Immigrazione e pugno di ferro dell'Ice, un grave dilemma per Trump
L'Ice, la polizia anti-immigrazione illegale degli Usa, ha fatto altri due morti in una settimana. Il Segretario alla Sicurezza Interna ordina la sospensione dei fermi d'auto, ma Trump ribadisce la linea dura.
L’ormai celebre Ice, l’agenzia americana per l’immigrazione e le dogane, il 14 luglio aveva sospeso i fermi stradali, la pratica più comune per controllare gli immigrati illegali, dopo le proteste suscitate dall’uccisione due latino americani. Il giorno successivo, il 15 luglio, a seguito di un indignato post di Donald Trump sul suo social network Truth, la pratica è stata ristabilita e le ispezioni ai posti di blocco stradali sono ricominciate. Come se nulla fosse, il Segretario alla Sicurezza Interna, Markwayne Mullin, ha dichiarato di lavorare in sinergia e pieno accordo con la Casa Bianca per conseguire i risultati previsti nella lotta all’immigrazione illegale.
Fra una decisione e il suo opposto, si è consumato un nuovo scontro fra le due anime dell’amministrazione: quella dei falchi anti-immigrazione, fra cui lo stesso Donald Trump, e quello delle colombe che vogliono un maggior rispetto dei diritti individuali. La fazione dei falchi era al governo con Kristi Noem, la precedente Segretaria alla Sicurezza Interna. Difendeva a spada tratta gli agenti dell’Ice, anche prima di conoscere i risultati delle indagini, anche quando a rimanere sul terreno sulla sparatoria erano cittadini americani che manifestavano contro le espulsioni degli immigrati. Due morti hanno pesato definitivamente a sfavore della Noem: quella di Renee Good, uccisa quando un agente dell’Ice temeva di essere travolto dal suo Suv e quella di Alex Pretti, un manifestante pro-immigrati, ucciso con un colpo di pistola sparato a bruciapelo durante il suo arresto e quando era stato già disarmato. Entrambe le uccisioni, avvenute a Minneapolis e a gennaio, molto vicine l’una dall’altra, avevano provocato un piccolo terremoto istituzionale e avevano portato alle dimissioni di Kristi Noem e alla rimozione di Gregory Bovino, il comandante dell’operazione anti-clandestini Metro Surge. Alla Noem è succeduto Mullin, molto più modesto da un punto di vista mediatico e più attento nella gestione della crisi. Ma altri due incidenti hanno destabilizzato la Sicurezza Interna.
In appena una settimana, il 7 luglio e il 13 luglio, due presunti immigrati illegali sono stati uccisi dagli agenti dell’Ice. Il primo a Houston, nel Texas, è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco di agenti federali, mentre era sul suo veicolo. Secondo l’agenzia, si è trattato di legittima difesa. Secondo la versione di Washington, Lorenzo Salgado Araujo, messicano, ha tentato di sottrarsi all’arresto dopo che l’Ice aveva cercato di fermarlo durante un controllo stradale. Prima delle 7 del mattino, ora locale, l’immigrato ha speronato un’auto dell'Ice “trasformando il suo veicolo in un’arma letale”. Tuttavia un’indagine su quanto accaduto, condotta dall’Fbi, è ancora in corso e difficilmente l’Ice ne uscirà bene. Tanto per cominciare Araujo, la vittima, viveva negli Usa da 35 anni e lo stesso direttore dell’Ice avrebbe ammesso che non fosse lui l’obiettivo dell’operazione. Peggio ancora: le auto dell’Ice non avevano contrassegni e gli agenti non indossavano neppure la body cam prescritta per la polizia, per verificare la legalità delle loro azioni. Il secondo incidente, nello Stato del Maine, è avvenuto sempre durante un’azione di arresto, nella città costiera di Biddeford. La vittima, Juan Guerrero, un colombiano di 26 anni, ha ricevuto la visita degli agenti dell’Ice, che intendevano eseguire un ordine di espulsione. Anche in questo caso, il presunto illegale ha cercato di fuggire in auto ed è stato ucciso. Anche in questo caso, l’Ice ritiene di aver agito per legittima difesa, perché il veicolo “era diretto contro un agente”. Anche in questo caso c’è il fondato sospetto che Guerrero non fosse la persona ricercata, come lo stesso Mullin avrebbe confermato al senatore dei Maine Angus King.
Dopo il secondo incidente a fuoco è scoppiata la protesta politica, anche da parte di esponenti repubblicani, come la senatrice del Maine Susan Collins che ha chiesto spiegazioni urgenti a Mullin. Quest’ultimo avrebbe preso di sua sponte la decisione di ordinare la sospensione della pratica delle ispezioni ai veicoli, la più letale: su 28 incidenti a fuoco dal gennaio 2025 ad oggi, 19 sono avvenuti in posti di blocco stradali. Il Segretario alla Sicurezza Interna aveva intenzione di prendere una pausa per migliorare il programma di addestramento degli agenti. Ma Trump ha reagito subito, informalmente, sul suo social network Truth: «Dobbiamo essere forti, tenaci e intelligenti, e NON possiamo rinunciare a uno degli strumenti più importanti ed efficaci dell’Ice per combattere il crimine, ovvero i fermi stradali!». E allora Mullin ha fatto subito marcia indietro, scrivendo sempre a mezzo social e con uno stile assolutamente trumpiano: «Il nostro obiettivo principale è garantire la sicurezza dei nostri agenti e allontanare i criminali dalle nostre strade. Gli immigrati clandestini saranno arrestati ed espulsi ovunque si trovino. Se siete qui illegalmente, ANDATEVENE SUBITO».
I problemi che causano la maggior parte delle vittime sono soprattutto due: lo scarso addestramento dei nuovi agenti dell’Ice, reclutati in gran numero per volontà di questa amministrazione, e il numero di arresti da effettuare. La quota di clandestini da arrestare ed espellere è stata fissata a 3mila al giorno. Con l’attuale gestione Mullin quest’obiettivo non è stato raggiunto, l’amministrazione federale è ancora ferma a una media di 2mila. La fretta di raggiungere gli obiettivi porta a reclutare più agenti, l’aumento esponenziale delle reclute porta a ridurre i tempi e la qualità dell’addestramento. E la fretta di raggiungere gli obiettivi da parte di agenti mal addestrati porta sempre più spesso a incidenti letali, come quelli del 7 e del 13 luglio. È un serpente che si morde la coda.
Ma c’è un problema di fondo: negli anni prima di Trump il fenomeno dell’immigrazione illegale è esploso. Il presidente repubblicano ha vinto le elezioni del 2024 anche e soprattutto per questo motivo e, a ridosso del voto di metà mandato, non vuole dismettere i panni del duro. Tra il 2020 e il 2024, la popolazione di immigrati non autorizzati negli Stati Uniti è cresciuta di circa 3,5 milioni, raggiungendo un picco record di 14 milioni nel 2023, secondo i dati del Pew Research Center. La polizia di frontiera ha registrato quasi 11 milioni di incontri con immigrati non autorizzati da ottobre 2019 a giugno 2024.

