• LETTERA

La carità senza cultura e missione è un errore

Parti dell'episcopato e del laicato cattolico hanno aperto le ostilità sul tema della "carità", ma nulla si dice su altri temi su cui pure il mondo è in posizione polemica rispetto alla Chiesa. Ma una vita cristiana vera non può scindere la dimensione della carità da quella culturale e missionaria.

Accoglienza

Caro direttore,

Vorrei fare alcune considerazioni a margine delle polemiche verbali verificatesi in questi giorni tra alcuni vescovi ed alcuni politici, senza entrare in commenti relativi agli scomposti interventi di quasi tutte le parti.

La polemica è nata sul tema dell’immigrazione, cioè su di un tema che riguarda la dimensione dell’ospitalità, cioè della carità, che spesso, anche in campo cattolico, viene fatta coincidere con le problematiche della solidarietà. Non sempre questa equivalenza appare corretta, soprattutto se si ritorna a leggere cosa ha scritto in proposito di carità San Giovanni, quando ha sottolineato che Dio per primo ci ha amati. Se non si tiene conto di questo, è inevitabile trasformare le nostre iniziative in onlus, come ha sottolineato varie volte Papa Francesco. Ma non voglio addentrarmi in questioni teologiche, di cui non sono competente.

Voglio rimanere su quanto mi ha colpito in questa circostanza ed è stato il fatto che, dopo anni di silenzio quasi assoluto, parte dell’episcopato e del laicato cattolico italiano abbiano aperto le ostilità sul tema della “carità”, mentre quasi nulla è stato detto su tanti altri temi che pure vengono proposti dalla società contemporanea in termini di grande polemica con la posizione della Chiesa. Mi ha colpito, in altre parole, che tanta veemenza sia stata usata sul tema della solidarietà, mentre quasi nulla viene detto sui temi culturali e sui temi missionari.

A me è stato insegnato che tre sono le dimensioni di una integrale vita cristiana e cioè la cultura, la carità e la missione. E mi è stato anche insegnato che il cristiano deve vivere tenendo conto di tutte queste dimensioni, pena l’impoverimento se non l’azzeramento dell’esperienza cristiana.

Penso che quanto successo in questi giorni non sia avvenuto per caso, perché dobbiamo prendere atto che in questi ultimi tempi la Chiesa, almeno in Italia, ha privilegiato quasi esclusivamente la dimensione caritativa, lasciando in secondo piano le tematiche culturali e missionarie. Mi permetto dire che si tratta, oggettivamente, di un errore, perché Cristo ci ha detto di amare tutti, ma ci ha anche detto di aver portato nel mondo un criterio di vita nuovo (cultura) e ci ha ordinato di annunciare il vangelo a tutto il mondo (missione).

Ed in effetti, senza cultura cristiana,  la carità scade a solidarietà mondana (ONLUS) e senza missione anche la carità non compie fino in fondo il suo compito. Così come, senza carità, la cultura diventa intellettualismo e la missione diventa propaganda. Insomma, le tre dimensioni devono essere vissute e difese assieme, altrimenti si fa un’operazione politica e non una proposta pastorale integrale e ciò non educa il popolo cristiano.

Mi aspetto, molto rispettosamente, che i responsabili della Chiesa italiana si “scaldino” anche sui temi della cultura e della missione, così come si “scaldano” sui temi della carità.

Butto lì questa considerazione, cosciente che essa meriterebbe un approfondimento ben più importante di un breve articolo di un povero “laico” (cattolico).