a cura di Riccardo Cascioli
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In Vaticano si bevono anche le bufale di Al Gore

Al Gore

In Vaticano si presta ascolto ad Al Gore su questioni climatiche. Sarebbe consigliabile maggiore cautela, giacché l'ex vicepresidente USA è tra i massimi campioni planetari di bufale climatiche (oggi si chiamano fake news, e si insiste che bisogna guardarsene). L'elenco degli svarioni del nostro è molto lungo (l'ultimo – ne abbiamo già dato conto - è sullo scioglimento dei ghiacci antartici). Ci limitiamo a rievocare qualcuno dei più vistosi.

Presentando nel gennaio 2006 il suo docu-film An Inconvenient Truth (“Una scomoda verità”), pietra miliare del più fantasioso catastrofismo climatico sul cosiddetto “riscaldamento globale” (global warming), Gore prevedeva che, se non si fosse intervenuti subito limitando drasticamente le emissioni di CO2, il mondo si sarebbe trovato «a un punto di non ritorno entro dieci anni». Ossia: temperature alle stelle e moltiplicarsi di eventi estremi sempre più disastrosi.

Ebbene: dal 2006 le emissioni antropiche di CO2 hanno seguitato ad aumentare come prima (vedi qui), la concentrazione atmosferica di CO2 è cresciuta immancabilmente ogni anno (vedi qui) ma la Terra è sopravvissuta al 2016 senza andare arrosto. E non c'è da meravigliarsene: infatti dal 2001 ad oggi la temperatura globale terrestre è sostanzialmente stazionaria (vedi qui i dati satellitari aggiornati). Insomma, nemmeno l'ombra di qualcosa che possa plausibilmente meritare la qualifica di “riscaldamento globale”. L'unico sussulto – lo si rileva facilmente - l'ha procurato nel 2015-16 El Niño, noto fenomeno periodico che certo riscalda (soprattutto le acque dell'Oceano Pacifico centro-meridionale e orientale), ma non è affatto causato dalle emissioni antropiche di CO2, tant'è che preesiste alla nascita dell'attività industriale. Esauritosi il fenomeno, le temperature sono tornate a scendere verso i valori precedenti.

Quanto agli eventi estremi, dal 1970 ad oggi non si registra alcun particolare trend nella violenza dei cicloni tropicali (misurata in ACE: vedi qui e qui; si tenga presente che tra i “cicloni tropicali” sono annoverati pure uragani e tempeste tropicali). Vale a dire: in uno scenario di marcate differenze da anno ad anno, non è ravvisabile alcuna tendenza all'aumento dell'energia complessiva annuale di questi eventi estremi, tendenza che tuttavia ci sarebbe se fosse vero – come pensa Gore - che è in atto un riscaldamento globale che sta fortemente accrescendo la violenza di tali eventi. Anzi: dai dati si può osservare che dal 2007 al 2014 l'energia totale annuale sprigionata da tali eventi è stata in media nettamente inferiore a quella del periodo 1992-98 e un po' inferiore a quella degli anni Ottanta, sebbene – come s'è evidenziato - i livelli di CO2 atmosferica  2007-2014 siano stati più alti di quelli 1992-98 e quelli degli anni Ottanta siano stati decisamente inferiori a quelli del periodo 2007-2014. Anche nella frequenza dei cicloni tropicali non è ravvisabile alcun significativo trend crescente (vedi qui). Anzi, in un quadro di marcate differenze da anno ad anno, i dati dicono che dal 2000 ad oggi la frequenza complessiva annuale media è inferiore rispetto a quella degli anni Novanta. Anche per quanto riguarda la frequenza dei soli cicloni più violenti, cioè degli uragani e degli uragani maggiori, non è ravvisabile alcun trend significativo (vedi qui).

Altro pallino di Gore sono i ghiacci. Dell'Antartide s'è detto. Ma è dal Polo Nord che Gore è particolarmente assillato, paventando che, se si prosegue di questo passo, presto di ghiaccio lassù ne resterà poco o niente. In un impeto di pessimismo, a Copenaghen, il 14 dicembre 2009 si spinse ad accreditare pubblicamente il vaticinio di uno studio secondo il quale, a suo dire, c'era un 75% di probabilità che l'Artide restasse senza ghiaccio d'estate entro 5 o 7 anni. Fortunatamente i ghiacci artici sono ancora con noi (qui una bella immagine satellitare), e questa estate se la stanno passando bene. Infatti, il volume dei ghiacci artici di giugno è stato quest'anno superiore a quello dello stesso mese dei tredici anni precedenti (vedi qui, qui e qui), eccezion fatta per il 2014 (che fece segnare un volume appena superiore). L'Artide si accinge quindi a scampare pure a questa stagione estiva, con sollievo di Gore e di noi tutti. (Alessandro Martinetti)