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La battaglia per salvare James, il bimbo ostaggio dell’ideologia trans

Con una decisione a sorpresa, dopo la mobilitazione dei gruppi pro vita, il tribunale di Dallas ha riaffermato la doppia responsabilità genitoriale sul piccolo James Younger, bambino di 7 anni che la madre tratta come femmina, malgrado la volontà contraria del marito e dello stesso figlio. Che è nato attraverso fecondazione artificiale e compravendita di ovuli. A conferma che quando si accetta la manipolazione dell’uomo, rifiutando la legge naturale stabilita da Dio, ogni violenza diventa possibile.

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La battaglia giuridica ingaggiata per salvare il piccolo James, 7 anni, che ha visto l’America pro life battersi con i pochi media e strumenti a disposizione contro l’arma silenziosa del progressismo che ha scelto di ignorare la vicenda, è di fatto rimasta irrisolta.

All’inizio della settimana la giuria del tribunale di Dallas aveva votato (11 contro 1) per non concedere al padre, Jeffrey Younger, la tutela esclusiva del bambino e del fratello gemello, permettendo così alla madre di sottoporre il primo al trattamento ormonale e costringendolo persino a seguire corsi sulla normalizzazione dei comportamenti transessuali. Mercoledì 23 ottobre, invece, si sarebbe dovuto pronunciare il giudice Kim Cooks che però ha rimandato la decisione a giovedì, mentre il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott, decideva di aprire un’indagine sul caso tramite la Procura generale del Texas e il Dipartimento per i servizi della famiglia. Lo stesso giorno il noto senatore texano, Ted Cruz, definiva il caso «orribile» e «tragico», invitando il suo Stato a proteggere James dall'essere utilizzato «come una pedina dell’agenda politica della sinistra».

Giovedì, con sorpresa di molti, Cooks ha deciso di ignorare la giuria, riaffermando la tutela congiunta dei gemelli, il che prevede l’accordo anche sui trattamenti clinici di James. Quello che avverrà da qui in poi non è noto, dato che il giudice ha anche imposto ai genitori il divieto di parlare con la stampa. Il che è un problema, dato che la storia di James ha infiammato gli animi perché non è solo la sua, ma quella di un numero crescente di bambini confusi (clicca qui) e di genitori che decidono di sottoporli a trattamenti ormonali per farli apparire del sesso opposto a quello di nascita.

La disputa resa nota dai coniugi in questi mesi è però servita a far emergere particolari agghiaccianti legati alle follie della madre dei gemelli. Come già raccontato dalla Nuova BQ, la madre del bimbo è una nota pediatra di nome Anne Georgulas, convinta che il figlio voglia essere una femmina, per cui mesi fa aveva chiesto la rimozione della patria potestà del marito, Jeffrey Younger, ritenendolo responsabile di impedire al bimbo l’espressione della propria sessualità. L’uomo, infatti, si è sempre rifiutato di trattare James come una bimba e perciò di chiamarlo “Luna”. Anche perché, quando il figlio vive nella casa paterna, non presenta alcun desiderio di fingersi femmina, mentre con la madre, come per non deluderla e perdere il suo affetto, si comporta come tale. Ad esprimersi sulla vicenda, ravvisando una problematica già riscontrata in altre donne, era stata il presidente dell’American College of Pediatricians, Michelle Cretella, che aveva ipotizzato la possibilità di una non accettazione della mancata nascita di una figlia femmina.

Di fatto le parole di Cretella si sono rivelate profetiche, se pensiamo al video fatto poi circolare su YouTube in cui si chiede al bambino se è una femmina e lui risponde di «sì… me lo ha detto la mamma», spiegando che lei lo veste da donna, gli pittura le unghie e «mi dice che sono “Luna”». Chiunque può accorgersi della violenza del ricatto affettivo che emerge dal filmato. Ma questa è solo una conseguenza di una stortura a monte venuta alla luce durante il processo: Georgulas non è la vera madre dei bambini, in quanto li ha fabbricati tramite fecondazione assistita comprando gli ovuli di un’altra donna. Un fatto che avvalora ancora di più la tesi di una possibile delusione da parte sua alla scoperta che i due gemelli concepiti in vitro non erano un maschietto e una femminuccia bensì due maschietti.

Eppure, nei giorni scorsi la giuria del tribunale di Dallas ha appunto votato quasi all’unanimità a favore della madre, mentre il giudice ha di fatto riaperto la disputa fra i genitori (la pressione è probabilmente servita a far assumere alla Cooks una linea più soft, che però non vieta esplicitamente il plagio di James da parte materna). Non sono quindi valsi a produrre un verdetto giusto gli sforzi dei media americani, degli intellettuali, delle associazioni e del mondo pro vita, a dire che se si vuole vincere la guerra culturale, e non solo la battaglia politica, che vede sempre più bambini confusi e confermati nella loro difficoltà, bisogna giudicare chiaramente il particolare, che non è uno fra tanti, della “produzione” in vitro dei due gemelli. È qui infatti che, insieme all’aborto legale, comincia ad introdursi come normale nella società la manipolazione dell’uomo per cui si è ormai diffusa una mentalità secondo cui il figlio è un diritto. Una mentalità che può pervadere anche i genitori che hanno concepito naturalmente i figli, ma che è invece sicuramente presente in chi i figli li crea o li acquista come qualsiasi altro bene. Come lamentarsi poi se l’acquirente decide anche come devono essere i “prodotti” dopo averli pagati?

Insomma, se si accettano l’aborto e poi la compravendita di gameti, ma anche la fabbricazione omologa di esseri umani in laboratorio, è chiaro che poi la cultura ammetterà anche plagi come quello subìto da James. Perché, se la manipolazione della realtà e della creazione da parte del più forte sul più debole è ammessa come un bene da tutelare giuridicamente, davvero non c’è più argine al delirio di onnipotenza, incapace di vivere obbedendo umilmente alla realtà. E di accettare che l’altro sia un essere libero, diverso da sé, non creato a propria immagine e somiglianza.

Si capisce perciò come mai coloro che promuovono l’aborto e la fecondazione assistita sono sempre gli stessi che si spendono per la diffusione dell’ideologia gender e persino dell’eutanasia. Tutte leggi che, contro quella iscritta nella natura delle cose, pretendono che il padrone della realtà sia l’uomo, da strappare con tracotanza dalle mani del Creatore a cui solo appartiene. A dire che, rifiutato Dio come unico padrone buono del destino di ogni essere vivente (anche dei propri figli), ogni violenza diventa possibile.