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Kim ammette: anche in Nord Corea c'è il Covid-19

La Corea del Nord per due anni è stata ufficialmente “immune” dalla pandemia di Covid-19. Solo questa settimana i media di Stato e lo stesso Kim Jong-un ammettono l’esistenza di un focolaio e del primo morto confermato positivo. Che la malattia arrivasse anche nel "regno eremita" era prevedibile. Quel che è strano è che lo ammettano.

Kim Jong-un con la mascherina

La Corea del Nord per due anni è stata ufficialmente “immune” dalla pandemia di Covid-19. Solo questa settimana i media di Stato e lo stesso Kim Jong-un ammettono l’esistenza di un focolaio e del primo morto confermato positivo.

Ieri la televisione di Stato ha svelato una prima statistica, ma ha mantenuto toni molto vaghi. Si parla infatti di una “febbre” che ha contagiato, sin dalla fine di aprile, almeno 350mila cittadini nordcoreani. Di questi 187.800 sono stati posti in quarantena e sono sotto stretta osservazione. I morti sono sei, di cui uno solo è stato testato ed è risultato positivo al Covid, variante Omicron. Le cifre vanno prese con beneficio d’inventario, perché i test effettuati nella Corea del Nord sono sempre stati pochissimi. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i test effettuati, in due anni, sono solo 64.200. Per fare un paragone vicino, in Corea del Sud sono stati 172 milioni nello stesso arco di tempo. In Italia, i tamponi sono stati più di 217 milioni.

Il “regno eremita” aveva deciso di immunizzarsi alla sua maniera, semplice e brutale: chiudendo i confini ancor di più. Alle guardie di frontiera, nel gennaio del 2020, era stato dato l’ordine di sparare a vista, a chiunque avesse provato a varcare il confine. Le persone che presentavano sintomi sospetti, erano poste immediatamente in quarantena. Il sospetto che il Covid ci sia sempre stato, nonostante l’isolamento totale, è motivato da notizie fatte trapelare da dissidenti. Notizie in cui si parlava di persone morte di malattie respiratorie mai diagnosticate, seppellite o cremate in fretta senza accertare la causa della morte. La Corea del Nord ha rifiutato di importare vaccini offerti da Russia, Cina e dalla Covax, il programma internazionale per i Paesi più poveri. È anche e soprattutto una questione ideologica: in un Paese socialista non ci sono pandemie. E la sanità statale socialista è vantata come migliore rispetto a quelle dei Paesi capitalisti, o meno socialisti. Kim non può permettersi di accettare aiuti, o di ammettere l'esistenza della pandemia, altrimenti crollerebbe questo mito. 

Solo negli ultimi tre mesi, la Corea del Nord aveva riaperto il confine con la Cina, per procurarsi beni di prima necessità ed anche medicinali. Il contagio potrebbe essere arrivato proprio dalla Cina, che è alle prese con una nuova esplosione di Covid (quasi 400 milioni di cinesi sono attualmente in lockdown).

Che la pandemia colpisca anche il “regno eremita” è abbastanza prevedibile. Quel che però è inspiegabile è l’ammissione del problema. Lo stesso Kim Jong-un è apparso in televisione con la mascherina, per la prima volta. La spiegazione sul perché di questa svolta nella comunicazione, secondo gli esperti, è l’ammissione ancora parziale di un problema molto più grave. Leif Eric Easley, docente di studi internazionali all’Università femminile Ewha di Seul ritiene che “ammettere pubblicamente casi di Omicron, per Pyongyang, significa che la situazione è veramente grave”. Park Jung-won, professore di relazioni internazionali all’Università Dankook di Seul premette che: “è difficile sapere cosa stia accadendo nel Nord, perché è una società chiusa e non possiamo fidarci del tutto di quel che dicono. Ma io penso che ci siano veramente molti casi di Covid, lassù”.

D’altronde anche la Cina, molto meno isolata della Corea del Nord, ha impiegato almeno un mese prima di ammettere l’esistenza del problema. La Corea del Nord, avendo espulso da due anni tutte le possibili fonti di informazione esterne, diplomatici inclusi, ha potuto nascondere meglio l’epidemia. Finché proprio non è stato possibile continuare a tacere. L’atteggiamento resta quello della sfida ideologica. Kim chiama alla mobilitazione per sconfiggere il virus, obbliga tutti i cittadini a stare a casa. Al tempo stesso, pretende che i lavori pubblici, civili e militari, proseguano e si concludano alle scadenze previste. Anche i test missilistici, sempre più frequenti, continueranno.

Il mito dell’autosufficienza prosegue anche durante l’epidemia e Pyongyang declina le offerte di aiuto che stanno già arrivando da Russia, Cina, Corea del Sud e Stati Uniti. La sanità locale è molto sotto-equipaggiata, secondo i dati dell’Oms e gli esperti prevedono un tasso di mortalità da Covid fino all’1%. Però è possibile che l’ammissione del problema serva proprio a chiedere aiuto. Anche se sotto banco, segretamente, è possibile che almeno dalla Cina vengano accettati gli aiuti medici essenziali.

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