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Indagine su Giuseppe Flavio: divenne cristiano?

Il noto notabile ebreo scrisse di "Gesù risorto". Ad indagare sulla sua possibile conversione è stato Luciano Canfora, noto classicista, con "La conversione. Come Giuseppe Flavio fu cristianizzato": un’opera di taglio strettamente accademico ma interessante e utile in questo tempo di ricostruzioni alla Dan Brown.

Giuseppe Flavio (Yosef ben Matityahu), notabile ebreo di primo piano, prese parte alla rivolta (che addirittura finanziò) contro i romani del 67-70, ma si sottrasse al suicidio collettivo dei suoi compagni a Jotapata e si consegnò. Fatto schiavo, predisse a Vespasiano l’elezione a imperatore e questo gli valse l’adozione nella gens Flavia. Scrisse i trattati Guerra giudaica e Antichità giudaiche. In queste opere affermò che la distruzione di Gerusalemme era una vendetta superna per l’ingiusta uccisione di Giacomo, «fratello» di Gesù. Che era «uomo sapiente, sempre che si debba definirlo uomo. Era infatti facitore di prodigi e (…) riapparve vivo tre giorni dopo (la morte)».

Questo passo, di cui ho riportato solo l’essenziale, è passato alla storia come «Testimonium flavianum» ed è uno dei non pochi riferimenti a Gesù nelle fonti “laiche” contemporanee. Scritte in greco, le opere di Giuseppe Flavio sono arrivate fino a noi intatte malgrado l’imponenza. E ciò è un unicum, se si pensa che il resto della storiografia greca antica (Polibio, Diodoro Siculo, Dionigi di Alicarnasso, Appiano, Dione Cassio) e latina (Livio, Tacito, Ammiano Marcellino) è sopravvissuta solo in modo parziale.

«È soltanto grazie all’interesse dei cristiani che le opere storiche di Giuseppe si sono salvate», mentre è completamente ignorato dalla cultura pagana coeva. A indagare su questo fenomeno si è messo Luciano Canfora, noto classicista, con La conversione. Come Giuseppe Flavio fu cristianizzato (Salerno, pp. 200, €. 18), un’opera di taglio strettamente accademico ma interessante e utile in questo tempo di ricostruzioni alla Dan Brown.

Appartenente a una delle più importanti famiglie della casta sacerdotale ebraica e poi alla casa imperiale romana, discendente addirittura dai Maccabei, protagonista e poi storico della grande rivolta giudaica che finì nel disastro del 70 d.C. (con genocidio annesso: oltre un milione di ebrei vennero uccisi), Giuseppe non era uno qualsiasi. Ma per le fonti pagane è come se non esistesse. Invece, furono i cristiani, subito, a dargli l’importanza che meritava. Anche Luciano di Samosata parlò di Gesù («Quel tale che ancora oggi venerano e che fu impalato in Palestina per aver introdotto questa nuova superstiziosa iniziazione»), ma i cristiani lo ignorarono. Fin da subito, invece, puntarono il riflettore su Giuseppe Flavio.

San Girolamo, il più dotto dei Padri della Chiesa, lo inserisce tra gli «scrittori ecclesiastici» subito dopo gli Evangelisti. E sant’Agostino approva. Prima di loro era stato Eusebio di Cesarea, il grande storico della Chiesa, a onorarlo. Nell’Impero, all’epoca della nascita di Gesù, circolava una leggenda: un nuovo re, più potente di tutti, sarebbe uscito dalla Giudea. «Constans opinio» che pure il pagano Svetonio dava per particolarmente insistente (è il motivo per cui Erode si allarma alla visita dei Magi). E Giuseppe Flavio, vissuto poco dopo, pareva confermare. La cosa era allarmante anche per i romani, tanto che Vespasiano, una volta imperatore, scatenò la caccia ai «discendenti di Davide» per evitare che gli ebrei tornassero a ribellarsi dietro all’ennesimo Messia. Dopo suo figlio Tito, anche Domiziano continuò la caccia e, non distinguendo tra giudei e cristiani, mise a morte, come filo-giudei, cristiani pur importanti come Acilio Glabrione e perfino Flavio Clemente della sua stessa casa.

Domiziano finì ucciso e la caccia cessò con Nerva, sotto il quale Giuseppe Flavio scrisse la sua ultima opera, Contra Apionem. Appena inventata la stampa, le opere di Giuseppe, tradotte in latino già nel VI secolo da Cassiodoro, furono stampate (1470), nel 1544 nella versione greca. Per cui la domanda a cui il lavoro di Canfora cerca di rispondere è: Giuseppe Flavio era diventato cristiano?