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Intervista ai maestri

In un mondo che scarseggia di punti di riferimento e pullula di falsi maestri, l'Intervista ai maestri di Irene Bertoglio offre una raccolta di testimonianze accomunate da una convinzione: "nonostante le difficoltà che segnano la vita, esiste un disegno buono sull'essere umano".

Intervista ai maestri

«I libri seri non istruiscono, interrogano», diceva Nicolás Gómez Dávila, e Irene Bertoglio dopo aver letto molti “libri seri” ha deciso a sua volta di interrogarne gli autori nel suo primo volume (per ora...) di Interviste ai maestri. In un mondo che scarseggia di punti di riferimento e pullula di falsi maestri, ben vengano dunque le positive testimonianze raccolte in questo moderno florilegio di combattenti sui più svariati fronti della buona battaglia. Ciascuno troverà maggiore consonanza con questo o quel “maestro”, ma tutti sono «accomunati da una convinzione: nonostante le difficoltà che segnano la vita, esiste un disegno buono sull'essere umano», come nota l'autrice nell'Introduzione, quasi riecheggiando il “c'è del buono in questo mondo” di tolkieniana memoria.

Attraverso «la bellezza di testimonianze di persone che vivono la propria vita senza nascondere a se stessi i desideri più intimi e profondi del cuore» possiamo anche noi riprendere la strada, in salita, certo, ma che sola può condurre a recuperare una visione chiara e a riscoprire l'orizzonte perduto dell'umanità, che in definitiva si identifica con la santità. Infatti, sottolinea il cardinale Saraiva Martins, «la santità non si oppone e non è contrapposta all'umanità, in fondo altro non è che la pienezza dell'umanità». Purtroppo rileva Francesco Agnoli, «le figure del Santo e dell'eroe […] sono state sostituite oggi da altri maestri: dai cantanti, dagli idoli della televisione, da questa pochezza che non ti dà l'idea che la vita, nonostante la quotidianità, sia fatta anche per fare grandi cose». O forse, persino nella quotidianità, magari «attraverso gesti semplici: un papà che racconta una fiaba al proprio bambino, una mamma che cucina sorridendo e mette il sale nella pasta, un amico che ti  sorprende con un gesto d’affetto inaspettato…» (Carlo Climati). Gesti apparentemente banali, ma che hanno il sapore di quella sana “normalità” cui il mondo moderno ha voltato le spalle per inseguire «Le tante chimere che sembrano riempire la nostra vita terrena» (Giacomo Samek Lodovici), e in effetti la riempiono di tutto tranne che di felicità, la cui assenza, nonostante la si ricerchi spasmodicamente, appare la nota caratteristica della società odierna.

Probabilmente perché la si cerca in tutte le direzioni, evitando accuratamente però quelle «istruzioni per l’uso dell’uomo» che il Vangelo ci fornirebbe gratis e senza effetti collaterali. La porta per accedervi ci sarebbe, ed è quella della Chiesa, che tuttavia è oggi soggetta a un attacco «totale e multifronte», dalle persecuzioni cruente nei paesi in cui la libertà religiosa è conculcata, al relativismo occidentale, fino all'attacco più doloroso e più pericoloso, la contestazione interna: «attaccare il papa, contestare il depositum fidei, la morale, la storia della Chiesa, rischia di allontanare l'uomo alla Chiesa stessa», dice Gianpaolo Barra, direttore del Timone che, per scongiurare il pericolo ha messo in campo una vera nazionale degli apologeti, cercatori della Verità che col loro studio contribuiscono a sgombrare il campo dai tanti cliché che impediscono di vedere la bellezza della Catholica, magari anch'essi convertiti, come Rino Cammilleri, che dopo aver incontrato cattolici a loro volta imbevuti di “leggende nere” e incapaci di rendere ragione della propria fede dovette mettersi a studiare da sé: «E mi resi conto che la verità era un’altra e da allora cerco di spiegarla a quanti, come me, si pongono le stesse domande». Per scoprire infine che Dio è cattolico, anzi Kattoliko.

Questa consapevolezza però non è priva di conseguenze: se Dio è kattoliko, vuole che lo diventiamo anche noi, anche se a prima vista l'operazione può spaventarci. Si tratta, in fondo di ripulire lo specchio, per ritrovare la vera immagine dell'uomo – e della donna, come spiega Costanza Miriano: «Mi sembra che la donna, in generale, non solo in Italia, ma in tutto l'Occidente, sia condannata a soddisfare questa sua sete di perfezione in base a quello che ottiene e a quello che fa nei vari campi, che sono comunque sempre troppi. Ma questa sete di infinito solo Dio la può colmare». Da dove si comincia? «Forse l'aspetto più importante è cercare di fare la fatica della preghiera perché ti rende te stesso, ti toglie le maschere, ti fa vedere il tuo vero volto, che è bruttissimo, è di fango, però guardandolo attraverso Dio vediamo che Lui ci ama nonostante tutto. Non è tanto una questione di condotta; la differenza tra il cristiano e il non cristiano è che il primo sa che è amato e redento, nonostante tutte le sue magagne più o meno ben nascoste».

Questo sguardo unico, che attinge allo sguardo di Dio, permette allo psicologo Roberto Marchesini di affermare: «ogni mio paziente è meraviglioso: se la sua bellezza non appare è perché qualcosa non è andato per il verso giusto nella sua vita». Non a caso egli parla di «ottimismo terapeutico»: «Dal punto di vista teologico è la convinzione che tutti gli uomini siano fatti ad immagine e somiglianza di Dio, e che siano quindi meravigliosi: il pieno compime NB\nto della natura umana, e quindi la felicità, consiste nella realizzazione del proprio progetto, nell'adeguamento al proprio modello, Gesù, nella imitatio Christi, come avevano intuito i maestri della spiritualità medievale. In una parola nella santità. Questo presupposto mi dà la possibilità di pormi in una reale posizione di ascolto del paziente, convinto che i suoi più veri e profondi desideri siano buoni e che la loro realizzazione non possa che coincidere con un passo verso la felicità dello stesso».

In questa nuova ottica, anche il lavoro viene vissuto in una dimensione insospettata, non più come dovere forzato, quasi un male necessario, o come fine ultimo cui si sacrifica tutto il resto. «Il lavoro – spiega Paolo Pugni – è sì un mezzo, e quindi non il fine della propria esistenza, ma non per ciò che produce – denaro e benessere – bensì per ciò che è. Perché aiuta a realizzarsi, non professionalmente o con successi economici, ma per ciò che l'uomo è: creatura. Il lavoro è mezzo per la santificazione». E persino i rapporti professionali tornano a posto, quando si sceglie il modello giusto: «Per ciò che riguarda la relazione il modello di leadership, per quanto questo possa sembrare paradossale, è proprio Gesù … Tra l'altro il modello di leadership che va per la maggiore, almeno tra i guru del management, si definisce servant leadership  e potrebbe avere proprio come slogan quella frase del Vangelo che dice che per essere primi dobbiamo farci servi di tutti. Il capo è chi serve i collaboratori, non chi li tiranneggia».

Dall'intervista con Riccardo Cascioli emerge la certezza che anche la relazione con il Creato può essere ripristinata nel suo equilibrio originario, fuggendo gli errori opposti dello sfruttamento selvaggio o della divinizzazione della natura. «In un caso e nell'altro non si fa né il bene dell'uomo né il bene dell'ambiente. La dottrina sociale della Chiesa non a caso parla di Creato e non di ambiente: perché il Creato indica innanzitutto un Creatore, al quale si deve fare riferimento e a cui si deve dare conto del nostro operare. Ma Creato indica anche il piano di Dio, che vede l'uomo quale vertice della Creazione, chiamato a coltivare e custodire il giardino, come dice la Genesi», perché – continua Cascioli  - «la natura è per l'uomo, ma l'uomo è per Dio».

L'uomo, la donna, la famiglia, il lavoro, la Creazione: aprendosi a Cristo e alla Sua Chiesa, l'uomo può trovare una risposta per tutti i livelli della sua vita e della sua attività, grazie alla dottrina sociale che, spiega Massimo Introvigne, «non si occupa solo dei problemi del lavoro, dei lavoratori e delle fabbriche – come vuole la stessa illusione ottica che la fa nascere, erroneamente, con Leone XIII – ma di tutti i problemi della società», dalla bioetica al giudizio sulla storia. Questa dottrina è «antica quanto la Chiesa», ma l'avvento della modernità la rende drammaticamente urgente. Di qui anche la nascita dei movimenti in cui si esplica la missionarietà dei laici oppure di agenzie come Alleanza Cattolica di cui Introvigne è reggente vicario, il cui apostolato culturale – animato dall'amore alle  «tre cose bianche»: la Madonna, l'Eucaristia e il Papa – mira a restituire all'Europa e all'Occidente quell'armonia tra fede e ragione, quell'ordine naturale e cristiano che ne costituiscono le radici più feconde. Un lavoro difficile in tempi di dittatura del relativismo, ma che – conclude Introvigne - «vissuto in letizia, è la più bella e gioiosa avventura che il mondo contemporaneo permette ancora di sperimentare. È la più bella avventura del mondo».

Abbiamo ricostruito in questa breve recensione un personalissimo percorso scandito da alcune delle interviste presenti nel libro, che insieme alle altre possono offrire al lettore svariati sentieri. E la bussola che emerge tra le righe è Cristo, che guida l'autrice e i lettori, ma anche questo mondo smarrito nella crisi della speranza, verso il ritorno a casa.

 

Irene Bertoglio, Intervista ai maestri. Volume 1, LeoLibri, Padova 2012, € 9,00
ebook pdf acquistabile su: http://leolibri.it/content/intervista-ai-maestri-volume-i

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