• GERMANIA NEL CAOS

Il Vaticano indaga sulle "femen" cattoliche

Nel mezzo di un'accesa guerra aperta contro Woelki, poco amato in Germania per le sue posizioni conservatrici, lo stesso cardinale sarebbe appena stato scagionato da Roma dalle accuse di copertura di abusi. Ad essere nei guai invece è il movimento femminista cattolico Maria 2.0, su cui sta indagando la Congregazione per la dottrina della fede: si tratta del gruppo di femministe che svolge azioni di protesta per l'ordinazione delle donne, l'abolizione del celibato e lo stravolgimento degli insegnamenti della Chiesa in tema di morale sessuale.
- LE FEMMINISTE CHE NON RIVENDICANO di Luisella Scrosati

Colonia rischia di diventare l'epicentro del terremoto che potrebbe mandare in frantumi l'unità della Chiesa tedesca. Da decenni, ormai, le scosse sono diventate quasi ordinarie nella vita della comunità cattolica al di là del Reno. Ma l'offensiva interna scatenatasi con lo scoppio del WoelkiGate che sta esasperando un clima già reso infuocato dal Cammino Sinodale in atto e sta mettendo a dura prova la pazienza di Roma con la forte componente ribelle in seno alla Chiesa di Germania.

La Bussola ha già parlato delle polemiche che hanno travolto l'arcivescovo metropolita di Colonia a seguito della decisione di non pubblicare, diversamente da quanto annunciato, un report sugli abusi commessi dal clero realizzato da uno studio legale precedentemente ingaggiato. In queste settimane le pressioni sul cardinale Woelki, poco amato dai vertici dei vescovi e delle associazioni laicali di Germania per le sue posizioni ritenute conservatrici, non si sono attenuate al punto che pochi giorni fa è arrivata persino la sconfessione pubblica del capo della Conferenza Episcopale.

Monsignor Georg Bätzing ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa online che "la crisi è nata perché il rapporto non è ancora pubblico" addebitandone la responsabilità al suo confratello che "non l'ha gestita bene". A puntare indirettamente l'indice contro Woelki è stato anche il Presidium del Cammino Sinodale, l'assise da lui più volte criticata, che ha voluto precisare che "i risultati delle indagini vanno pubblicati" e che le "dimissioni non possono essere un tabù".

Il passo indietro del cardinale viene invocato da mesi dai suoi critici e nel caso in cui venisse accertata una sua responsabilità in un presunto caso di copertura potrebbe essere l'esito di un'eventuale indagine canonica.

Il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha rivelato che la situazione di Colonia sarebbe finita sotto la lente d'ingrandimento della Congregazione per la dottrina della fede. Sul banco degli imputati, però, sarebbero finite le più acerrime contestatrici dell'arcivescovo; le attiviste del movimento femminista Maria 2.0 nato a Münster per chiedere con azioni di protesta l'ordinazione delle donne, l'abolizione del celibato e lo stravolgimento degli insegnamenti della Chiesa in tema di morale sessuale.

Si tratta dello stesso movimento che poco più di due anni fa aveva impedito al cardinale Gerhard Ludwig Müller di parlare in pubblico in una chiesa di Bochum. Woelki è stato uno dei presuli tedeschi che ha stroncato Maria 2.0 denunciandone l'uso improprio del nome della Madre di Dio per affermare "considerazioni politiche" contrariamente a Bätzing secondo cui queste attiviste "fanno parte della Chiesa". Allo scoppio del WoelkiGate, dunque, il movimento ha voluto cavalcare le accuse di poca trasparenza contro il cardinale ed ha organizzato una protesta di fronte al palazzo arcivescovile e alla cattedrale di Colonia per chiedere la pubblicazione del report realizzato dallo studio Westpfahl Spilker Wastl. Di quella manifestazione, a cui avevano aderito una decina di manifestanti, si starebbe attualmente occupando l'ex Sant'Uffizio senza, però, che la segnalazione sia partita dall'arcidiocesi di Colonia.

I vertici locali di Maria 2.0, in guerra perenne con Woelki, erano arrivati a scrivere una lettera a Papa Francesco per chiedere di disporre una visita apostolica nell'arcidiocesi. Le attiviste contestano al cardinale la mancata pubblicazione del rapporto sugli abusi commissionato nel 2018, accusandolo di reticenza. Woelki ha bloccato la diffusione del report realizzato dallo studio legale dopo averci riscontrato "carenze metodologiche" e "violazioni del diritto alla privacy" ma ne ha commissionato un altro all'esperto Björn Gercke che sarà divulgato il 18 marzo 2021.

Alcuni dei contenuti del primo rapporto, nel frattempo, potrebbero essere all'origine delle indiscrezioni pubblicate in questi mesi da alcuni giornali tedeschi che hanno finito per mettere in difficoltà l'arcivescovo di Colonia, accusato di aver omesso a Roma un caso di aggressione sessuale commesso negli anni '70 da un sacerdote di Düsseldorf di cui sarebbe venuto a conoscenza nel 2015.

Ma proprio in queste ore il quotidiano "Die Welt" ha fatto sapere che la Congregazione per la dottrina della fede, mentre si sta occupando del dossier Maria 2.0, avrebbe chiuso il fascicolo relativo alla condotta di Woelki aperto probabilmente a seguito della richiesta di informazioni avanzata dal vescovo di Münster Felix Genn in quanto vescovo suffraganeo più anziano della provincia ecclesiastica. Il giornale tedesco, citando fonti romane, ha scritto che l'ex Sant'Uffizio avrebbe stabilito che l'arcivescovo di Colonia si sarebbe comportato correttamente nel 2015 nell'affrontare il caso divenuto di pubblico dominio dopo un articolo del “Kölner Stadt-Anzeiger”. 

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