Immigrazione, il "modello Albania" prevale nell'Ue. Una votazione storica
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Al Parlamento Europeo passa la nuova norma sui rimpatri, caldeggiata dal governo Meloni. È il "modello Albania": espulsioni più facili degli immigrati illegali, anche verso paesi terzi extra-Ue che abbiano stipulato accordi per la costruzione di centri di rimpatrio. La norma è votata a maggioranza e forma, nei fatti, una coalizione di tutti i partiti di centro-destra, Ppe e sovranisti.
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A Strasburgo vince la coalizione di centrodestra all’italiana e il “modello Albania”, una consolazione per Giorgia Meloni. Ieri il Ppe ha confermato sua scelta politica e, con l’intero centrodestra il parlamento europeo, ha approvato il nuovo regolamento su immigrazione illegale e centri per il rimpatrio, nonostante le minacce di Liberali, Socialisti e sinistre. Persino la ramanzina pubblica del Popolare ed ex presidente della Commissione Jean Claude Juncker, che era sceso in campo a difesa della coalizione di potere con Socialisti, Sinistre e Liberali lo scorso 17 marzo, attaccando frontalmente il capo del Ppe Manfred Weber per la sua scelta di collaborare con la destra nella approvazione del nuovo regolamento con il voto in Commissione (Libe) del 9 marzo, di cui abbiamo dato conto su queste pagine, non è servita a nulla.
Ieri il Parlamento europeo ha approvato nuove norme per accelerare il rimpatrio di un maggior numero di migranti irregolari, anche attraverso la costruzione di centri di detenzione al di fuori dell'Ue, norme più severe che riflettono un’Europa che si concentra finalmente sulla sicurezza. È il “modello Albania”, come dice il titolo di Eunews, promosso e difeso dall’Italia e dal governo di Giorgia Meloni, fuori e dentro il nostro paese, a vincere e convincere l’intera Europa. Le nuove norme aumenteranno anche il periodo di detenzione legale fino a due anni, con il divieto di ingresso praticamente illimitato nell'Ue alle persone rimpatriate. Il “regolamento sui rimpatri” era considerato cruciale per aumentare il tasso di rientri dei migranti illegali nell’Ue ed è una pietra angolare della nuova politica di contrasto all’immigrazione irregolare. Si consente così ai paesi dell'Ue di rimpatriare i migranti irregolari anche verso paesi terzi, non legati al loro paese d'origine, a condizione che abbiano stipulato accordi bilaterali con uno Stato extra-Ue per la costruzione di centri, denominati "hub di rimpatrio", sul loro territorio. Le norme sono state approvate da 389 eurodeputati, con 206 voti contrari e 32 astensioni, con tanto di applausi e acclamazioni nell’emiciclo, in seguito all'approvazione. La versione definitiva delle norme sarà ora discussa tra il Parlamento e gli Stati membri dell'Ue ed entrerà in vigore a breve, visto che non vi sono differenze sostanziali tra i due testi.
Sia i parlamentari europei che i paesi dell'Ue desiderano includere nelle espulsioni verso paesi terzi anche le famiglie con figli, escludendo dalla disposizione solo i minori non accompagnati. Il Parlamento e il Consiglio intendono inoltre modificare l'effetto sospensivo automatico dei ricorsi per via giudiziaria, che, secondo la legge vigente, sospendono qualsiasi espulsione di un migrante fino alla pronuncia di una sentenza definitiva. Piccole differenze, tra cui quella in base alla quale il Parlamento ha incluso un divieto di ingresso permanente per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza e ha promosso una durata massima illimitata del divieto di ingresso imposto ai migranti rimpatriati, mentre gli Stati membri avevano fissato a 20 anni il limite massimo. Inoltre il periodo massimo di detenzione per i migranti in attesa di rimpatrio per il Parlamento dovrebbe essere di 24 mesi anziché i 30 suggeriti dagli Stati membri. Infine, per il Parlamento non è lecita la disposizione voluta dai paesi europei che consentiva alle autorità di perquisire il luogo di residenza o "altri luoghi pertinenti" in cui si potesse trovare un cittadino di un paese terzo che aveva ricevuto un ordine di espulsione.
Nella votazione, la stragrande maggioranza del Partito Popolare Europeo (Ppe) ha confermato la posizione comune con Patrioti, Conservatori e Nazionalisti Identitari, mentre solo la piccola pattuglia di Popolari provenienti da Lussemburgo, Belgio, Irlanda e Finlandia si sono opposti al disegno di legge o si sono astenuti. I gruppi di sinistra hanno votato contro la legge, esprimendo preoccupazione per la sua compatibilità con i diritti umani fondamentali ma, anche qui, ci sono state defezioni con i parlamentari danesi, maltesi e lettoni del gruppo socialista (S&D) che hanno votato a favore della legge, in linea con le politiche migratorie dei rispettivi governi, così come gli eurodeputati liberali di Renew nordici e tedeschi.
Il nuovo regolamento sostituisce l'inefficace direttiva sul rimpatrio del 2008. Le nuove norme approvate dal Parlamento, nonostante i tentativi di boicottaggio messi in atto ieri dai gruppi di sinistra, imporranno conseguenze chiare a chi non collabora alle procedure di rimpatrio, garantiranno che i migranti non scompaiano durante il processo di controllo, impediranno l'abuso delle norme per ritardare o ostacolare tali procedure ed estenderanno il ricorso alla detenzione e ai divieti di ingresso, ove necessario. Inoltre, definiranno un quadro giuridico chiaro per i centri di rimpatrio nei paesi terzi, al fine di rendere più efficaci i rimpatri. Onore al Governo italiano, alla destre di Conservatori, Patrioti, Identitari&Sovranisti e al Ppe per averci dato norme più serie che contribuiranno a rendere i nostri paesi più sicuri.
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