• DA ROMA A TRIESTE

In piazza contro il Ddl Zan, per difendere libertà e verità

Torna la mobilitazione di #Restiamoliberi per dire no al testo sulla cosiddetta “omofobia”, che approderà il 20 ottobre alla Camera. Molte le città che si stanno mobilitando, tra cui la capitale (oggi a Piazza del Popolo, 14:30). Ieri ha aperto le danze Genova, dove si è lanciato un appello a tutte le forze politiche e al capo dello Stato perché fermino un Ddl ingiusto e liberticida

Mentre le notizie si rincorrono e si agita lo spettro di nuovi lockdown, mentre in alcune zone d’Italia le scuole sono già state richiuse e la crisi economica piega imprese e famiglie, per la prossima settimana è stata calendarizzata alla Camera la discussione del testo di legge sulla cosiddetta «omotransfobia». Come se fosse fondamentale. Il testo ha come primo firmatario il deputato Alessandro Zan, che va ripetendo, l’ultima volta pochi giorni fa sulla sua pagina Facebook, che la legge servirà a contrastare l’odio nel nostro Paese. In effetti il testo viene presentato come necessario per sanzionare le violenze nei confronti di chi prova attrazione per lo stesso sesso o di chi vive con disagio il proprio sesso biologico, nonché per impedire le discriminazioni.

C’è chi ha capito che questo è solo uno specchietto per le allodole: è il popolo che quest’estate ha invaso le piazze italiane con lo slogan #Restiamoliberi, per dire no a un testo inutile e dannoso. Ora, in vista della ripresa dei lavori parlamentari sul Ddl, questo popolo scende di nuovo in piazza. Lo farà oggi pomeriggio a Roma (Piazza del Popolo, alle 14.30), Trieste (Piazza Sant’Antonio Nuovo, alle 16.30), La Spezia (Piazza Europa, alle 16.30), San Benedetto del Tronto (Piazza Giorgini, alle 17); domani a Biella (Piazza Duomo, alle 17), Imperia (Piazza Bixio, alle 15.30), Pontremoli (Piazza Italia, alle 15) e Torino (Piazza Paleocapa, alle 21).

Il 24 ottobre sarà la volta di Alessandria (luogo e orario da definire), Arezzo (Piazza San Michele, alle 21:45), Busto Arsizio (Piazza Santa Maria, alle 11) e Como (Piazza Volta, alle 16); il 25 ottobre tocca a Cremona (Piazza del Comune, alle 16), il 31 ottobre a Venezia (luogo e orario da definire), il 15 novembre a Milano (nel pomeriggio, piazza da definire). Il sito di #Restiamoliberi è in continuo aggiornamento per le mobilitazioni che seguiranno nelle altre città italiane.

Ieri ad aprire le danze è stata Genova. In piazza il portavoce ha ripercorso i motivi del no a questo testo di legge: «Il nostro ordinamento giuridico già punisce qualsiasi tipo di violenza, prevedendo anche aggravanti, ove eventualmente necessarie. E per quanto riguarda la discriminazione è giusto chiarire che discriminare vuol dire trattare in modo diverso, e non è sempre necessariamente sbagliato. È giusto o no escludere gli uomini dalle gare femminili? E le donne possono giocare in una squadra di calcio maschile? Pochi giorni fa, dopo aver in passato già vinto undici titoli maschili, un uomo che si definisce transgender e si fa chiamare Valentina si è aggiudicato le qualifiche italiane per le Paralimpiadi femminili. È forse giusto questo?».

Nei fatti, se il Ddl Zan venisse approvato, sostenere la propria contrarietà alla legge sulle cosiddette unioni civili, alla pratica dell’utero in affitto, all’educazione gender nelle scuole o affermare che nessuna persona può realmente cambiare sesso (nemmeno con chirurgia e ormoni), potrebbe essere considerata «istigazione all’odio di stampo omofobo» e quindi essere passibile di denuncia. In gioco, quindi, non c’è soltanto la libertà di espressione, cosa già grave in uno Stato che si dice democratico, ma, come rimarcato in piazza, «la possibilità di affermare pubblicamente la verità sulla natura dell’uomo».

Anche questa volta l’iter del testo è stato accuratamente accompagnato dai mass media, che negli ultimi mesi hanno riportato diversi episodi di «violenza omofoba». Per alcuni di questi episodi i colpevoli sono già stati individuati ed è iniziato l’iter processuale, a conferma che non si è in presenza di un vuoto normativo; altri invece si sono rivelati inconsistenti, fake news costruite ad arte. Come la vicenda di Marco Ferrero, noto come Iconize, che lo scorso maggio aveva denunciato di essere stato vittima di un’aggressione omofoba a Milano e in questi giorni ha ammesso di essersi inventato tutto e di essersi colpito da solo con un surgelato in volto per simulare l’aggressione. A maggio la sua denuncia era stata riportata da molte testate giornalistiche e aveva fatto scattare la mobilitazione di diverse realtà Lgbt che erano tornate a chiedere a gran voce una legge. Il suo pentimento non ha avuto ovviamente lo stesso rilievo.

Dalla piazza di Genova di #Restiamoliberi ieri sono stati lanciati diversi appelli: «Alla maggioranza, chiediamo di fermarsi poiché la libertà di espressione non ha colore politico e riguarda tutti. All’opposizione, chiediamo una presa di posizione netta e un no compatto al momento del voto. Al Presidente della Repubblica, chiediamo una vigilanza concreta, affinché non permetta l’approvazione di un testo che va contro la Costituzione. A chiunque abbia a cuore la libertà nel nostro Paese chiediamo di alzarsi in piedi adesso, in piazza come nella vita. A chi si sente scoraggiato dalle circostanze, ricordiamo che non c’è legge positiva che possa cambiare la verità della natura umana, e che questa prevarrà sempre».