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Il Vaticano offre ai bambini il monologo "sciolto" di Benigni

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Il comico che un tempo chiamava il Papa "Wojtylaccio" oggi viene chiamato in San Pietro per la Giornata Mondiale dedicata ai più piccoli, propinando loro il suo personalissimo catechismo mainstream.

Editoriali 11_06_2024
(AP Photo/Gregorio Borgia) Associated Press / LaPresse Only italy and Spain

Domenica 26 maggio in Piazza San Pietro il Papa ha celebrato la Messa e recitato l'Angelus per la Giornata Mondiale dei Bambini. A rendere l'incontro appetibile per la televisione c'è stato il monologo di Roberto Benigni, comico toscano che non perde occasione per rifilare a un pubblico distratto i suoi sermoni di chiara matrice politica e ideologica.

Certamente non ha eseguito L'inno del corpo sciolto che cantava nei suoi primi spettacoli, né ha riservato battute offensive al pontefice, come quando all'indirizzo di San Giovanni Paolo II gridava in televisione «Wojtylaccio!», cosa che gli costò un processo in Vaticano per vilipendio di un capo di stato straniero, un milione di multa e un anno di galera con la condizionale. Niente di tutto questo, anzi una sviolinata a Papa Francesco che secondo Benigni «ha attorno a lui la polvere di fata, come quella di Campanellino ed è un bambino pure lui». Poi l'invito a presentarsi alle elezioni in una lista insieme a lui e infine la corsa a dargli un bacio.

Avvenire ha titolato entusiasticamente: «Benigni: Le uniche cose sensate le ha dette Gesù nel Vangelo» definendo quella del comico «Una grande performance tenuta nel giusto equilibrio tra il serio e il faceto». Anche Famiglia Cristiana è felice dell'intervento definendolo uno «spumeggiante monologo» di uno «spumeggiante Roberto». Ora, a parte la scarsa fantasia negli aggettivi, ci si potrebbe chiedere se davvero quello di Benigni sia stato un bell'intervento. Nessun dubbio pare avere padre Enzo Fortunato, coordinatore della Giornata che ha dichiarato: «Grazie a Benigni che ha invitato i bambini a prendere in mano la loro vita e a farne un capolavoro e a portare il bene e rendere gli altri felici».

Insomma sembra che sia andato tutto alla grande. Però... Ad ascoltare tutto il monologo della durata di ventiquattro minuti qualche dubbio viene, a partire dall'inizio quando, raccontando che da piccolo voleva fare il Papa, il comico toscano auspica che ci sia «il primo papa africano della storia». Peccato che di papi africani ce ne siano già stati: Vittore I martire, 14º papa (dal 189 al 199), Milziade o Melchiade, 32º papa (dal 311 al 314); Gelasio I, 49º papa (dal 492 al 496). Bastava consultare Wikipedia per evitare la figuraccia.

Ma poi Benigni va oltre e spera che ci sia «il primo papa donna della storia. Mamma mia! Ne parlerebbero sulla luna, sarebbe straordinario, pensate che roba». Qui bisognava ridere pensando che fosse una battuta e invece il pubblico applaude. Eppure Cristo ha voluto conferire l'ordinazione ai dodici apostoli, tutti uomini, che, a loro volta, lo hanno comunicato ad altri uomini e la Chiesa si è riconosciuta sempre vincolata a questa decisione del Signore. San Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica Ordinatio sacerdotalis, del 22 maggio 1994, ha insegnato (e «in modo definitivo») «che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale» (n. 4). Lo ha ricordato anche Papa Francesco durante il volo di ritorno dal viaggio apostolico in Svezia, il 1° novembre 2016. Possibile che nessuno abbia notato la stonatura di Benigni?

Ma oltre a invitare le bambine a sognare di fare il Papa, il comico propone alcuni esempi tra cui spicca quello della scienziata Rita Levi Montalcini. Certamente ha avuto gli applausi del mondo coronati dal Premio Nobel e dalla nomina a senatrice a vita, ma come mai? Forse perché era convintamente atea e a favore di eutanasia, fecondazione artificiale e aborto? In che cosa un simile personaggio deve essere presentato ad esempio del popolo cattolico riunito intorno al successore di Pietro? Non era forse meglio proporre ad esempio per le bambine santa Maria Goretti, martire della purezza, o santa Teresa di Lisieux, con la sua piccola via per arrivare al paradiso?

Per quanto riguarda le letture per bambini Benigni non vede di meglio che suggerire le favole di Gianni Rodari. Ma chi era costui? Un intellettuale di sinistra che diceva di considerare il marxismo la corretta concezione del mondo... da inculcare nelle menti dei bambini. Molto politicamente corretto, ma forse sarebbe stato meglio suggerire i libri scritti da Tolkien per i suoi figli come Roverandom. Le avventure di un cane alato o Lettere da Babbo Natale. Oppure il Corrierino delle famiglie di Giovannino Guareschi. Ma come potevano uscire queste citazioni da parte di un comico di sinistra?

Poi Benigni scherza su san Pietro che per una piccola bugia gli dice: «Ora mi tocca mandarti all'inferno o in purgatorio cinquant'anni, mamma mia che paura. [...] ma voi non abbiate paura perché non esistono inferno o purgatorio, esiste solo il paradiso». Qui si raggiunge il paradosso. Innanzitutto l'inferno è una cosa seria e non ci si va per una piccola bugia. Ma poi negando l'inferno e il purgatorio ci si chiede se questo attore sia lo stesso che ha commentato con tanto pathos la Divina Commedia di Dante. Inoltre se, come diciamo nel Credo, Gesù è disceso dal Cielo «per noi uomini e per la nostra salvezza», ci si chiede da cosa ci abbia salvati se l'inferno non esiste. E poi la Madonna a Fatima deve aver ingannato i tre pastorelli mostrandogli l'inferno, che però non c'è. A questo punto sarebbe stato bello se una guardia svizzera avesse preso a calci Benigni rimandandolo a studiare il catechismo della prima comunione.

Ma la ciliegina sulla torta, o meglio la polpetta avvelenata, arriva verso la fine quando il comico dice con un tono paternalistico: «Ecco, ora lo so, voi siete piccoli, siete ancora nell'età che ancora non sapete che fare, che avete tanti dubbi, però non vi preoccupate [...] non vi fidate di chi vi dice "Siate sicuri", "Vai dritto per la tua strada". No, io vi dico l'opposto: dovete essere insicuri quanto più siete incerti, indecisi, scettici, dubbiosi, più dubbi avete meglio è, son belle le certezze, ma l'incertezza è più bella». Di fronte a questo elogio del dubbio cascano le braccia e anche molto altro. Proporre lo scetticismo assoluto a un pubblico di bambini vuol dire uccidere in loro la sete di verità. Forse perché Benigni non ha mai avuto un figlio, non può capire i bambini? Eppure siamo stati tutti bambini. Soprattutto a quell'età si pretendono certezze. Si pretendono. Con le loro domande i bambini vogliono la verità ed hanno una logica impeccabile. Ogni minimo errore di un adulto viene subito notato e le risposte vaghe o contraddittorie non soddisfano.

In conclusione viene da chiedersi come mai vengano offerti palchi prestigiosi come Piazza San Pietro a personaggi che nulla hanno di cattolico, ma che sono l'espressione più bieca del politicamente corretto.



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