• IL DIBATTITO

“Il virus è...anzi no”. La scienza ha dei limiti

Il dibattito scientifico sul Covid-19 esprime una variabile di giudizi spesso in antitesi tra loro. Questo ci fa comprendere pregi e difetti del sapere scientifico. Non dobbiamo stupirci. Dobbiamo invece stupirci dello scientismo che considera il sapere delle scienze naturali come sempre oggettivo, valido, certo, irriformabile e inconfutabile. 

Il Covid-19 è un virus al 100% naturale, un virus biologico. Anzi no: forse è stato creato in laboratorio. In estate sarà meno virulento. Ma non è certo. Tornerà in autunno, ma c’è chi dice, invece, che come i suoi cugini morirà a breve. La fonte di contagio principale riguarda le vie aeree. Contrordine: sono le mani la prima fonte di contagio. Alcune superfici, dove è presente il virus, infettano anche dopo 72 ore. Sciocchezze: il virus, seppur presente, ha perso carica virale. Ancor meglio: muore dopo poco. I gatti possono contagiare. Però non è sicuro. Chi, dopo aver contratto l’infezione, ha sviluppato gli anticorpi è immune. No, non è vero, almeno non in tutti i casi. Se ci sarà l’immunità durerà poco, ma forse anche anni. Possono trasmettere il virus solo i sintomatici. Forse anche i paucisintomatici. No, è evidente che la trasmissione avviene anche a causa dei presintomatici e degli asintomatici, per non parlare dei post-sintomatici però non si sa per quanto.  La clorochina funziona. Vero, ma non sempre. Il vaccino arriverà tra anni. Il vaccino arriverà prima di quanto si pensi però coprirà un solo ceppo. Ma quanti ceppi ha questo virus?

Questa potrebbe essere una sintesi assai grossolana del dibattito scientifico in corso sul Covid-19. Dovremmo scandalizzarci? No. È assolutamente fisiologica questa incertezza scientifica soprattutto in relazione ad un virus nuovo. Più passerà il tempo più il quadro si farà chiaro. Però questo catalogo di giudizi, spesso in antitesi tra loro, ci fa comprendere bene pregi e difetti del sapere scientifico, validità e limiti della conoscenza scientifica. Una ricerca che per sua natura non può che procedere per tentativi, facendo un passo indietro dopo che ne ha fatti due avanti, correggendosi e smentendosi. Lo ripetiamo: non dobbiamo stupirci. Dobbiamo invece stupirci di chi considera il sapere delle scienze naturali come sempre oggettivo, valido, certo, irriformabile e inconfutabile. Insomma guai a pensare - secondo la moda scientista odierna - che se lo dice la Scienza allora è assolutamente vero.

Il tema è assai vasto ed esula dalle poche competenze dello scrivente, però vorremmo appuntare alcune riflessioni che meriterebbero, lo sappiamo bene, ulteriori e numerose precisazioni, nonchè distinguo. L’oggetto delle scienze empiriche sono le realtà sensibili, che sono date (oggettive), e le leggi che governano gli enti, anch’esse oggettive, autentico oggetto delle scienze naturali che sono sempre alla ricerca di costanti (leggi) nel mondo sensibile. Infatti non esistono solo gli enti, ma anche le leggi che li regolano e che hanno una loro stabilità. Le leggi codificano alcuni aspetti degli enti come elementi, principi, proprietà, dinamiche, funzioni-fini, cause, etc. Il metodo usato è, perlopiù, induttivo: dalle realtà particolari a leggi universali.

Un minimo di glossario, prima di continuare. Per conoscenza valida intendiamo quella vera, ossia il dato conosciuto corrisponde al reale: l’intelletto si adegua al reale. Per conoscenza certa intendiamo l’assenso della mente alla verità conosciuta (nota bene: si può essere certi di una “verità” che in realtà non è tale e quindi essere certi di un dato conosciuto che è erroneo). E così si può conoscere una verità anche in modo dubbioso. Per conoscenza perfetta o completa intendiamo una conoscenza esaustiva della realtà.

Da una parte il sapere scientifico può essere valido, ossia ciò che conosco può essere vero, perché, a monte, si fonda sulla capacità oggettiva delle sensazioni e della intelligenza di conoscere l’ente particolare, che di suo è oggettivo. Nel caso della conoscenza scientifica l’intelligenza riceve le informazioni dai sensi che si applicano a enti particolari e tramite un percorso assai difficile perché sistematico, complesso e rigoroso tenta di disegnare alcune leggi (scientifiche) comuni a più enti o fenomeni. Il dato scientifico poi può essere certo (è certo che il Sole è al centro del nostro sistema stellare), però – come vedremo – seppur valido e certo l’informazione scientifica è sempre incompleta: posso conoscere realmente e con certezza solo uno spicchio di realtà anche di un singolo ente particolare.

Su altro fronte il sapere scientifico ha dei limiti relativamente alla sua validità, al grado di certezza e alla sua completezza. Analizziamo solo alcuni di tali limiti in merito a questi tre aspetti. Riguardo alla validità, in primo luogo i sensi possono trasmettere informazioni in modo falsato. In secondo luogo l’intelligenza può errare non per sè, ma per accidens: un errore di calcolo, di comprensione, etc. In terzo luogo l’imperfezione può riguardare gli strumenti di indagine: un calibro difettoso, un tampone impreciso, etc. In quarto luogo la realtà empirica è particolare e corruttibile, quindi muta. Da ciò consegue che questo ente particolare, conosciuto ora, ha realmente e certamente questi elementi, funzioni, etc., ma essendo elementi, funzioni, etc. legate all’ente particolare può essere che non riguardi altri enti particolari appartenenti al medesimo genus. Ad esempio il Covid-19 fa parte della famiglia dei coronavirus. Da qui la domanda: quanto avrà in comune con gli altri coronavirus e quanto sarà differente? Poi c’è la mutevolezza cronologica delle realtà empiriche, in specie di quelle organiche. Venendo a noi: questo virus muta? Ciò che ho ritenuto valido studiando il virus a gennaio è valido ancora oggi?

I limiti della scienza riguardano anche il grado di certezza che non può essere sommo. Ad esempio sappiamo ormai con certezza che anche gli asintomatici possono essere contagiosi, ma non sappiamo con certezza se ciò avviene per tutti anche tre giorni prima dei sintomi. Sussiste il dubbio.

Anche l’esaustività della conoscenza è limitata e, in questo caso, in modo necessitato. Non si potrà mai conoscere perfettamente tutte le proprietà di questo virus, ma questo non significa che non possiamo conoscere nulla di esso.

E dunque, lo scienziato può conoscere validamente, con certezza, seppur limitatamente, una realtà empirica; così come può conoscere cadendo in errore oppure può essere in dubbio, non sfuggendo poi ad una conoscenza inevitabilmente incompleta. In breve la conoscenza scientifica, al pari della conoscenza naturale di ciascuno di noi, può essere vera, ma può anche essere falsa; può essere certa oppure dubbiosa. Ma in ogni caso sarà sempre una conoscenza incompleta.