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Italia&Spagna, la comune ideologia contro le paritarie

Il diritto alla libertà di educazione è minacciato dai governi “rossi” di Italia e Spagna. Nel nostro Paese la maggioranza social-populista ha bocciato emendamenti e ordini del giorno sulla parità scolastica e mette a rischio la sopravvivenza di scuole vitali per il sistema. Da parte sua l’esecutivo Sanchez, oltre ad affamare le paritarie, vuole mandare in soffitta l’istruzione religiosa.

I governi socialisti, populisti e comunisti di Italia e Spagna vogliono abolire di fatto la libertà di educazione, diritto umano sancito dalla Dichiarazione Universale e da molteplici convenzioni internazionali.

In Italia non sono bastati scioperi delle paritarie, proteste e nemmeno gli impegni scritti sull’acqua dei partiti di governo, principalmente PD e 5Stelle, che a parole si erano impegnati a salvare famiglie e scuole paritarie. Nei giorni scorsi, dopo un’estenuante discussione sul Decreto Scuola, la maggioranza social-populista e comunista italiana ha bocciato, come un sol uomo, non solo gli emendamenti dei partiti di opposizione favorevoli ad una vera equità di trattamento, ma persino gli ordini del giorno sulla parità scolastica.

Dunque, al di là delle continue aperture e cortesie della CEI verso l’esecutivo, non ci sarà nessun impegno reale per i 900.000 bimbi e ragazzi, il 70% delle scuole di infanzia, e i 150.000 lavoratori ed insegnanti delle paritarie. Nei prossimi dieci giorni, ci ha ricordato ancora domenica 7 giugno su queste colonne suor Anna Monia Alfieri, se il Senato prediligerà il voto a scatola chiusa del provvedimento, non verranno inseriti emendamenti a favore della libertà di insegnamento e si preferirà seguire la strada della discriminazione verso le scuole paritarie, “sarà da imputare a questo governo il più grave disastro per la Nazione, paragonabile agli effetti di una guerra civile”. In un altro articolo per la Nuova Bussola, sempre suor Anna Monia spiegava che è necessario almeno “1 miliardo di euro per scongiurare la chiusura del 30% di scuole paritarie e la migrazione di 300 mila allievi nella scuola statale con un costo di 2,4 miliardi” e ulteriori problemi per lo Stato.

Sia chiaro, non sono i soldi che mancano al Governo per render giustizia alle paritarie e dare almeno parziale attuazione al diritto di libertà di scelta educativa dei genitori italiani. No, i soldi ci sarebbero pure e basterebbe vedere l’innumerevole quantità di mance e mancette neo assistenzialiste distribuite a fini elettorali dal Governo in questi mesi. Ciò che manca è la volontà di abbandonare l’ideologia statalista e illiberale che contraddistingue questa maggioranza di sinistra - e mai votata dagli italiani - che governa il nostro Paese. Oltre a tutto ciò, non possiamo dimenticare l’inadeguatezza che contraddistingue anche l’attuale ministro Lucia Azzolina, per la quale sembrerebbe più pericoloso il vociare libero tra compagnucci di banco (forse prossimamente costretti alle gabbie di plexiglass) che i calcinacci che piovono ordinariamente sulle loro testoline, a causa delle fatiscenti strutture scolastiche pubbliche.

C’è poi, anche se con più fervido e palese spirito di riconquista rivoluzionaria, l’approccio ideologico verso le scuole di ispirazione religiosa del Governo spagnolo, anch’esso formato da socialisti, populisti e comunisti. La nuova proposta di “Legge quadro per l’educazione” sta viaggiando a cento all’ora, è un’assoluta priorità dell’esecutivo in tempi di Covid-19. La piattaforma Educacìon inclusiva sì, especial también - che raccoglie migliaia di rappresentanti di scuole, genitori e insegnanti di ogni ordine e grado - nei giorni scorsi ha avuto un incontro con il ministro dell’Istruzione Isabel Celaá e con il segretario di Stato per l’Istruzione, Alejandro Tiana, per evidenziare la preoccupazione di migliaia di famiglie per i cambiamenti legislativi previsti nella nuova legge. Ne è emersa una certezza amara: la sopravvivenza e la possibilità per le scuole di accogliere lo stesso numero di studenti non sarà garantita. Oltre a ciò, non esiste neanche un piano economico per migliorare l'assistenza agli studenti con bisogni educativi speciali (vedi qui).

La situazione è così grave che nei giorni scorsi Vatican News ha dovuto riassumerla con toni drammatici, riprendendo l’allarme lanciato dalle scuole cattoliche spagnole. “Le scuole cattoliche spagnole fanno appello al governo affinché garantisca il diritto alla libertà di istruzione sancito dalla legislazione del Paese”. Le preoccupazioni si sono moltiplicate anche a seguito degli incontri istituzionali con il Governo sulla nuova proposta di “Legge quadro sull’educazione”, LomLoe nell’acronimo spagnolo (Ley orgánica de modificación de la Loe). Nel testo di modifica si raccomanda che l’istruzione religiosa non sia più obbligatoria per gli studenti durante il primo e il secondo anno del liceo in tutte le scuole. Inoltre, i voti ottenuti nell’istruzione religiosa non conteranno più per l’ammissione nelle università o per l’ottenimento di borse di studio. Al posto dell’istruzione religiosa, l’educazione ai valori civici ed etici sarà obbligatoria per tutti gli studenti delle scuole primarie e secondarie. Dunque, oltre ad ‘affamare’ finanziariamente le scuole, in Spagna - denunciano le scuole cattoliche - si cerca di “soffocare l’insegnamento religioso nelle scuole private, rendendolo sussidiario a quello delle scuole pubbliche”. Da qui la richiesta di un reale riconoscimento dell’insegnamento religioso secondo le peculiarità degli istituti scolastici e anche di un sostegno economico significativo. Le scuole cattoliche rappresentano circa il 15% del sistema educativo totale e il 58% dell’istruzione privata sovvenzionata.

L’affronto del Governo nei confronti della comunità cattolica spagnola è ancor più grave se consideriamo che, dallo scoppio del Covid-19, la Chiesa cattolica sta aiutando più di 8 milioni di persone e famiglie del Paese.

La sintonia che vediamo in queste ultime settimane tra Sanchez e Conte non sembra dunque limitarsi a semplici “lettere congiunte” alle istituzioni europee (apertura confini interni e fondo per emergenza), ma c’è ben altro: la comune volontà di asfissiare completamente la libertà di educazione, le scuole paritarie dei rispettivi Paesi e così soggiogare l’infanzia sotto il maglio di un nuovo statalismo omologante. Entrambi gli esecutivi vogliono ridurre la Chiesa (e le sue opere) a una grande Ong. L’Europa, la mitologica sfinge a cui guardano gli stessi capi di governo spagnolo e italiano, ha però le idee chiarissime sulla libertà di educazione e le ha ribadite sia nel 2012 [Risoluzione del Consiglio di Europa (CoE)] sia nel 2018 [Risoluzione del Parlamento europeo). In questi documenti si spronano gli Stati a fornire un adeguato sostegno finanziario a tutte le scuole - private e pubbliche - nel quadro dell’inclusione e del rispetto della libertà di scelta dell’istruzione e assicurare fondi sufficienti anche alle scuole private e alle famiglie che volessero accedervi. Tacere non si può: #NoiSiamoInvisibili ma chiediamo il rispetto per il diritto umano di essere #LiberiDiEducare.