a cura di Stefano Fontana
  • IL PROBLEMA

Il Sinodo tedesco: pietra tombale sulla DSC

Sul carattere rivoluzionario del sinodo tedesco è già stato scritto molto. Esso non riguarda solo la Chiesa tedesca perché avrà un forte influsso su tutte le Chiese del centro e del nord Europa e trascinerà anche molte Chiese latinoamericane.

Le principali novità contenute nei documenti preparatori riguardano la morale sessuale. Il testo preparatorio del 4 settembre 2020, destinato al lavoro delle conferenze regionali, presenta numerose rotture con la morale tradizionale.

Prima di tutto viene detto che “l’apertura alla trasmissione della vita non è determinante per ciascun singolo atto, ma va piuttosto affermata nello sviluppo complessivo di un rapporto di coppia intrapreso con dedizione e fondato sulla durevolezza”. Questa impostazione si colloca dentro la dottrina dell’”opzione fondamentale” condannata dalla Veritatis splendor. In altri punti del documento di lavoro si ribadisce l’importanza dell’apertura alla vita, ma il passaggio ora visto ne indebolisce la portata e apre la strada ad eccezioni.

In secondo luogo, si legge: “La fecondità va intesa in senso più ampio della facoltà, possibile solo nell’unione sessuale di una donna con un uomo, di generare una nuova vita. Allarghiamo il concetto di fecondità oltre l’apertura ad una nuova vita e assegniamo alla fecondità di ciascun essere umano anche una dimensione sociale e personale. Anche coppie dello stesso sesso e altri tipi di coppia che non possono generare una nuova vita portano in sé il potenziale di una vita feconda”. Queste osservazioni non si limitano alle coppie eterosessuali sterili, ma ad ogni coppia anche omosessuale e legittimano la maternità o paternità “di intenzione” che sta alla base della frantumazione delle figure genitoriali tramite la fecondazione artificiale.

In terzo luogo, il documento di lavoro riprende uno dei concetti centrali dell’Esortazione Amoris laetitia, ossia che le leggi morali non sono precetti o ordini ma indicazioni di un ideale rispetto al quale gli uomini si trovano in diverse posizioni a seguito della loro fragilità e debolezza, sicché una situazione un tempo definita di peccato potrebbe invece essere la massima perfezione possibile nelle loro relazioni. Di conseguenza “vediamo nel matrimonio la forma preferita, ma non l’unica, per vivere l’amore e la sessualità all’interno di un rapporto”. I valori determinanti sono indicati nella durevolezza, nella fedeltà, nell’esclusività e nell’armonia (“Riconosciamo dignità ai diversi orientamenti sessuali e alle diverse identità sessuali così come alle relazioni di coppia che siano fondate sulla durevolezza, sulla fedeltà e sulla esclusività”), che sono elementi privi di contenuto e quindi applicabili ad ogni contenuto. Ciò spiega perché la Chiesa oggi si sforzi di aiutare le coppie omosessuali alla fedeltà e non metta più in discussione la liceità morale del contenuto della relazione.

Il sinodo tedesco toccherà anche altri temi, ma anche soffermandosi solo su questi si può notare che viene messa una pietra tombale sulla Dottrina sociale della Chiesa. Il tema della sessualità è di fondamentale importanza per essa, in quanto è collegato con il matrimonio, la famiglia, la procreazione, l’educazione. Sulla sessualità si fondano i tre principi non negoziabili della vita, della famiglia e della libertà di educazione. Sulla sessualità si fonda la famiglia intesa come cellula della società, come società naturale e non solo come aggregazione sociale. Sulla esclusività del matrimonio come ambito per un esercizio veramente umano della sessualità, si fonda il significato pubblico e non privato della relazione d’amore tra un uomo e una donna, significato pubblico che non può essere riconosciuto alla coppia omosessuale.

La sessualità è l’origine della socialità e della società e tutti i discorsi su questo tema riguardano anche la Dottrina sociale della Chiesa. La privatizzazione dei figli, che consegue ad una completa privatizzazione della sessualità, degrada l’essere umano fin dal primo momento ed è contraddittorio, date queste premesse, pretenderne la valorizzazione in seguito. La società che perde il concetto di dignità della persona nel momento iniziale della procreazione e del corretto uso della sessualità umana è destinata a subire una ferita alle origini impossibile da sanare in seguito. Se si toglie la responsabilità dalla sessualità, come sarà possibile trovarla in altri ambiti successivi della vita sociale? Se, come nel testo dei vescovi tedeschi, si parla di consapevolezza, responsabilità e autodeterminazione solo in senso soggettivistico, non ci sarà più posto per norme pubbliche fondate sul diritto naturale; e la stessa autorità politica sarà vincolata da un indistinto rispetto per un’astratta dignità della persona, da intendersi in modo talmente vago da andare bene per tutte le situazioni di vita.

Possiamo allora dire che il sinodo tedesco potrà porre una pietra tombale sulla Dottrina sociale della Chiesa, perché nega la socialità della società al suo stesso inizio, ossia nella sessualità umana (Stefano Fontana).