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In Georgia e a Washington, si decide il futuro degli Usa

I Repubblicani stanno perdendo la maggioranza in Senato, Trump non si arrende ed oggi annuncia battaglia nel Congresso per evitare la certificazione della vittoria di Joe Biden. Centinaia di migliaia di sostenitori del presidente a Washington per appoggiare moralmente il voto al Congresso.

Manifestanti a Washington ("Accettare un voto fraudolento è tradimento")

I Repubblicani stanno perdendo la maggioranza in Senato, Trump non si arrende ed oggi annuncia battaglia nel Congresso per evitare la certificazione della vittoria di Joe Biden. E una folla di centinaia di migliaia di sostenitori del presidente si sta radunando a Washington per sostenerne la causa.

Il ballottaggio in Georgia si è concluso con un pareggio numerico, ma con una vittoria politica dei Democratici. La posta in gioco era altissima e i Repubblicani l’hanno persa, per un pugno di voti. Al Grand Old Party sarebbe bastato riconfermare almeno uno dei due senatori, ma Kelly Loeffler ha perso contro lo sfidante Raphael Warnock, salutato come il primo senatore afro-americano eletto dalla Georgia. Mentre questo articolo va online la conta dei voti non si è conclusa e i candidati David Ossoff (Democratico) e David Perdue (Repubblicano) sono testa a testa, nessuno ha ancora proclamato la vittoria, ma il vantaggio dello sfidante Ossoff si sta allargando. Anche perché le ultime a finire lo spoglio sono le contee a maggioranza democratica.

Per i Repubblicani, dunque, si sta preparando il peggiore degli scenari possibili: persa la Casa Bianca, la Camera e il Senato. Con il controllo anche della camera alta del Congresso, Joe Biden avrebbe la possibilità di promuovere anche le riforme più radicali nell’agenda democratica, fra cui quelle che riguardano l’aborto, il gender, l’ecologia (energia e trasporti “puliti”), oltre ad una politica estera multilateralista che quasi certamente, vista la composizione del suo governo, ricalcherà quella dell’amministrazione Obama. E’ chiaro, dunque, come Trump non intenda mollare di un centimetro nella battaglia, che si combatterà oggi, per la certificazione del vincitore delle presidenziali di novembre.

I sostenitori di Trump sono affluiti a centinaia di migliaia nella capitale, per appoggiare moralmente i senatori e i deputati repubblicani che oggi dovranno votare per confermare o meno l’esito delle elezioni più contestate di sempre. La grancassa mediatica ha fatto temere il peggio per giorni, prima di tutto enfatizzando la presenza di “suprematisti bianchi”, di manifestanti “armati” e la mobilitazione di oltre 300 militari della Guardia Nazionale per prevenire scontri. Lunedì è stato arrestato Enrique Tarrio, il capo dei Proud Boys, gruppo bollato come suprematista bianco, anche se il capo stesso è un ispano-americano. Il motivo dell’arresto è un episodio vecchio di mesi, cioè l’aver bruciato una bandiera del movimento Black Lives Matter (in un Paese, quale gli Usa, in cui non è reato bruciare la bandiera americana, come gli stessi Black Lives Matter hanno fatto innumerevoli volte). Nonostante le previsioni di guerriglia civile urbana, il clima, in Piazza della Libertà e di fronte alla Casa Bianca, è quello di una manifestazione pacifica.

Certo l’emozione è tanta e i manifestanti intervistati sono tutti convinti che sia in gioco il destino degli Usa in quanto nazione libera. La maggioranza di quelli scesi in piazza è assolutamente convinta che a novembre l’elezione sia stata rubata. Un’opinione condivisa da oltre il 70% dei Repubblicani: in un sondaggio commissionato da Politico, il 72% pensa che vi siano stati brogli e il 78% che il voto per posta abbia inquinato la regolarità del voto. Nello stesso sondaggio, curiosamente, risulta che l’86% dei Democratici ha fiducia nella regolarità del voto, dunque vuol dire che il 14% della parte vincitrice ha per lo meno dubbi. I deputati e i senatori che oggi dovranno certificare definitivamente il voto di novembre sono sicuramente consapevoli di questi sentimenti e questo spiega perché Ted Cruz, senatore texano che sfidò Trump nelle primarie del 2016, abbia tutta l’intenzione di sfidare Biden e di votare contro la sua certificazione, assieme ad una pattuglia di 12 (per ora) Repubblicani.