a cura di Riccardo Cascioli
  • Epidemie

In Congo salgono a 2.000 i morti di morbillo dall’inizio dell’anno

 

L’epidemia di Ebola scoppiata lo scorso agosto (e che ha già ucciso 1.646 persone) non è l’unica emergenza sanitaria che minaccia gli abitanti della Repubblica Democratica del Congo. Da un anno infatti è in corso anche una epidemia di morbillo che, come di consueto, colpisce soprattutto i bambini. Dall’inizio dell’anno in tutto il paese si stima che siano morte almeno 1.981 persone, il 30% delle quali erano bambini con meno di cinque anni. Al 23 giugno i casi segnalati dall’inizio dell’anno sono stati circa 115.000, poco meno del doppio dei 65.000 registrati in tutto il 2018. Nel Nord Kivu e nell’Ituri, le province in cui da mesi Oms e ong tentano invano di fermare l’epidemia di Ebola, in un anno i casi registrati sono stati oltre 5.400 e 50 i morti. In queste due province sta per essere avviata una vasta campagna di vaccinazioni che mira a raggiungere circa 67.000 bambini, ma le difficoltà sono enormi. Combattere l’epidemia di morbillo è complicato dal fatto che i sintomi iniziali di entrambe le malattie – febbre, arrossamento attorno agli occhi, dissenteria – sono simili. Inoltre, per evitare di contrarre il virus Ebola, gli operatori sanitari incaricati di somministrare il vaccino contro il morbillo devono prendere delle precauzioni come ad esempio indossare guanti chirurgici per evitare il contatto con il sangue e con altri fluidi corporei. Per di più la regione è infestata da bande armate che rendono l’area estremamente insicura  inducendo centinaia di migliaia di persone a fuggire per sottrarsi alle violenze, cosa che complica il già complesso lavoro delle equipe sanitarie. I gruppi armati inoltre attaccano spesso gli stessi presidi sanitari costringendo gli operatori a sospendere le attività. Quelli allestiti per l’epidemia di Ebola dall’inizio del 2018 hanno subito quasi 200 attacchi.