• TENSIONI CON ROMA

Intercomunione, prosegue lo strappo tedesco

La maggioranza dei vescovi tedeschi continua a ignorare i moniti della Congregazione per la Dottrina della Fede contro la “reciproca ospitalità eucaristica” tra cattolici e protestanti delineata dal gruppo ecumenico ÖAK. E Bätzing continua a insidiare la dottrina con la tecnica del caso per caso e della decisione “in coscienza”. Che, paradossalmente, viene oggi fatta valere solo in un senso. Errato.

Il braccio di ferro tra Roma e i vescovi tedeschi continua. E a quest’ultimi - diciamolo chiaramente - non importa proprio nulla dei moniti provenienti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nel settembre dello scorso anno, il prefetto della Congregazione aveva inviato una lettera al presidente della Conferenza episcopale tedesca, insieme ad una nota dottrinale. Il cardinale Luis Ladaria voleva mettere in guardia la Chiesa tedesca dall’aderire alla pratica della “reciproca ospitalità eucaristica” auspicata nel documento Gemeinsam am Tisch des Herrn (Insieme alla mensa del Signore), frutto del gruppo di studio ecumenico ÖAK, sotto la duplice presidenza proprio di Georg Bätzing e del vescovo luterano Martin Hein. Il documento non aveva infatti sufficientemente preso in considerazione il legame tra l’Eucaristia e l’unità della Chiesa e conteneva sostanziali lacune relative alla dottrina sull’Eucaristia e sul sacerdozio. Praticamente un disastro.

L’ÖAK ha risposto, il 24 gennaio scorso, con un secondo documento, nel quale si afferma che sostanzialmente non viene riconosciuta la pertinenza delle obiezioni che la Congregazione aveva mosso al primo studio pubblicato. Bätzing ha giocato a nascondino, parandosi le natiche dietro il gruppo ecumenico ÖAK.

Il 25 febbraio, Bätzing, durante una conferenza stampa, ha fatto capolino (vedi qui); alla domanda di un giornalista su cosa avrebbe fatto se un protestante gli avesse chiesto di poter ricevere l’Eucaristia, il successore del cardinale Marx alla guida della Chiesa tedesca aveva risposto: «Non ho nessun problema al riguardo e mi ritengo in linea con i documenti papali». E aggiungeva ancora più chiaramente: «Non rifiuto la Santa Comunione ad un protestante, se egli me la richiede». Non è chiaro a quali documenti Bätzing si riferisca: certamente non a quelli della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma l’attuale vescovo di Limburgo ha dimostrato di aver ben appreso la tecnica di papa Francesco, mettendo avanti il doveroso «rispetto per la personale decisione di coscienza di ciascun individuo». Insomma: discernimento e caso per caso, frenando invece di fronte a proposte di «recezione dell’Eucaristia generale e interconfessionale», così come di «nuove forme di celebrazione eucaristica».

La “frenata” è contenuta in una lettera da lui scritta per l’incontro ecumenico - Ökumenischer Kirchentag - del prossimo mese di maggio (vedi qui), nella quale, ancora una volta, indica la via maestra da seguire: «Il prerequisito di una degna recezione dei doni eucaristici, sia per i cattolici che per i non cattolici, è l’esame di coscienza di ciascuno». E prosegue: «Come pastori, rispettiamo la decisione della coscienza, quando qualcuno riceve la Santa Comunione dopo un serio esame di coscienza e in accordo con la fede cattolica». È la solita musica, che stiamo ascoltando da Amoris Laetitia in avanti: la legge generale non cambia, ma ciascuno poi decide in coscienza. E quello che rimane proibito in generale, diventa possibile nel particolare.

Gli organizzatori dell’Ökumenischer Kirchentag (13-16 maggio 2021) hanno già sdoganato la proposta (vedi qui): Kommt und Seht! Venite e vedete! Durante la serata del 15 maggio, tutti i partecipanti cristiani all’incontro ecumenico avranno infatti «la possibilità di entrare, conoscere le diverse tradizioni e, seguendo la propria coscienza, partecipare alla commemorazione vivente di Gesù Cristo. Da Francoforte deve partire il segnale di cercare anche in futuro la convivenza ecumenica, nella quotidianità e nelle visite scambievoli delle comunità».

Thomas Sternberg, presidente dell’Ökumenischer Kirchentag, nonché del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK) - e, in quanto tale, presidente anche del noto Cammino Sinodale - ha confermato la linea di Bätzing durante l’incontro ecumenico: «Sulla base della testimonianza comune, possiamo prendere la nostra decisione di coscienza. Le porte sono aperte». Dunque, da buoni amici i protestanti possono accostarsi alla Comunione e ovviamente, per non discriminare, vale anche il contrario. Nessun problema che non sia quello posto dalla propria coscienza, perché, come spiega il comunicato della Presidenza dell’Ökumenischer Kirchentag, «confidiamo nel fatto che Gesù Cristo - come lui ci ha assicurato - sia veramente ed efficacemente presente nella celebrazione della Cena e nella celebrazione dell’Eucaristia». Alla faccia delle sottili e inopportune precisazioni del cardinal Ladaria; al quale l’immancabile presidentessa dell’iniziativa ecumenica, la signora Bettina Limperg, dà una lezione di apertura, riesumando l’irrinunciabile luogo comune di un certo ecumenismo: «L’invito di Gesù Cristo stesso permette di oltrepassare il tenersi ancorati alle cose che dividono le confessioni cristiane. Le porte aperte e la tavola del Signore apparecchiata per tutti i battezzati sottolineano la testimonianza comune come fondamento dell’esistenza cristiana».

Morale della favola: se un cattolico si reca in una chiesa cattolica, chiedendo di ricevere la Santa Comunione nel modo voluto e raccomandato per secoli dalla Chiesa (ossia in ginocchio e sulla lingua), il malcapitato verrà respinto senza possibilità di replica, perché reo di aver violato la disposizione del vescovo, che se ne fa un baffo sia della legge divina che della coscienza del fedele. Se invece, un protestante si accosta “in coscienza” all’Eucaristia, allora non gliela si deve rifiutare.

Non è dato sapere cosa accadrebbe se un protestante chiedesse in coscienza di poter ricevere la Comunione in bocca: forse nemmeno un teologo gesuita saprebbe cosa rispondere.

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