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Ora di dottrina / 202 – La trascrizione

Il vello di Gedeone – Il testo del video

Il libro dei Giudici riferisce l’episodio del doppio segno legato al vello di Gedeone, in cui sia la tradizione latina che quella orientale hanno visto una prefigurazione di Maria Santissima. Scopriamo quest’altro splendido parallelo.

Catechismo 22_03_2026

Oggi ci soffermiamo a riflettere su un’altra figura che anticipa Maria Santissima e i misteri che riguardano la sua persona. È un’immagine meno conosciuta da noi ma è estremamente presente nei testi dei Padri e nella letteratura più recente, come quella medievale. Troviamo questa figura nel libro dei Giudici: parliamo del vello di Gedeone.

Facciamo una contestualizzazione, perché il libro dei Giudici non è tra i più conosciuti né è granché presente nella liturgia. A quale periodo della storia sacra ci riferiamo innanzitutto? Siamo in quel periodo che va da Giosuè, quindi dall’ingresso nella terra promessa, fino al profeta Samuele, che unge il primo re di Israele, Saul. In questo periodo intermedio, Israele non aveva un re; le dodici tribù che si erano divise il territorio avevano un governo proprio, ma non c’era un governo centralizzato. E quando si affacciavano i nemici di Israele, il Signore nella sua pietà, nella sua bontà, suscitava un personaggio, un giudice che potesse in qualche modo convogliare le forze del popolo e sconfiggere il nemico. Il periodo dei giudici – come un po’ tutta la storia di Israele e anche nostra – fu anche un periodo di grande infedeltà. Sappiamo che nella terra promessa non entrarono quelli che erano stati per quarant’anni a peregrinare nel deserto, se non Giosuè e pochi altri, nemmeno Mosè. Quindi quella generazione non era propriamente quella che era uscita dall’Egitto, che aveva sperimentato la schiavitù del faraone, era la generazione successiva. E nonostante avessero nelle orecchie i racconti dei loro padri, i racconti dei prodigi che il Signore aveva fatto per loro e anche delle condizioni dell’Alleanza sul Sinai con Dio, che li aveva liberati dalla mano del faraone, quello dei giudici fu un periodo in cui con estrema facilità le diverse tribù di Israele cedevano ai culti delle divinità dei popoli circostanti.

E il personaggio che oggi andiamo a vedere, cioè Gedeone, vive in un periodo simile. Se prendiamo il capitolo 6 del libro dei Giudici troviamo questo incipit: «Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e il Signore li mise nelle mani di Madian per sette anni». Un punto fermo della Sacra Scrittura è che ogni volta che Israele volta le spalle al vero Dio per volgersi agli idoli, dei popoli stranieri hanno potere su di lui: è come se tutta la forza di Israele sia in Dio, nella fedeltà all’unico Dio; e ogni volta che Israele si rivolge agli dei stranieri, il Signore, per ricondurlo a Sé, gli fa sperimentare la propria debolezza e lo lascia, lo dà in mano a una potenza nemica. In questo caso, i Madianiti. E cosa facevano i Madianiti? Facevano una cosa molto fastidiosa: ogni volta che gli Israeliti seminavano, loro arrivavano e devastavano tutto, costringendo gli Israeliti, intimoriti dalla forza dei Madianiti, a fuggire, a rifugiarsi dentro delle grotte. Quindi loro arrivavano, devastavano tutto e se ne andavano. Era un disastro dal punto di vista dell’economia di Israele, era una condanna alla fame e a lungo andare, se il popolo voleva sopravvivere, alla schiavitù.

È in questo contesto che l’angelo del Signore appare a Gedeone, che non era un personaggio coraggioso e forte. Gedeone era dentro un tino a battere il grano per cercare di toglierlo ai Madianiti prima che arrivassero. Allora, il Signore gli appare e lo investe del compito di combattere i Madianiti e di liberare il suo popolo. In Gedeone troviamo più o meno quell’esitazione che aveva avuto Mosè quando Dio lo aveva scelto per liberare il suo popolo, cioè l’esitazione di chi si rende conto della pochezza delle proprie forze e della missione immane che gli viene affidata. Chiede al Signore un segno perché dimostri che sia proprio Lui, e il Signore glielo dà. Quando Gedeone chiama alle armi gli Israeliti, solo trecento uomini, per combattere le forze madianite che erano almeno cento volte di più, lo stesso Gedeone chiede al Signore un nuovo segno: «Gedeone disse a Dio: "Se tu stai per salvare Israele per mano mia, come hai detto, ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se ci sarà rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resterà asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano, come hai detto"» (Gdc 6, 36-37). In sostanza, Gedeone dice a Dio: dammi un segno che stai per liberarci dai Madianiti per mia mano, come Tu mi hai detto. E sceglie questo segno: un vello di pecora, di montone, steso nell’aia, lasciato lì durante la notte; se la rugiada fosse stata solo sul vello e non sul terreno, allora Gedeone avrebbe inteso che Dio stava per salvare gli Israeliti dai Madianiti. La mattina dopo Gedeone si alza, strizza il vello e c’è rugiada tanto da riempire di acqua una coppia piena.

Ma Gedeone chiede a Dio un altro segno, stavolta al contrario: «Gedeone disse a Dio: "Non adirarti contro di me; io parlerò ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello, una volta ancora: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il terreno". Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno». Gedeone chiede una controprova: che solo il vello resti asciutto e che tutto intorno ci sia la rugiada. Il Signore concede il segno. Ricordiamo il versetto chiave che ci permette di capire il contesto: «Se tu stai per salvare Israele per mia mano». Questo segno viene chiesto da Gedeone come segno che Dio sta per salvare Israele. Ci richiama un altro grande segno, in questo caso non chiesto ma dato direttamente da Dio: ricordate il cap. 7 del libro del profeta Isaia, quando Isaia dice al re Acaz di chiedere un segno. Ricordate che si parla del famoso segno dal più alto dei cieli alle profondità della terra; e Acaz, fingendo timor di Dio e pietà, dice «non voglio tentare il Signore» e Isaia risponde dicendo «Dio stesso ti darà un segno», cioè la Vergine che partorirà. Quel segno che Dio aveva esortato a chiedere era proprio il segno della liberazione dagli invasori, dagli oppressori, da chi voleva devastare e rendere schiavo Israele.

Qui ci troviamo in un contesto simile, anche se si riferisce a molto tempo prima rispetto ad Acaz: «Se tu stai per salvare Israele per mia mano», dammi questo segno. Quindi il segno è legato alla manifestazione della salvezza che Dio dà al suo popolo. E l’episodio si conclude con il cap. 8 dove Gedeone, ormai vicino alla morte, dice: «Io non regnerò su di voi, né mio figlio regnerà: il Signore regnerà su di voi» (Gdc 8, 23). Ciò a indicare che Gedeone non è un re, ma il Signore è il re di Israele.

Ora andiamo a presentare alcuni testi che troviamo nei Padri e che richiamano questo testo del libro dei Giudici, in particolare l’episodio legato al doppio segno del vello, che viene collegato a Maria Santissima. Come vi anticipavo, sono veramente tanti i Padri che utilizzano, richiamano il vello di Gedeone come segno di Maria Santissima ed è un tipo mariano così radicato che, come avevamo visto domenica scorsa con il roveto incombusto, molto spesso lo troviamo semplicemente con la semplice menzione di “vello di Gedeone”, attribuito a Maria SS., per esempio all’interno di inni e di preghiere, quindi senza ulteriori spiegazioni. In altri testi invece abbiamo delle spiegazioni, a volte brevi altre volte molto articolate. Andremo a vedere alcuni di questi testi e vedremo come anche in questo caso sono trasversali alla Chiesa latina, alla Chiesa greco-bizantina e poi alle Chiese orientali, in particolare della Siria. Vedremo un testo interessantissimo anche della Chiesa russa.

Il primo testo che vi voglio citare lo traiamo da Eusebio di Cesarea, che si riferisce a un altro testo, ossia il Salmo 71, che in italiano non rende benissimo: «È disceso come pioggia sull’erba» (Sal 71, 6). In realtà il testo latino e il testo greco – ed è dal testo greco che Eusebio di Cesarea prende spunto – dicono che è sceso «come pioggia sul vello». In latino, la Vulgata dice: Descendet sicut pluvia in vellus, andando in qualche modo ad associare il vello di Gedeone con il vello inteso in questo Salmo; il riferimento è chiaramente all’Incarnazione, a Cristo che scende come pioggia sul vello. Dunque, Eusebio di Cesarea spiega questo versetto in questo modo: «Dice che si parla della discesa del Verbo, profetizzata come proveniente dalle altezze e dai cieli stessi, e indicando che Egli discese nella quiete e nella pace, senza che nessuno se ne accorgesse». È il simbolo della rugiada, che non fa clamore; non è come una pioggia battente, è qualche cosa di cui uno neanche si accorge, a indicare la quiete, la discrezione con cui il Verbo è disceso nel grembo della Vergine. «La pioggia inviata sul vello della pecora infatti scende impercettibilmente senza far rumore e perciò la nascita nella carne del nostro Salvatore fece propria tale modalità, così che nessuno, neppure tra quelli che abitavano nelle vicinanze, poté intendere o ascoltare il mistero del concepimento e del parto della Santa Vergine» (Commenti ai Salmi, Sal 71, 6-8). Il concepimento e il parto della Santa Vergine avvengono in modo da non attirare l’attenzione, la curiosità dell’uomo. Questa è la lettura che ci dà Eusebio di Cesarea, che non è l’unica, ma è una delle prime testimonianze in tal senso.

Nella liturgia romana, molto interessante è l’antifona Quando natus es che abbiamo ancora oggi, e che viene utilizzata nel tempo di Natale: «Quando natus es ineffabiliter ex Virgine, tunc impletae sunt Scripturae»; cioè, «quando tu nascesti in modo ineffabile dalla Vergine, si sono adempiute le Scritture». E poi: «sicut pluvia in vellus descendisti, ut salvum faceres genus humanum: te laudamus Deus noster» - «come la rugiada sul vello, tu scendesti per salvare il genere umano: ti lodiamo, o Dio nostro». Vedete, l’immagine del vello di Gedeone e l’idea della salvezza. Ricordiamo il contesto in cui Gedeone chiede il segno: «Se tu stai per salvare Israele per mia mano»... E qui viene adempiuta questa profezia, Dio che salva il suo popolo e lo salva ridando il segno: il segno della pioggia che scende sul vello, cioè del Verbo che scende nel grembo di Maria Santissima.

Se rimaniamo nell’area greca, in epoca bizantina, dunque un po’ più avanti, tra il VII e l’VIII secolo, troviamo un altro autore importante, san Germano di Costantinopoli, che in un’omelia per l’Annunciazione richiama di nuovo questo segnale: «Lei [Maria] è il vello immacolato che era stato posto nell’aia terrena, e nel quale senza risparmio riempì tutta la terra inaridita dallo smisurato peso dei mali, e quindi a sua volta la prosciugò dall’umidità delle passioni che si infiltrava nella carne» (in Testi mariani del primo millennio, vol. II, Roma, 1989, p. 350). Il riferimento è chiaro: il vello di Gedeone. E san Germano di Costantinopoli interpreta così il doppio segno: ricordate, il primo segno è che il vello si inumidisce della rugiada e tutto il resto rimane asciutto; il secondo segno è il contrario. Nel primo segno, dice san Germano, abbiamo la terra inaridita e il vello che invece è colmo di rugiada, a indicare la grazia di Dio che discende, mentre tutto attorno c’è l’aridità del male, del peso dei mali. E poi c’è un vello che resta asciutto, dice san Germano, perché prosciugato dalle passioni. C’è un vello immacolato, un vello senza passioni, senza il fomite del peccato. Qui si intravede quello che più avanti diventerà un riferimento un po’ più chiaro, cioè l’idea dell’immacolatezza della Vergine e del suo grembo.

Andando nell’area gerosolomitana abbiamo un altro autore, Cosma di Maiuma, nella zona di Gaza, in cui troviamo per l’ennesima volta questo riferimento in un canone del Natale: «Come rugiada sul vello sei sceso sulla terra, o Cristo, in seno verginale» (in Ibi, p. 600). Troviamo in modo più chiaro, breve ma esplicito, questa idea: la rugiada che scende sul vello è Cristo che scende nel grembo della Vergine. Perché è un’immagine così potente dell’Incarnazione? Perché la rugiada e il vello recettivo indicano le uniche due forze che sono andate a costituire l’Incarnazione del Verbo, cioè la grazia divina e il grembo della Vergine; non c’è un concorso di mano d’uomo: la rugiada è per definizione qualcosa che viene dall’alto, non è prodotta dall’uomo. E la componente umana, in questo caso la Santa Vergine, riceve la rugiada. Questa idea è molto seducente perché dà proprio l’idea del concepimento verginale da parte della Madonna.

Nell’area siro-orientale, più o meno nell’attuale Iraq, abbiamo un altro autore, Giorgio Warda, che così descrive il segno del vello: «Lei [Maria] è il vello senza lana in cui lo Spirito abitò, come il vello di lana che raccolse per Gedeone la rugiada. Gedeone, distendendo sull’aia un vello di lana, aveva lanciato una sfida al Signore, la cui parola aveva creato l’universo. “Se ci fosse, disse, questa notte rugiada su tutta la terra attorno, e il secco sul vello disteso, allora io saprei con certezza che tu liberi Israele per mia mano”. E quando avvenne come aveva detto, egli chiese un altro cenno, dicendo: “Ora tutta la terra intorno rimanga asciutta, e che solo dal vello che io stenderò io possa spremere rugiada”. Allora tutta la terra patì la siccità, mentre solo il vello fu bagnato. Questo è figura di Maria, la quale è anche superiore. Allo stesso modo infatti che il vello era prima asciutto, così Maria era pura, la concupiscenza non la sfiorò e il peccato non la intaccò. E come il vello ricevette la rugiada mentre la terra rimaneva asciutta, così in Maria venne a dimorare lo Spirito che santificava tutto» (in Testi mariani del primo millennio, vol. IV, Roma, 1991, pp. 387-388). Il testo inverte l’ordine rispetto al libro dei Giudici, ma ci interessa la sostanza, cioè: Giorgio Warda dice che il vello asciutto indica che, mentre tutto attorno era inzuppato, impantanato per il fango della concupiscenza, Maria non è stata sfiorata da tutto questo. Di nuovo c’è un’immagine, un riferimento all’immacolatezza della Madonna. E l’altro segno è che, mentre la terra rimaneva asciutta, in qualche modo non raggiunta dalla grazia di Dio, non perché Dio non desse grazia ma per l’aridità del mondo, Maria invece riceve lo Spirito Santo e ne diventa dimora. Dunque, vedete: è un altro testo di tutt’altra area che tuttavia insiste su questo aspetto.

Vediamo adesso due testi molto più articolati di un autore molto più conosciuto e più vicino a noi, cioè san Bernardo di Chiaravalle. Siamo nel XII secolo, in Occidente. San Bernardo si chiede che cosa rappresenti il famoso vello di Gedeone, che «staccato dalla carne ma senza ferire la carne, viene steso sull’aia, e ora è la lana e ora è l’aia a essere irrorata dalla rugiada, se non la carne che il Verbo ha assunto dalla carne della Vergine senza recare alcun danno alla sua verginità». «Su di lei, come rugiada discesa dal cielo, si posò la pienezza della divinità, così che da tale pienezza noi tutti potessimo ricevere, poiché invero senza di essa altro non siamo che arida terra» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. III, Roma, 1996, p. 218). Il primo segno, il vello che viene irrorato dall’alto dalla rugiada, è la divinità che impregna il vello della Madonna; e da cui noi tutti abbiamo ricevuto la pienezza; il riferimento è al cap. 1 di san Giovanni, che ci dice che da Gesù abbiamo ricevuto grazia su grazia: è evidente che si tratta di Dio, ed è altrettanto evidente che si tratta di Dio che impregna della sua divinità il vello, cioè la Madonna.

A questo episodio della vita di Gedeone, san Bernardo collega l’altro versetto del Salmo 71 di cui parlavamo: «“Scenderà come pioggia sul vello”. Infatti, il versetto successivo: “e come acqua che irrora la terra” lascia parimenti intendere che anche l’aia fu trovata madida di rugiada. E quella pioggia abbondante che Dio aveva destinato al suo popolo, dapprima è scesa con discrezione, senza strepito di umano intervento, essendosi calato Egli stesso con silenziosa caduta nel grembo verginale di Maria e in seguito è stata diffusa per bocca di predicatori, non già come la pioggia sul vello, ma come acqua scrosciante su tutta la terra» (Ibi). San Bernardo interpreta il doppio segno in questo modo: il primo segno, il vello che riceve silenziosamente la rugiada, indica la discesa della divinità nella Vergine; ma l’altro segno indica che la Vergine era in qualche modo l’inizio di qualche cosa che sarebbe andato a irrorare tutta quella terra che era arida. E questa volta, dice san Bernardo, non con il silenzio della rugiada ma con lo strepito della pioggia, cioè con l’annuncio della predicazione. San Bernardo legge questo episodio in questo modo.

In un altro sermone famosissimo, il cosiddetto “Sermone dell’acquedotto”, in occasione della Natività di Maria, san Bernardo parla della Madonna come di un acquedotto, che fa passare l’acqua della grazia e comunica la grazia; per indicare Maria, che è dispensatrice della grazia e della salvezza, si riferisce di nuovo al testo del libro dei Giudici: «Considera attentamente, o uomo, il piano di Dio, riconosci il disegno della sapienza e della misericordia. Come per irrorare l’aia di celeste rugiada Dio la riversò dapprima tutta sul vello, così per riscattare il genere umano ne ripose l’intero prezzo in Maria» (Ibi, p. 251). E poi cerca di spiegare il perché, la convenienza di questo piano divino. Ma intanto c’è il piano divino, cioè che Dio non ha deciso di stendere la rugiada che salva dalla siccità, dalla sterilità, su tutta la terra, ma ha deciso di concentrarla sul vello, cioè nella Madonna, in Maria Santissima. E da lì il resto della terra arida avrà poi la sua porzione di acqua e di umidità, l’altra parte del segno. San Bernardo insiste molto di più su questo aspetto di Maria Mediatrice di grazia: lei è stata ricettacolo della divinità e dell’Autore della grazia, Gesù Cristo, da lì la rugiada della grazia si sarebbe effusa su tutta la terra, a fecondare la terra arida.

L’ultimo testo che vi volevo leggere, tra i tanti, è particolarmente interessante: è di un autore russo, Ivan Sergeevič Gagarin, del XIX secolo. Gagarin è entrato in contatto con il mondo della Francia, che era presente alla corte degli zar; all’epoca c’era molto scambio tra la Francia e la Russia. Entrando in contatto con il cattolicesimo, decide di convertirsi. Intraprende un’opera proprio per aiutare il popolo russo a prendere coscienza delle verità difese dalla Chiesa cattolica, tra cui la verità dell’Immacolata Concezione di Maria. La Chiesa ortodossa russa non ha mai accettato la proclamazione del dogma; chiaramente c’è tutto il problema legato al primato di Pietro. Gagarin dunque scrive un’opera per spiegare, per argomentare sul perché invece Maria Santissima è immacolata; e un segno che egli richiama è proprio il vello di Gedeone. È interessante il riferimento: il vello di Gedeone era per tutta la tradizione latina, orientale e anche russa, segno di Maria Santissima, altrimenti non lo avrebbe utilizzato come argomento. E Gagarin dice: «Possiamo vedere una raffigurazione della pura Concezione della Madre di Dio nel vello di Gedeone». Il vello di Gedeone, come già adombrato, diviene non solo il segno della maternità verginale, ma anche dell’immacolatezza di Maria Santissima: «Quando tutta la terra era secca, il vello di Gedeone era umido di rugiada. Così il peccato originale contamina tutti gli uomini secondo la parola del Salmista: “Nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre”. La purissima Vergine non partecipa al peccato originale, ma alla grazia di Dio» in Testi mariani del secondo millennio, vol. II, Roma, 2000, p. 192). Maria Santissima è stata preservata dalla siccità che ha colpito il mondo intero a causa del peccato; solo lei è stata custodita nella grazia. Quindi c’è un lieve cambiamento tra il senso proprio dell’Incarnazione, della discesa della divinità, della pienezza di grazia di Maria Santissima in un mondo che invece questa grazia l’aveva perduta a causa del peccato.

Dunque, questi testi, insieme ad altri ancora, ci dicono che il vello di Gedeone è un’immagine molto forte del grande mistero di Maria Santissima che riceve il Verbo, quindi della maternità verginale di Maria. Ed è di nuovo in un contesto di salvezza di Israele. Qual è il grande segno che Dio dà a Gedeone per indicargli che sta per salvare il suo popolo? Il vello, colmo di rugiada, mentre tutto il resto è arido. E poi esattamente l’opposto. Qual è il segno che Dio ha dato all’umanità per indicargli che la salvezza è venuta? Gedeone dirà – anche una volta sconfitti i Madianiti – «io non regnerò su di voi, ma il Signore regnerà su di voi». E questo si è compiuto perfettamente nell’Incarnazione. Ciò che era segno incompiuto in Gedeone diventa segno compiuto quando il vello verginale, cioè la Madonna santissima, riceve il Verbo divino, Dio stesso che si fa carne in lei, mentre tutto il mondo è in qualche modo nell’aridità della perdita della grazia, perché il mondo non è ancora stato riscattato, redento dal peccato.

Queste domeniche facciamo una sorta di ginnastica dell’approccio ai testi biblici secondo la mentalità, secondo la lettura che danno i Padri. Il nostro campionario di immagini mariane così si arricchisce moltissimo. E alla fine, ripeto, tireremo le fila di questo percorso alla ricerca dei tipi, delle anticipazioni della Madonna.



Ora di dottrina / 202 – Il video

Il vello di Gedeone

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