In Pakistan 25.000 cristiani rischiano lo sfratto
L’ordine è di lasciare l’insediamento assegnato loro nel 2012 quando erano fuggiti per sottrarsi alla collera suscitata da un falso caso di blasfemia
Centinaia di famiglie cristiane, in tutto circa 25.000 persone, vivono da qualche giorno nell’incertezza a Islamabad, la capitale del Pakistan, perché pende su di loro la minaccia di essere costrette a lasciare la baraccopoli H-9 Rimsha Colony dove vivono dal 2012. La Capital Development Authority, la società responsabile dei servizi pubblici municipali nel territorio della capitale, ha appena notificato loro l’ordine di lasciare abitazioni e negozi e sgomberare l’area entro due giorni sostenendo che l’insediamento è illegale. Di per sé pretendere uno sgombero in due giorni è impietoso. Ma, e non è la prima volta che succede, le istituzioni non hanno neanche previsto e quindi non offrono a famiglie e attività economiche una sistemazione alternativa, anche se dovrebbero. La National Housing Policy del 2001 infatti dispone che gli abitanti degli insediamenti informali non possano essere rimossi a meno che non siano ricollocati altrove secondo piani di reinsediamento predisposti. Ma non basta. Era stata proprio la Capital Development Authority ad autorizzare l’insediamento nel 2012, per ospitare i cristiani in fuga da Meharabadi, un quartiere della capitale, per sottrarsi alla violenza dei musulmani. Tutto era iniziato il 16 agosto quando una cristiana di 14 anni affetta da disturbi mentali, Rimsha Masih, era stata accusata di blasfemia e arrestata. Si diceva che avesse bruciato delle pagine del Corano. Questo aveva scatenato la collera del quartiere. La ragazzina stava andando a bruciare della spazzatura contenuta in un sacchetto di plastica quando, così si disse, era stata fermata da un ragazzo che aveva guardato nel sacco e vi aveva trovato delle pagine del Corano. In realtà, come si scoprì, era stato Khalid Jadoon Chishti, un imam, a montare l’accusa contro la piccola, sostenendo di aver trovato anche i resti di pagine del Corano bruciate dalla ragazzina, per suscitare risentimento contro la comunità cristiana e requisirne le proprietà. Per questo l’imam in seguito era stato arrestato. La ragazzina era stata prosciolta nel gennaio del 2013. Nel frattempo si era reso necessario tenerla insieme alla sua famiglia al sicuro in un luogo segreto. Rimsha con i genitori e i fratelli ha poi trovato asilo in Canada dove vive tuttora. La notte del 16 agosto migliaia di cristiani terrorizzati erano fuggiti per salvarsi la vita, lasciando ogni loro avere. Dapprima nell’insediamento assegnato loro avevano costruito dei ripari di fortuna, poi trasformati in abitazioni vere e proprie. Adesso rischiano di nuovo di perdere tutto. Chiedono almeno che sia dato loro tempo per organizzare la partenza e che le autorità trovino per loro una nuova sistemazione.

