• LA VERA SCIENZA

In attesa che passi la barbarie ambientalista

La scienza seria, che non ha spazio in tv, smentisce  piloti del Nuovo ordine mondiale e del nuovo umanesimo che travestono di una scientificità inesistente l’ambientalismo dei cambiamenti climatici.

«“Professore, ma che cosa fa tutto il giorno chiuso in casa al computer a “pigiare” quei dannati tasti con tanto accanimento?”, domandai al mio vicino di casa – un professore in pensione che avevo sempre apprezzato per la sua competenza e cordiale umanità. “Scrivo libri per il dopo barbarie”, mi rispose sorridendo con una bonarietà e tristezza che apparivano sul suo volto illuminato da un’ultima cristiana speranza. “Forse potranno essere utili a qualcuno, in cerca di vecchi maestri, dopo che la pseudocultura di questo nostro tempo di inciviltà si sarà completamente dissolta… a qualcuno che avrà voglia di tornare a pensare e a costruire una civitas veramente umana». Se oggi dovessi scrivere un romanzo penso che lo inizierei così.

Già prima della sua elezione al Soglio di Pietro, il card. Ratzinger aveva parlato di «dittatura del relativismo» (18 aprile 2005) e oggi questa dittatura domina il mondo e lo ha reso invivibile.

Che cosa si fa sotto i regimi per dire una parola vera in libertà? Chi ne è capace scrive romanzi ambientati nel passato per non destare sospetti; o racconti al futuro, con l’intento criptato di giudicare il mondo di oggi. Il fatto curioso è che da qualche decennio gli autori di questo romanzo fantascientifico sono proprio loro, gli scienziati! Quelli che non si lasciano adescare dai deliri di onnipotenza delle tecniche manipolatrici dell’uomo, ma fanno scienza per conoscere.

Da tempo essi sono giunti a mettere in formule e teoremi delle questioni che, fino a poco fa, erano solo per filosofi e teologi. Se ne parla poco perché la cosa può diventare perfino pericolosa se, con metodi scientifici, si arrivasse a dimostrare la necessità logica, l’esigenza epistemologica di quel fondamento dell’umana conoscenza e della realtà che comunemente tutti chiamano Dio. Curiosamente  quest’ultima espressione fu impiegata circa otto secoli fa da S. Tommaso d’Aquino (Somma Teol. I, q. 2, a. 2).

La scienza non è semplice descrizione, ma ricerca dei perché, delle relazioni di dipendenza causale delle cose le une dalle altre. «Si dicono cause quelle cose dalle quali ne dipendono altre, quanto al loro essere e al loro divenire» (S. Tommaso, Phys., L. I, lc. 1, 5).

Nell’ambito della ricerca di una spiegazione causale che renda conto di ciò che si osserva è sempre stato naturale, nell’antichità, chiedersi se sia logicamente ammissibile, o addirittura indispensabile, concepire l’esistenza di una causa di tutte le cause, o causa prima come l’hanno chiamata già Aristotele e Tommaso. Essi giunsero alla conclusione che: «è necessario porre una causa prima» che fonda l’intera catena delle cause che spiegano l’esistenza e il divenire delle cose.

Altre domande hanno riguardato l’universo: che cos’è l’universo? È l’insieme di tutte le cose materiali che esistono, dalle particelle alle galassie. Questo tutto può essere a sua volta parte di qualcosa di più grande? Evidentemente no, altrimenti non sarebbe più tutto. Questa domanda così antica se la sono posta anche i matematici moderni (a partire da Cantor, 1845-1918), quando si sono messi a studiare gli insiemi: collezioni di oggetti qualunque (la matematica stava trasformandosi in un’ontologia formale, una metafisica). Si sono domandati se si poteva concepire una collezione universale, che contenesse tutte le collezioni. Hanno risposto di sì, purché si ammetta che questa collezione universale è di tipo diverso da tutte le altre per il fatto che non può a sua volta essere contenuta in una più grande, pena una contraddizione logica (se è la più grande non può appartenere a una più grande ancora).

Un’ovvietà, ma formularlo tecnicamente è servito a sbloccare la matematica e, con essa, la nostra scienza dalla convinzione di essere un sistema chiuso, fondato su se stesso. Occorre un fondamento che non è della stessa natura di ciò che da esso viene fondato.

Qualcosa di simile è stato ottenuto da Gödel (1906-78) quando ha dimostrato che nessun sistema logico può dimostrare al suo interno tutte le proposizioni che il suo linguaggio gli consente di formulare; e quindi per decidere se una proposizione di quel genere è vera occorre ricorrere ad un sistema di tipo diverso dal mondo mentale, come l’osservazione sperimentale o una rivelazione. Il mondo esterno, come la causa prima, sono necessari per il progredire del sapere scientifico, evitando che si blocchi. E una rivelazione, da parte di Uno che sa può essere un grande aiuto per l’uomo.

Qualcosa di simile si pone ai biologi e a quanti studiano l’informazione, che è qualcosa di natura diversa dalla materia, perché è immateriale. Uno dei padri di questa teoria, Wiener (1894-1964) capì che «l’informazione è informazione, non è né materia né energia. Nessun materialismo che non lo riconosca potrà sopravvivere al giorno d’oggi» (Cybernetics, 1965). L’interrogativo che si pone a questi ricercatori è simile a quello che si pose S. Tommaso (cfr. Somma Teol. I, q. 85, a. 1): può un cervello (e oggi anche un computer) che sono fatti di materia compiere un’operazione immateriale come l’estrazione dell’informazione universale, che è immateriale, da ciò che osserviamo senza l’intervento di un soggetto immateriale, capace di azioni autonome dalla materia? È l’antica questione dell’anima umana spirituale.

Si potrebbero citare altri esempi che mettono in luce come oggi sia la scienza seria, che non ha spazio in tv, a smentire i piloti del Nuovo ordine mondiale e del nuovo umanesimo che travestono di una scientificità inesistente l’ambientalismo dei cambiamenti climatici, come fossero prodotti solo dall’uomo, a cercare di restituirci per una necessità logica interna, quei principi metafisici oggettivi indispensabili (non relativi a una cultura particolare), che sono venuti meno alla filosofia moderna, a certa teologia e alla cultura gettando il mondo nel relativismo, nell’arbitrio legislativo e nell’invivibilità.

A questa scienza seria, che sta scoprendo i principi metafisici irrinunciabili, i filosofi e i teologi dovrebbero aprire le porte invece di convincere gli uomini di Chiesa a far proiettare sulle facciate delle basiliche, scene animaliste e ambientaliste, e a colorare di ecologismo ideologico i loro documenti! Invece di rincorrere la pseudo-teologia di moda, piena di parole ammalianti ma vuote e spesso non cristiane, affidiamoci all’intercessione dei grandi dottori come Alberto Magno e Tommaso d’Aquino e studiamo le loro opere. Tra gli scienziati c’è chi lo sta già facendo… Buon lavoro!