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TRASPARENZA IN UE

In Europa, la sinistra non vuole che sia fatta luce sulle Ong verdi

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Un voto nel Parlamento Europeo, per un soffio non fa passare una mozione che chiedeva conto delle attività di lobbying delle Ong ecologiste, pagate dalla Commissione. A votare contro tutte le sinistra, ma anche qualche Popolare.

Politica 04_04_2025
Europarlamento

La trasparenza nei confronti delle lobbies e pulizia di procedimenti nell'assegnare fondi alle Ong sono principi vietati a Bruxelles, dove si vorrebbero mantenere opacità e conflitti di interessi ben nascosti all'opinione pubblica. La commissione per l'ambiente (Envi) del Parlamento europeo lo scorso 31 marzo ha votato contro un'iniziativa dei partiti conservatori e patriottici, l'iniziativa è stata presentata da due eurodeputati: Sander Smit del partito degli agricoltori olandesi Bbb (membro dei Popolari Europei) e Pietro Fiocchi del partito conservatore italiano al governo FdI (Ecr), sostenuta anche da parte del Ppe. La mozione parlamentare chiedeva di rivedere il finanziamento del programma "Life" della Commissione europea, dopo lo scandalo dei milioni di euro spesi per sostenere le azioni di lobbies e pressioni verso parlamentari europei e governi nazionali da parte di Ong ambientaliste. Riguardava in particolare 15 milioni di euro erogati annualmente, attraverso il programma Life, ai gruppi che si occupano di clima e ambiente. Il programma Life, lo strumento di finanziamento dell'Ue per l'ambiente e l'azione per il clima, ha un budget di 5,4 miliardi di euro, la trasparenza nell’assegnazione dei fondi per le Organizzazioni non governative è completamente assente. 

A quattro mesi dallo scoppio dello scandalo, che ha direttamente interessato l’allora vicepresidente della Commissione europea e leader dei Socialisti Franz Timmermans che aveva pagato diverse associazioni ambientaliste per compiere azioni di lobbying a favore delle misure proposte e decise nell’ambito del Green Deal europeo (incluse le catastrofiche politiche sul clima), fallisce il tentativo del Parlamento di fare chiarezza e introdurre la trasparenza nei finanziamenti alle Ong ambientaliste.

La mozione parlamentare discussa lunedì, pur non avendo alcun potere vincolante, intendeva rivedere tutti i contratti rilevanti con le Ong, prima che la prossima tranche di finanziamenti per il 2025-2027 fosse disponibile, per garantire che «nessun fondo pubblico possa essere sfruttato per esercitare pressioni politiche sui decisori politici». Ovvio, naturale e persino scontato. Invece, lunedì 31 marzo, il documento è stato inaspettatamente respinto con un margine minimo: 40 voti a favore di una maggiore trasparenza, 41 contrari (Socialisti, Verdi e sinistre) e due astensioni.

Nel giorno della votazione i due presentatori del testo erano certi della vittoria, visto l’ampio consenso che si appalesava da parte anche di membri del Ppe, oltre al pieno sostegno di tutti e tre i partiti conservatori, i Patrioti, l’Ecr (Conservatori) e l’Esn (Sovranisti). Tutti i conservatori hanno votato a favore dell'iniziativa sulla trasparenza, mentre tutti i partiti di sinistra hanno votato contro. Il problema si è registrato nel Ppe, nel quale 16 membri (l’italiano Salini compreso) hanno votato a favore della mozione per la trasparenza, ma all’ultimo momento tre di loro hanno votato insieme alla sinistra e due si sono astenuti, facendo così naufragare il testo e confermando ogni sospetto sul pactum scelleris che lega a doppio filo una parte del Ppe e le sinistre, affinché si mantenga ogni opacità e ombra nella gestione passata, presente e futura della Commissione. Tra i voti delle sinistre per il mantenimento della opacità nella distribuzione dei finanziamenti gli italiani Antonio Decaro, Ignazio Marino e Annalisa Corrado.

Dopo la votazione avvenuta durante una riunione concitata della commissione per l'ambiente del Parlamento europeo, è continuata la polemica sul finanziamento delle Organizzazioni non governative nell'Ue, con una dichiarazione della Commissione europea che ha ribadito come il finanziamento per le Ong era «esplicitamente previsto dal Regolamento Life» e che essa rimaneva «pienamente impegnata a garantire una società civile sana e vivace». Tuttavia, ha anche confermato che alcuni programmi di lavoro allegati agli accordi di sovvenzione «contenevano specifiche azioni di advocacy e indebite attività di lobbying». Il Ppe ha sfruttato quest’ultima affermazione, con il co-presentatore della mozione di censura, l’olandese Sander Smit che ha affermato che la Commissione aveva “finalmente ammesso” di aver commesso un illecito, come già affermato dal Commissario al Bilancio Piotr Serafin in parlamento a gennaio scorso, quando ha riconosciuto che l’uso dei fondi Ue per fare pressioni sui deputati era inappropriato.  Una spinta ulteriore verso la necessaria ed indifferibile trasparenza, visti i continui scandali che emergono sui comportamenti di parlamentari ed ex commissari, quantomeno discutibili e oggetto di indagini giudiziarie, potrebbe venire dalla relazione della Corte dei conti dell'Ue sui finanziamenti alle Ong che senza dubbio farà luce sulle pratiche di monitoraggio e trasparenza dell'esecutivo dell'Ue.

Possibile che gli eredi di mani pulite italiani ed europei, quelli del ‘potere al popolo’, ora vogliano evitare ogni trasparenza e pulizia? “Cui prodest” il mantenimento del marciume attuale? Forse potrebbe ulteriormente avvantaggiarsene il network di pseudo organizzazioni legate a George Soros e alla Open Society Foundations, da qualche tempo in affanno finanziario, dopo i tagli sacrosanti operati dall'Amministrazione Trump nei confronti di UsAid? In tutto ciò, come abbiamo più volte ribadito, il Ppe deve chiarire da che parte stare, dalla parte dei cittadini o delle camarille ‘rosso-verdi’?