• IL RICATTO

La Bielorussia esporta emigranti per destabilizzarci

Per rispondere alle sanzioni europee, dovute alla repressione in Bielorussia, il presidente Alexander Lukashenko accoglie emigranti da tutto il Medio Oriente e dall'Africa, permettendo poi loro di attraversare illegalmente i confini con l'Ue. Lo Stato bielorusso sarebbe direttamente coinvolto in questo traffico di esseri umani.

Esercito polacco alle prese con immigrati illegali

Migliaia di immigrati da Africa, Asia e Medio Oriente si stanno riversando in Europa. La nuova ondata pronta a destabilizzare il Vecchio Continente questa volta, però, è stata orchestrata dal presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko. 

Quando a ridosso dell’evacuazione afghana la stampa internazionale, e soprattutto italiana, titolava della costruzione di un “muro” sul confine lituano-bielorusso, si puntava il dito contro i paesi dell’Europa orientale colpevoli d’incapacità, e insensibilità, per la crisi afghana.  In realtà l’Afghanistan non c’entra nulla, e Lukashenko è accusato, direttamente dai primi ministri di Polonia, Lituania e Lettonia, con una dichiarazione congiunta, di star tentando di ricattare l’Ue con gli immigrati nella speranza di veder annullate le sanzioni imposte in seguito alla sua contestata rielezione. L’obiettivo del regime bielorusso è destabilizzare il fianco orientale dell’Ue. Ma l’utilizzo degli immigrati per colpire i Paesi vicini è una chiara violazione del diritto internazionale e si qualifica come “attacco ibrido” contro Lituania, Lettonia e Polonia, e quindi contro l’intera Unione Europea.

Da diverse settimane Lukashenko porta deliberatamente dal Medio Oriente, con voli organizzati, immigrati che poi vengono spediti verso i confini dell’Ue. I viaggi sono organizzati dall'agenzia del turismo statale della Bielorussia, per un costo per immigrato che va dai 1.800 dollari ai 12mila. È iniziato tutto ufficialmente il 1 luglio, quando Lukashenko ha firmato un decreto che consente ai cittadini di oltre 70 Paesi di recarsi in Bielorussia senza visto e di poter rimanere fino a cinque giorni: la scusa utilizzata è quella dei vaccini contro il Covid-19. 

Le relazioni già notoriamente tese tra Ue e Bielorussia dall'agosto 2020, dopo le elezioni presidenziali fraudolente, si sono ulteriormente deteriorate il 23 maggio, quando le autorità bielorusse hanno costretto un volo Ryanair dalla Grecia alla Lituania ad atterrare a Minsk, e hanno arrestato a bordo un giornalista 26enne dell'opposizione bielorussa. E i casi dell’attivista bielorusso in esilio in Ucraina ritrovato impiccato a Kiev e per il quale il KBG bielorusso (si chiama ancora così!) è sospettato, e quello dell’atleta bielorussa Tsimanouskaya che ha defezionato in Polonia, alle olimpiadi di Tokyo, sono stati solo gli ultimi episodi particolarmente raccapriccianti che coinvolgono Minsk, ormai sul piede di guerra. 

I primi a pagarne le spese sono Polonia, Lettonia e Lituania. In Polonia, più di 4mila immigrati – principalmente da Afghanistan, Iraq e Siria, ma anche da Iran, Somalia e Tagikistan – hanno cercato di attraversare il confine dalla Bielorussia da agosto ad oggi. Per intenderci, in tutto il 2020, avevano attraversato illegalmente il confine solo in 122 . E già ad agosto Varsavia aveva inviato una nota diplomatica al ministero degli Affari esteri della Repubblica di Bielorussia, in cui si dichiarava pronta a fornire agli immigrati che soggiornano alla frontiera ogni aiuto materiale, comprese tende, letti, sacchi a pelo, coperte, dispositivi di protezione individuale e, se necessario, cibo e medicinali. Ma la parte bielorussa, sul cui territorio si trovano i clandestini, respingeva l’offerta di aiuto da parte della Polonia, non permettendo al convoglio umanitario già inviato da Varsavia di passare il varco di frontiera a Bobrowniki. “Questi non sono profughi, sono clandestini introdotti dal governo bielorusso”,  diceva il vice ministro degli Esteri Marcin Przydac in una conferenza stampa a fine agosto. 

La minaccia bielorussa a suon di immigrati, secondo la Polonia, è anche certamente legata alla recente decisione di Varsavia di concedere asilo alla Tsimanouskaya, l'atleta bielorussa che si è rifiutata di tornare a casa dalle Olimpiadi di Tokyo. Intanto da qualche giorno, il governo polacco ha dichiarato lo stato di emergenza per 30 giorni lungo parti del suo confine con la Bielorussia. La mossa limiterebbe d’avvicinarsi al confine anche agli attivisti open borders polacchi. E da fine agosto restano i mille soldati schierati per difendere il confine. 

Il medesimo vento da Minsk soffia in Lituania, dove, ad oggi, più di 4.100 migranti, per lo più dall'Iraq, ma anche dal Camerun e dal Congo, sono entrati illegalmente dalla Bielorussia. In tutto il 2020, avevano attraversato illegalmente il confine in 74. La guardia di frontiera lituana ha dichiarato che solo dall’1 all’11 luglio ha dovuto fermare circa un migliaio di persone che cercavano di entrare irregolarmente nel Paese. Il parlamento lituano ha recentemente votato per costruire una recinzione di 508 km, alta 4 metri, che costerà 150 milioni di dollari e sarà completata a settembre 2022, lungo il confine con la Bielorussia. Vilnius ha accusato, senza giri di parole, Lukashenko di gestire reti di traffico di esseri umani con l'aiuto dell'Iran per trasportare persone da Teheran, dall'Iraq e dalla Turchia al confine lituano. 

il 3 agosto, quando gli ufficiali di frontiera lituani arrestavano decine di immigrati clandestini irregolari per rispedirli in Bielorussia, questi ultimi tentavano di attraversare il confine nei distretti Orientali di Svencionys, Salcininkai e Ignalina. Commentando il peggioramento della situazione lungo il confine, il Ministero dell’Interno della Repubblica baltica ha dichiarato di avere a disposizione prove che dimostrerebbero che vi sarebbero alcuni funzionari bielorussi dietro le tratte di immigrazione clandestina. Il possibile coinvolgimento di Minsk sarebbe emerso proprio all’inizio di agosto, quando un elicottero di Frontex che pattugliava il confine ha individuato un gruppo di clandestini scortati da un’auto di servizio del governo. “Veicoli di tale modello sono utilizzati dai funzionari del Comitato per i confini statali della Bielorussia”, ha dichiarato il Ministero della Difesa della Lituania. “Senza questa barriera fisica, è impossibile proteggere i nostri confini, è molto chiaro”, ha detto all'agenzia di stampa Reuters il ministro dell'Interno Agnė Bilotaitė. 

In Lettonia, circa 500 immigrati hanno cercato di entrare illegalmente nel Paese, negli ultimi mesi, lungo i suoi 175 chilometri di confine con la Bielorussia. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, che sarà in vigore fino al 10 novembre: il ministro degli Interni lettone, Marija Golubeva, ha deliberatamente puntato il dito contro la Bielorussia.

La burocrazia dell'Unione Europea ha emesso una raffica di dichiarazioni vuote, ma non è riuscita ad attuare misure efficaci per fermare il flusso migratorio. Per esempio, il commissario europeo per gli affari interni Ylva Johansson ha dichiarato: “Quello che vediamo da Lukashenko è un atto estremo di aggressione nei confronti dell'Unione europea. Sta usando gli esseri umani in modo strumentale. Questo è totalmente inaccettabile. Questo è davvero un modo davvero pericoloso di agire. Quindi, penso che sia importante che noi stare insieme contro Lukashenko e quello che sta facendo”.

La conferma che ci sia la Bielorussia dietro questo ennesimo tentativo di destabilizzare l’Europa è arrivata da Lukashenko stesso che ha sarcasticamente affermato che il suo Paese “non fermerà nessuno. Non siamo la loro destinazione finale: loro vogliono andare nell’illuminata, calda e accogliente Europa”.

Dona Ora