Jérôme Lejeune, la medicina e la fede
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Il 13 giugno di cento anni fa nasceva l’oggi venerabile Jérôme Lejeune, uno dei più grandi scienziati del XX secolo, scopritore della causa della Sindrome di Down. Grande difensore della vita e dei bambini con disabilità, subì l’ostracismo di colleghi e media laicisti.
Il 13 giugno 1926, cento anni fa, nasceva a Montrouge, in Francia, Jérôme Lejeune, una delle più significative figure di scienziato del XX secolo. Nel corso di tutta la sua esistenza testimoniò l’amore alla medicina intesa come arte del prendersi cura e della passione alla Verità che è Cristo. Nel suo campo, la genetica, fu una delle massime autorità a livello mondiale. La genetica è una branca della medicina nata in ambito cristiano: il pioniere fu padre Gregor Mendel (1822-1884), un agostiniano, che nell’Ottocento fece le fondamentali scoperte che posero le basi di questa disciplina. Lejeune si dedicò alla genetica con l’intento preciso di trovare soluzioni a malattie che venivano considerate inguaribili.
Il suo primo grande successo professionale lo ebbe nel trovare l’origine della Sindrome di Down. Individuò nella Trisomia del cromosoma 21 la causa di questa condizione. La scoperta di Lejeune fu determinante per far cadere lo stigma sociale su quelli che erano spregiativamente definiti “mongoloidi”. Per lungo tempo l’opinione della medicina ufficiale era stata quella che all’origine della nascita di bambini con queste caratteristiche ci fossero delle “tare”, o magari malattie come la sifilide o l’alcolismo dei genitori. Lejeune invece dimostrò che le caratteristiche delle persone Down, che venivano definiti anche “ritardati mentali”, erano da attribuire ad alterazioni cromosomiche; i suoi risultati scientifici aprivano interessanti prospettive aprendo la strada alla moderna citogenetica clinica. L’obiettivo di Lejeune era arrivare a correggere i difetti genetici anche nella fase prenatale. Tuttavia, ben presto lo scienziato francese si rese conto che la possibilità di individuare già durante la gravidanza l’esistenza di portatori della Sindrome di Down veniva vista come una drammatica possibilità di intervenire sopprimendo con l’aborto tali vite. L’applicazione eugenetica di quegli studi era dunque agli antipodi rispetto al suo approccio.
Lejeune era infatti un difensore della vita, e questo gli costò l’ostilità della parte laicista del mondo scientifico. C’era un’aperta ostilità di tanti colleghi, di intellettuali, dei mass media e del mondo accademico, con ostacoli continui alla sua attività di ricerca. Vennero meno finanziamenti e sostegni alle sue attività, e gli furono negati i riconoscimenti che avrebbe meritato, compreso il Premio Nobel per la Medicina.
Il professor Lejeune seppe sempre far uso della sua profonda conoscenza della vita e dei suoi segreti per il vero bene dell’uomo e dell’umanità e solo per questo. Come detto, fu uno dei più coraggiosi difensori della vita, soprattutto della vita dei bambini prima della nascita che, nella nostra civiltà contemporanea, è sempre più minacciata, una minaccia programmata che oggi si estende anche agli anziani e agli ammalati. Coerentemente con il suo rifiuto dell’aborto, si oppose anche alla fecondazione extracorporea e a ogni forma di selezione e di forzatura della maternità naturale, convinzioni moralmente radicate e scientificamente argomentate senza paura e in ogni sede. Lejeune fu un grande cristiano del XX secolo. Un uomo per il quale la difesa della vita divenne un apostolato, che si assunse pienamente la responsabilità specifica dello scienziato, pronto a diventare un “segno di contraddizione” senza tener conto delle pressioni esercitate da una società sempre più permissiva e ostile alla cultura della vita, né dell’ostracismo di cui era oggetto.
Lejeune, per meglio difendere e promuovere la dignità della vita umana, contribuì alla creazione della Pontificia Accademia per la Vita, dietro mandato di san Giovanni Paolo II. Così come fu membro per molti anni della Pontificia Accademia delle Scienze, dando un importante contributo ad una visione delle Scienze da parte della Chiesa che era lontana da certo appiattimento sulle istituzioni mondane secolarizzate cui stiamo purtroppo assistendo oggi.
Le istituzioni umane, i parlamenti eletti, usurpano il diritto alla vita, determinando chi ha diritto alla vita e chi può invece vedersi privato di questo diritto senza alcuna colpa da parte sua.
Lejeune fu un uomo straordinario che mise il suo sconfinato talento al servizio dei bambini con disabilità. Prima che delle malattie, si occupava dei malati, appassionato com’era alla bellezza di ogni vita umana. Il professor Lejeune ha segnato la storia della medicina prendendo la difesa dei senza voce. Seguendo la sua coscienza di medico fedele al giuramento di Ippocrate e di cristiano fedele al proprio Battesimo, ebbe modo di mostrare brillantemente come scienza e fede possano crescere insieme. La sua è la storia di un uomo che rimase sempre profondamente libero, uno scienziato geniale, pieno di umorismo, marito e padre di cinque figli, vicino ai grandi di questo mondo (godette della stima del presidente Kennedy) e difensore dei più piccoli. «Da sempre – disse Lejeune – la medicina si batte per la salute e per la vita, contro la malattia e contro la morte: non può cambiare schieramento». Testimoniò con la sua vita che non è la scienza a dover indicare ciò che è bene e ciò che è male, ma la morale naturale. E se la scienza non si sottomette alla morale, diventa follia.
Nel 2007 la diocesi di Parigi aprì il processo di beatificazione e canonizzazione di Lejeune, concluso nella sua fase diocesana nel 2012. Nel 2021 la Congregazione per le cause dei santi ne ha decretato le virtù eroiche. A cento anni dalla sua nascita, ci si deve augurare che possa presto essere proclamato beato.
L'aborto segna il collasso della medicina, la lezione di Lejeune
«Il diritto alla vita non è dato dai governi, per continuare ad esistere la civiltà si deve conformare alla morale naturale». Il "padre della genetica moderna" e scopritore della causa della Trisomia 21, Jérôme Lejeune, verrà ricordato in un congresso internazionale di Bioetica a Roma il 17 e 18 maggio. La Bussola intervista Aude Dugast, postulatrice della causa di canonizzazione.
Jérôme Lejeune e le sfide della bioetica nel XXI secolo
Tutelare e promuovere in ogni circostanza la dignità della persona, costantemente minacciata dalle stesse conquiste biotecnologiche. Un convegno a 30 anni dalla morte del genetista e venerabile.
Le virtù eroiche di Lejeune, il genetista che difese la Vita
Promulgato dalla Congregazione delle Cause dei Santi il decreto che riconosce le virtù eroiche di Jérôme Lejeune (†1994), proclamato venerabile. Grande genetista francese, scoprì la causa della Sindrome di Down. Seppe coniugare scienza e fede, non temendo di prendere posizione - a costo della gloria terrena - contro l'aborto e l’eugenetica che andava pervadendo la medicina. Nella convinzione che «dobbiamo amare il bambino e curare la malattia».

