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Intesa fra Spagna e Turchia sulle navi, nonostante la crisi

Nonostante la crisi monetaria che ha colpito la Turchia, il presidente Erdogan continua a proiettare potenza nel Mediterraneo e in Africa. Con la Spagna, in particolare, ha concluso una serie di accordi per la realizzazione di un ambizioso programma di costruzioni navali. Con cui la marina turca pareggerebbe con quella italiana.

La Juan Carlos I

Mentre il 17 dicembre ad Istanbul i lavori del terzo summit turco-africano alla presenza di 16 capi di governo o di Stato e 102 ministri di 39 dei 54 Stati africani, i sogni di potenza multi-regionale del presidente turco Recep Tayyip Erdogan sono stati incrinati dall’ennesimo tracollo della Lira Turca. La Banca centrale ha immesso liquidità nel mercato per tentare di fermare la svalutazione della valuta che ha toccato nuovamente record negativi rispetto ad euro e dollaro, perdendo da inizio anno il 40% mentre in Turchia galoppa anche l’inflazione reale, molto più' alta di quella ufficiale del 21,3%.

Sarà quindi forse la crisi economica e finanziaria a fermare il costante espansionismo turco verso Africa, Medio Oriente e Asia Centrale. Erdogan, che a ottobre è stato in Angola, Togo e Nigeria, ha in programma faccia a faccia con i leader di otto Paesi africani, guarda alla cooperazione con il Continente Nero come opportunità per acquisire commesse per la realizzazione di grandi opere e per forniture militari con l’obiettivo di porre la Turchia come partner alternativo ad europei, russi e cinesi. In questo contesto l’export militare gioca un ruolo chiave nell’obiettivo, più volte dichiarato da Erdogan, di triplicare l'interscambio commerciale su base annua con l'Africa e portarlo a 75 miliardi di dollari.

L’Africa sta acquistando da Ankara mezzi blindati, navi militari e soprattutto droni: quelli turchi sono efficienti, costano poco e sono facilmente impiegabili come hanno dimostrato i conflitti in Libia, Siria e Nagorno-Karabakh che hanno visto protagonisti i Baykar Bayraktar TB-2 armati, ordinati recentemente anche da Marocco, Tunisia ed Etiopia e prima da Ucraina, Polonia, Qatar e Azerbaigian oltre che dalle forze armate turche, per un totale ci circa 200 velivoli costruiti o ordinati. "Ovunque vada in Africa, mi chiedono informazioni sui nostri droni" ha detto Erdogan che però guarda alle partnership con nazioni europee per ammodernare e potenziare le sue forze armate.

Il 17 novembre è stata infatti annunciata la volontà di Ankara di incrementare la cooperazione militare e industriale con la Spagna con l’acquisto di una portaerei e probabilmente anche fregate lanciamissili F-110 e sottomarini S-80. Erdogan ha ricordato, durante l’incontro ad Ankara con il premier spagnolo Pedro Sanchez, la cooperazione bilaterale in campo navale che ha permesso alla Turchia di mettere in servizio la nave portaelicotteri da assalto anfibio Anadolu, sviluppata dai cantieri turchi Sedef in consorzio con i cantieri spagnoli Navantia e che entrerà in servizio all’inizio del 2022 imbarcando anche droni armati. “La prima portaerei non era di grandi dimensioni. Abbiamo concordato la costruzione di una nave più grande”, ha detto Erdogan nella conferenza stampa congiunta con Pedro Sanchez aggiungendo che “forse coopereremo anche nello sviluppo di sottomarini”.

Erdogan e Sanchez hanno firmato accordi in campo economico ed energetico, ma quelli nel settore navale potrebbero avere un impatto strategico. I cantieri spagnoli Navantia hanno sviluppato il progetto della portaelicotteri da assalto anfibio Anadolu elaborando quello della portaerei leggera spagnola Juan Carlos I. Come la nave spagnola, anche l’ammiraglia turca è configurabile per due compiti: ha un dislocamento di 24.500 tonnellate in versione portaerei leggera e di 27 mila tonnellate in versione da assalto anfibio ma la costruzione di una nuova portaerei, che verrà battezzata Tracia, potrebbe prevedere una nave più grande.

La disponibilità di due navi portaerei/portaelicotteri porterebbe la Marina Turca alla “parità” numerica con la Marina militare italiana, oggi in vetta alla classifica delle più potenti forze navali del Mediterraneo. Secondo indiscrezioni, i turchi potrebbero addirittura comprare di seconda mano i cacciabombardieri a decollo corto e atterraggio verticale AV-8B Harrier II che Madrid potrebbe cedere dopo aver acquisito alcuni nuovi F-35B, aerei in dotazione anche Italia, Gran Bretagna, Giappone e Marines USA per l’impiego da piccole portaerei/portaelicotteri, ma il cui acquisto è stato precluso ad Ankara a causa della determinazione di Erdogan ad acquistare i sistemi missilistici di difesa aerea a lungo raggio russi S-400. Finora la Turchia si è rivolta ai cantieri tedeschi e nazionali per realizzare navi e sottomarini oltre ad acquisire navi di seconda mano ex tedesche ed ex americane. L’ampia intesa con la cantieristica militare spagnola potrebbe amplificare le opportunità turche di acquisire ulteriori capacità nella realizzazione di portaerei, fregate lanciamissili e sottomarini.

Del resto l’intesa con Madrid sembra essere ad ampio respiro: al summit di Ankara il primo ministro Sanchez ha partecipato con metà dei suoi ministri. “Come ha detto il mio amico Erdogan, sono pochi i Paesi che tengono incontri del genere ai massimi livelli. Questo è il nostro settimo incontro dal 2009 e ci sono ragioni importanti per questo. Le relazioni bilaterali tra Turchia e Spagna sono molto positive e più di 600 aziende spagnole operano attualmente in Turchia” ha detto Sanchez. Solo in campo militare il premier iberico ha citato la disponibilità a cooperare su progetti congiunti di droni, sistemi d’arma terrestri, navali e satelliti.

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