• LIBERTà

In mano ai mandarini di Stato: storie di discriminati

Studenti in regola col pass, ma discriminati e vittime di abusi. I "carnefici" sono presidi, primari, funzionari di Stato e portinai: freddi mandarini di un regime totalitario che rinunciano a buon senso e rispetto delle norme con cieco disinteresse: la tirocinante cacciata dall'ospedale; il giovane respinto al Conservatorio e quello a cui è vietata la visita d'istruzione perché non può salire sul bus. 

In alcuni casi hanno le carte in regola per poter girare, in altri chiedono solo un po’ di buonsenso per ovviare alle storture di una legge ferrea e sorda. Ma costantemente sono ostracizzati e tenuti fuori, spesso cacciati con la minaccia della polizia. Sono quei cittadini muniti di green pass base che vengono letteralmente ostracizzati dal potere a causa di chi abusa del suo ruolo pretendendo da loro il super green pass, che però non dovrebbero esibire.

E così diventano vittime di un cieco trattamento di uno Stato che con loro si mostra totalitario anche se sono più severi dello Stato stesso. A fermarli quasi sempre ci sono dei dipendenti pubblici, i quali, come perfetti mandarini di Stato sono l'ingranaggio essenziale per far andare avanti la dittatura del pass.

Tre casi emblematici raccontati dalla Bussola mostrano come dietro questi abusi, che spesso sono soprusi, si celi sempre un preside, un funzionario dello Stato, un primario ospedaliero o anche solo un portinaio di un istituto scolastico. Dipendenti pubblici. Sono loro i ciechi esecutori di uno Stato burocratico-centralizzato tentacolare. Mandarini della Cina imperiale col sigillo della Repubblica.

L’OSTETRICA SOSPESA ANCHE SE CON PASS
Il primo caso riguarda la tirocinante ostetrica di Pisa
di cui la Bussola si è occupata QUI: perfettamente in regola con un green pass base, la donna si è vista respingere l’ingresso perché l’ospedale Santa Chiara le ha contestato la mancanza del super green pass, che sarà però obbligatorio dal 15 febbraio. Alla studentessa mancano poche ore per terminare la pratica e proseguire il suo percorso di studi. Ma per cacciarla dall’ospedale Santa Chiara, e poi sospenderla, il primario è persino ricorso all’intervento delle Forze dell’Ordine che alla fine l’hanno denunciata per interruzione di pubblico servizio.

Lei, senza perdersi d’animo, ora si è rivolta a due legali, che proprio ieri (QUI il comunicato), nel formulare una diffida verso l’azienda ospedaliera e universitaria di Pisa hanno detto, per bocca di Filippo Martini, avvocato e segretario dell’associazione Giuristi per la Vita: «Nel sistema di totale deriva e sovvertimento delle fonti normative accade che il diritto di studio e al lavoro di questa meritevole studentessa, vengano impediti addirittura da una circolare – delibera interna dell’Azienda Ospedaliera».

Secondo i suoi legali, la studentessa ha subito «indebite pressioni e condotte che saranno vagliate nelle opportune sedi. In pratica la legge dice bianco, le circolari interne (che non hanno alcuna valenza di fonte normativa) dicono nero».

Del caso di Paola (questo il nome che la Bussola ha dato a questa storia) si è occupata anche l’europarlamentare Francesca Donato (in foto) che da tempo denuncia le storture della campagna vaccinale e gli abusi che vengo perpetrati ai cittadini: «La vicenda mostra in modo chiaro un grave precipitare degli eventi nel nostro paese, nel quale strumenti già di per sé incostituzionali, sono usati in modo arbitrario da chi si trova in una posizione di potere».

NIENTE GITA PER LO STUDENTE: COLPA DI UN BUS
E proprio la posizione di potere di un funzionario di Stato è alla base del secondo episodio che vede protagonista uno studente di scuola superiore. Anche in questo caso non è possibile rendere note le generalità del protagonista e della madre, con la quale la Bussola è entrata in contatto.

Il giovane frequenta un istituto superiore di Carpi, in provincia di Modena. La sua classe deve svolgere una visita d’istruzione non distante dalla cittadina modenese. Ma il giovane non è vaccinato ed è dunque sprovvisto di super green pass, che sebbene non serva per partecipare alla visita didattica, è però necessario per poter prendere l’autobus e consentire alla scolaresca di arrivare nel luogo deputato.

La madre a quel punto chiede alla preside una soluzione di compromesso rendendosi disponibile ad accompagnare il figlio all’uscita didattica e ovviare così all’ostacolo del viaggio in autobus.

Ebbene: la risposta della preside è di quelle tra il permaloso e l’ottuso: nessuna deroga, nessun compromesso: «Noi insegniamo che le regole vanno seguite». In ogni caso – bontà sua! – la dirigente scolastica mostra con un fare addolcito quanto possa essere “perfido” un mandarino di Stato: se il ragazzo non dovesse andare «lo accoglieremo comunque a scuola e gli faremo fare un’attività». Una qualunque, ma non quella che avrebbe fatto con i suoi compagni e nemmeno quella che tutte le mattine, con gli stessi compagni fa in un’aula scolastica a lezione. Di storture simili sono piene le cronache.

IN REGOLA, TRANNE CHE PER LA PORTINAIA
Anche il terzo episodio ha come protagonista uno studente
. Siamo a Roma al Conservatorio Santa Cecilia. Lo studente si presenta con mascherina FFP2 d’ordinanza e green pass base.

Al suo arrivo due donne in portineria gli intimano di non entrare: c’è una circolare del direttore dell’Istituto che regolamentano «l’accesso ai locali solo ai possessori di GP rafforzato». Lo studente ribatte che non gli risulta affatto. Viene cacciato. Così dalla sede succursale del Conservatorio si reca in quella Centrale, dove altri studenti stanno tornando a casa per lo stesso motivo. Chiama la Polizia, che dopo una rapida verifica accerta che lo studente ha diritto di entrare e partecipare alle lezioni.

Il mandarinato in portineria non sente ragioni. «Vai a rompere il cazzo da un’altra parte», è la frase che viene attribuita alla portineria del Santa Cecilia.

La Polizia deve fare irruzione, chiarire come stanno le cose e solo a quel punto, accertato che “c’è stata una lettura erronea della norma” lo studente può entrare a lezione. Il professore viene però informato che lo studente non è vaccinato. Un marchio d’infamia.  

Tre casi, tre storie cosiddette minori, ma che invece sono di enorme gravità se anche solo immaginate fino a due anni fa. Tre storie però di discriminazione, di diritti violati, di abuso e sopruso, di cecità di fronte a piccoli ostacoli che potrebbero essere superati con elasticità e buon senso. Ma il buon senso manca al mandarino, Quello di ieri ma anche quello di oggi.

Il mandarino che siede nelle portinerie di un conservatorio o nell’ufficio di dirigente medico ospedaliero non sa che farsene del buon senso: lo spirito di sottomissione e la paura di venir denunciati o retrocessi è preponderante su tutto il resto. Esattamente come nell’antica Cina anche i mandarini vengono assunti tramite concorsi, ed esattamente come oggi il loro attaccamento al regolamento costituisce il cemento dell'Impero. Solo che l'impero è una Repubblica democratica. 

Dona Ora