno dal Papa in persona, con la Santa Messa a Barcellona nella Basilica della Sagrada Familia e la benedizione della Torre di Gesù, la più alta delle 18 torri concepite dall’architetto catalano. Ad aver infiammato gli animi è proprio questa parola: catalano, la lingua della Catalogna parlata dallo stesso Antoni Gaudí, troppo poco presente nel rito a vantaggio del castigliano. All’indomani della pubblicazione del Messale del viaggio apostolico in Spagna, contenente il formulario delle celebrazioni papali, si sono moltiplicati gli appelli perché avesse più spazio, travalicando l’ambito ecclesiale per sconfinare in quello politico.

Parla di «insulto ai catalani e alla memoria di Gaudi» Òscar Escuder de la Torre, presidente di  Plataforma per la Llengua. Escuder de la Torre è il primo firmatario di una lettera a Leone XIV, in cui si sottolinea l’amore di Gaudí per la per la lingua natia («parlare in catalano per noi», diceva l’architetto, «è un omaggio dovuto alle nostre origini») e si chiede al Pontefice che proprio «in memoria di Antoni Gaudí e di ciò che rappresenta per i catalani, nella benedizione della Torre di Gesù si rivolga al mondo nella sua amata lingua, il catalano, oltre a farne un uso generoso durante l’intera visita a Barcellona e a Montserrat». Una “controlettera” di Convivencia Civica, citata da El Mundo, appoggia invece la scelta vaticana, facendo leva sul pluralismo della società catalana. Invoca addirittura le dimissioni dei membri del Dipartimento di Politica Linguistica e della Commissione di Barcellona per l’Uso sociale del Catalano la vicepresidente di Alhora, Júlia Ojeda, qualora permettano che il catalano si lasci scavalcare dal castigliano in questo evento.

Gli appelli pro-catalano sono giunti fin sulla scrivania del presidente della Generalitat de Catalunya, Salvador Illa, che si è visto recapitare una lettera di Monica Sales, filologa ma anche presidente del gruppo parlamentare Junts per Catalunya (fondato dall’ex presidente Carles Puigdemont). La richiesta? Far pressione sui vescovi spagnoli, sul cardinale arcivescovo di Barcellona Juan José Omella e anche sulla Santa Sede perché nella cerimonia del 10 giugno la lingua catalana abbia una presenza adeguata. Sales precisa che non si tratta di rivendicare privilegi ma di «difendere la nostra lingua, come fa qualsiasi nazione» – difesa, ricorda ancora, anche da Gaudí. Il partito nel suo account X rilancia un appello rivolto direttamente al Papa dal senatore Eduard Pujol i Bonell: «Santità, come Antoni Gaudí e Pau Casals, sono catalano. Parlare la lingua della terra che la accoglie è un bellissimo atto di rispetto e amore». Puigdemont dal canto suo si appella al rispetto del diritto dei popoli menzionato nell’enciclica Magnifica humanitas e se la prende col cardinale Omella, accusato di "complicità" nella marginalizzazione del catalano e fatto oggetto di un’immagine satirica in cui brucia una pergamena con scritto «llengua catalana».

Il porporato nel corso di una conferenza stampa si è detto sorpreso e rattristato dalle polemiche, lasciando intendere – ma senza troppo anticipare – che una via di mezzo si è trovata alla vigilia del gioioso e tribolato evento: «Il Papa sta preparando la sua omelia, alcune parole le dirà in catalano», e «in tutti i suoi interventi sicuramente ci saranno alcune cose in catalano». Quanto al momento più dibattuto, ovvero la benedizione della Torre, ha detto che «la benedizione è scritta in spagnolo affinché tutti la comprendano», tuttavia «immagino che dirà più cose in catalano». Ha inoltre fatto riferimento al fatto che il Papa rispetta tutte le lingue ma non può parlarle tutte e col catalano si sta esercitando – lo stesso porporato racconta che la variante del catalano in uso nella sua famiglia è differente da quello che si parla in città.

Ci furono reazioni analoghe nel 2010, quando Benedetto XVI venne a celebrare la dedicazione della Sagrada Familia? Rispetto ad allora Pau M. Duran su Catalunya Religio rileva «una minore presenza del catalano in una celebrazione che, pur mantenendo alcuni elementi significativi nella lingua propria del Paese, riduce notevolmente il suo protagonismo». Da sottolineare inoltre la differenza tra i due tipi di celebrazione: una lunga cerimonia di dedicazione nel 2010 e una più breve Messa "feriale" nel 2026, in cui la minor presenza del catalano risalta ancora di più. Ricapitolando: nel 2026 Leone XIV esordirà col segno della croce e il saluto iniziale in catalano, lingua che tornerà poi per lettura e salmo (non il Vangelo) e per il Credo, tutto il resto in castigliano, che costituirà pertanto la maggior parte della liturgia. Rileggendo invece il formulario utilizzato da Benedetto XVI il 7 novembre 2010, a fare la differenza non fu solo qualche espressione in più in catalano, tra cui non una ma due letture (essendo domenica) e le litanie tipiche del rito di dedicazione. Di catalano non c’era poi tanto di più, ma la liturgia non fu sbilanciata in favore del castigliano. A prevalere (e a sopire le dispute linguistiche) c’era il latino. Durante il pontificato di Benedetto era infatti invalso l’uso che anche nelle celebrazioni in lingua nazionale, nei viaggi apostolici e nelle visite pastorali nella penisola, almeno la preghiera eucaristica si svolgesse in latino (mai vietato da nessun concilio, sebbene qualcuno ancora lo pensi).

Saggia decisione, si direbbe col senno di poi, del 2026, ma anche col senno (profetico) del prima, del 24 ottobre 1962, quando il cardinale Antonio Bacci prese la parola durante il Vaticano II per mettere in guardia i confratelli dalla «babelica confusione» che si sarebbe verificata con l’abbandono totale della lingua della Chiesa, prefigurando scenari non troppo diversi da quello che siamo andati descrivendo (qui l'intero discorso, in latino, a pp. 408-411). Per non parlare della fluidità delle lingue correnti e del conseguente valzer di traduzioni, ma non è questa la sede. A fronte di un beneficio («la maggior partecipazione del popolo al sacrificio eucaristico») che si poteva conseguire «in altro e più adeguato modo», nell’introduzione delle lingue nazionali il cardinale vedeva il pericolo di «divisioni e contese in non poche regioni di lingua mista». Esattamente ciò che sta accadendo oggi, alla vigilia della Messa di Leone XIV a Barcellona. Facile profeta, perché tutte le lingue nazionali sono uguali, ma alcune sono più nazionali di altre...



i venerdì della Bussola

L’eredità di Gaudí perché le chiese tornino a parlare di Dio

06_06_2026

A cento anni dalla morte dell'architetto catalano la Sagrada Familia continua a proclamare la gloria di Dio nella pietra. Un modello di arte e spiritualità da riscoprire nell'era delle archistar e degli edifici di culto anonimi. Dalla diretta video con Chiara Curti e Andrea Pacciani.

apologetica

La Bussola Mensile: la lezione di Gaudí per le chiese di oggi

02_06_2026 Maria Bigazzi

Il primo piano del numero di giugno ricorda il grande architetto catalano a cento anni dalla morte: l'anniversario è occasione per riflettere sullo "stato dell'arte" nelle chiese moderne troppo spesso incapaci di veicolare il sacro. Non è un problema solo esteriore: il luogo in cui si prega può favorire o ostacolare l'ascolto della voce di Dio.

arte sacra

Gaudí è venerabile, genio e santità dell'"architetto di Dio"

Vita ascetica e sguardo contemplativo. Con il riconoscimento delle virtù eroiche arriva un passo decisivo verso gli altari per l'autore della Sagrada Familia, che divenne il "cantiere" della sua profonda spiritualità.

tradi-fobia

In Carolina del Nord c'è un vescovo che ha paura del latino

Non solo restrizioni al rito antico: il vescovo di Charlotte prepara linee guida anche sul rito nuovo, dichiarando guerra alle balaustre, alle pianete e alla lingua latina, fonte di possibili "contagi" tradizionali. Un documento per ora rinviato, ma indicativo di una diffusa ideologia clericale.

radici

Latino a scuola, il ritorno di una lingua più viva che mai

17_01_2025 Rino Cammilleri

Valditara propone di riportare nei programmi scolastici l'idioma di Cicerone e della Chiesa. Che non è mai morto, nemmeno quando il vento sessantottino lo cacciò dalle aule e dalla liturgia. E non cessa di attrarre le nuove generazioni.