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Imam che parlino tedesco? I gruppi islamisti non vogliono

Il governo Merkel chiede una conoscenza sufficiente del tedesco a chi in futuro richiederà il permesso di soggiorno per l'esercizio di un'attività legata al culto. Le ragioni? Integrazione e sicurezza, in un Paese che conta circa 2.500 moschee. La misura deve passare l'esame del parlamento, ma i due più grandi gruppi islamici tedeschi, legati a Erdoğan, si oppongono.

Il governo tedesco, dopo anni di equivoci, problemi legati alla sicurezza e scandali su finanziamenti esteri, ha deciso di approvare una misura che impone agli imam di dimostrare alcune competenze per poter lavorare in Germania. È soprattutto la competenza linguistica, il dover predicare in tedesco nelle moschee a mettere in crisi l'islam importato in Germania. Si tratta, infatti, dell'ultimo escamotage utile a evitare il controllo straniero sui musulmani tedeschi. Uno studio accademico, fresco di stampa, ha scoperto che circa il 90% degli imam, a guida delle oltre 2.500 moschee nei vari land, sono stranieri e non parlano una parola di tedesco.

La nuova misura, approvata dal Consiglio dei Ministri il 6 novembre, si propone di modificare due leggi tedesche - il Regolamento sull'occupazione per gli stranieri (Beschäftigungsverordnung) e l'Atto di residenza (Aufenthaltsverordnung) - per stabilire che, in futuro, chiunque cerchi di ottenere un permesso di soggiorno per l'esercizio del lavoro religioso deve dimostrare una conoscenza sufficiente del tedesco.
La misura deve ancora essere approvata dal parlamento tedesco, ma nel frattempo il governo ha proposto un periodo di transizione nel quale sarebbe accettabile la "semplice conoscenza" della lingua. Non è stata ancora chiarita l'estensione del periodo di transizione, né è stato definito il livello perché il tedesco sia considerato "sufficiente", né cosa accadrà agli imam stranieri che attualmente guidano le moschee tedesche predicando in arabo e in turco, ma la polemica è già impazzata.

Lo scopo è l'integrazione e la sicurezza, ma le nuove linee guida non soddisfano i due più grandi gruppi islamici tedeschi - l'Unione turco-islamica per gli affari religiosi (DITIB) e la comunità islamica Millî Görüş (IGMG) - che insieme rappresentano quasi la metà delle 2.500 moschee stimate della Germania, e che hanno rifiutato di partecipare a qualsiasi bando perché preoccupati per le potenziali interferenze statali.

Lo studio "Imam: Made in Europe?" ha scoperto che tra i 2.000 e i 2.500 imam che lavorano in Germania provengono dall'estero, principalmente da Turchia, Nord Africa, Albania, ex Jugoslavia e Iran. E per quanto riguarda le moschee, la percentuale più grossa è controllata dal governo turco che monitora ufficialmente 986 dei circa 2.500 luoghi di culto in Germania. Controllo che viene esercitato attraverso la DITIB, la più grande organizzazione ombrello musulmana in Germania, e che altro non è che la filiale della direzione degli affari religiosi del governo turco, nota in turco come Diyanet.

Negli ultimi anni, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha notevolmente aumentato le dimensioni, la portata e la potenza della Diyanet, che ora gode di finanziamenti che per il 2019 sono arrivati a 1,9 miliardi di euro. Gli imam turchi in Germania, i cui stipendi sono pagati direttamente dalla Diyanet, figurano come funzionari pubblici turchi a tutti gli effetti. Motivo per cui esiste l'annosa questione del governo tedesco che accusa Erdoğan di servirsi delle moschee della DITIB per spiare e tenere sotto controllo l'islam europeo, ma soprattutto per educare i musulmani ad una certa visione politica della realtà, che va di pari passo con quella religiosa.

Ad ottobre, per citare un caso esemplare, il sindaco del distretto di Neukölln di Berlino, Martin Hikel, in un'intervista al quotidiano Bild, dichiarava che i sostenitori di Erdoğan stavano pregando nelle moschee tedesche a sostegno dell'incursione militare turca nelle aree curde nella Siria settentrionale. Ma più in generale Erdoğan ha ripetutamente usato le moschee della DITIB per scoraggiare l'integrazione degli immigrati turchi nella società tedesca.

Anche l'altro movimento islamista allineato a Erdoğan, Millî Görüş (in turco "Visione Nazionale") si oppone alla nuova misura del governo. L'organizzazione, che ha tra i suoi fondatori Necmettin Erbakan (1926-2011), noto intellettuale islamista (che per i turchi è stato anche uno dei più influenti politici del Paese nella seconda metà del XX secolo, esponente di una visione politica radicalmente anti-secolare e anti-occidentale), costituì la prima filiale tedesca negli anni Settanta. E il gruppo oggi opera ovunque secondo i fondamenti della daʿwa, in arabo دعوة‎ , l'azione di proselitismo dell’islam. Oggi Millî Görüş controlla 323 moschee in Germania, e con i suoi 10.000 membri è il secondo gruppo islamista più grande del Paese. E l'ultimo rapporto annuale dell'Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione (Bundesamt für Verfassungsschutz, BfV), l'agenzia di intelligence interna, ha messo in guardia sul fatto che la Millî Görüş è fortemente contraria all'integrazione musulmana nella società europea. Pertanto l'opposizione alla misura governativa, che vorrebbe imam che almeno predichino in tedesco, è più che coerente.

Altre 300 moschee in Germania sono controllate dall'Associazione turca dei centri culturali islamici (Verband Islamischer Kulturzentren, VIKZ ), che forma i suoi imam a Colonia. Più di 70 moschee sono gestite dalla comunità bosniaca in Germania (Islamische Gemeinschaft der Bosniaken in Deutschland, IGBD), i cui imam vengono addestrati in Bosnia ed Erzegovina, e le restanti moschee tedesche sono gestite da piccole comunità musulmane, con sede nel Nord Africa e in Iran.

Sono diversi, poi, i corsi per imam promossi in cinque università tedesche (oltre all'Università di Osnabrück che ha appena annunciato un corso di due anni a partire dalla prossima estate), eppure nessuno è riuscito a produrre imam che parlino tedesco. Per adesso, comunque, la misura nell'occhio del ciclone si limita agli elementi base dell'integrazione e ancora nessuno ha osato parlare di messa al bando del finanziamento estero delle moschee, una mossa che potrebbe far infuriare Erdoğan. Eppure, l'idea di un "islam tedesco" inizia a prendere forma.