• LE PAROLE SU FACEBOOK

Il Saviano blasfemo che non vuole accogliere la Salvezza

Provocare, dissacrare, rovinare ai cristiani la festa del Natale: questa la volontà implicita nel post di Saviano che offende la Santa Famiglia. Lo scrittore, rimasto per colpa propria sordo e cieco alla voce e presenza del Risorto entrato nel cenacolo a porte chiuse, non può accettare il mistero del Dio fatto Bambino e della verginità perpetua della Sua Santa Madre. Eppure, basterebbe lasciare da parte la superbia, e alzare lo sguardo.

La libertà di pensiero non c’entra niente, se non altro perché tale libertà suppone di avere almeno un pensiero degno di questo nome; e la libertà di espressione c’entra ancor meno, perché non di esternazione di un proprio punto di vista, ma di volontà di provocare, dissacrare, rovinare ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà la festa del Santo Natale si tratta.

Non è neppure la ricerca di un confronto, di un dibattito che ha spinto Roberto Saviano a scrivere su Facebook parole e proporre immagini semplicemente blasfeme, offensive, stomachevoli, incapaci persino di proteggere con pudore e rispetto il momento del parto di una semplice donna - come la ritiene lui -, nel momento in cui, nel dolore, lascia libero un uomo di tessere la propria vita.

Saviano non cerca il confronto, ma pontifica dal suo personale pulpito in un modo che è totalmente autoreferenziale, a misura della propria incapacità di vedere la Salvezza apparsa nella storia, lui, impotente ad alzare lo sguardo al di là della miseria di questo mondo; lui, avvoltolato dentro la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non può nemmeno immaginare che Dio abbia ripristinato, in modo ancora più mirabile, la verginità originaria, ristabilendo la legge dell’integrità, secondo la quale sono la purezza e la castità ad essere potentemente feconde.

Lui, rimasto intrappolato nel tempo, non crede allo squarcio sull’eternità provocato dalla risurrezione del Figlio della Vergine, quella risurrezione che preserva intatto il sepolcro e lo lascia senza violare i sigilli posti dalle guardie; proprio lui, Saviano, non può credere che il Figlio di Dio non solo non abbia violato, ma sia stato il garante e il custode dell’integrità della Madre. Egli, rimasto per colpa propria sordo e cieco alla voce e alla presenza del Risorto entrato nel cenacolo a porte chiuse, non può credere che Dio sia entrato e uscito dalla Madre senza aprire le porte della Vergine.

Occorre certo la fede per accogliere questi misteri, ma il dono della fede attecchisce laddove l’uomo acconsente ad andare oltre il proprio naso, accetta di elevarsi al di sopra dell’idolatria del piacere, si sforza di vivere la relazione con il prossimo non secondo la cifra del dominio e dello sfruttamento - incluso quel sempre più diffuso sfruttamento del povero, di cui ci si riempie la bocca per farsi “belli” davanti agli uomini -, non come violazione e offesa dell’anima e del corpo altrui.

È per questo che Saviano non può accettare il mistero del Dio fatto Bambino, per questo si è reso incapace anche solo di desiderare il mistero della Madre di Dio sempre Vergine e quello della rispettosa e amorosa accoglienza dello Sposo purissimo di Lei.

L’uomo che va dietro alle proprie voglie non vuole nemmeno provare a considerare l’attestazione di duemila anni di testimonianze; all’uomo che non vuole accogliere e che accosta i misteri della fede solo per infangarli, non serve a nulla proporre di constatare gli innumerevoli segni lasciati dalla sempre Vergine e dal Figlio suo divino nelle carni di migliaia di persone miracolate, o nell’anima di milioni di convertiti. L’uomo carnale, che vuole continuare ad essere solo carnale, non sa ascoltare la voce che risuona nei secoli, da Oriente a Occidente, e che attesta la verginità della Madre prima del parto, nel parto e dopo il parto.

A coloro che ribattono che l’esperienza avalla che ogni concepimento pone fine alla verginità e che il parto non è senza dolore, Anfilochio di Iconio - il grande amico di san Basilio, san Gregorio di Nissa e san Gregorio Nazianzeno - esorta ad «ascoltare intelligentemente: per ciò che concerne la sostanza della verginità, le porte verginali non furono aperte in nessun modo; e questo accadde per volere di Colui che era stato fino allora portato nel seno di lei, secondo quanto dice di lei la profezia: “Questa è la porta del Signore; egli vi entrerà e ne uscirà; e la porta rimarrà chiusa” (Ez 44, 2). Perciò per quanto riguarda la sostanza della Verginità, le porte verginali non furono aperte in nessun modo».

E se dal mondo greco vogliamo spostarci a quello latino, la musica non cambia; cambia solo l’interprete, che questa volta è san Girolamo: «Volete sapere come sia nato dalla Vergine  e dopo la nascita la Madre stessa sia ancora vergine? La porta era chiusa e Gesù entrò. Nessun dubbio che la porta fosse chiusa e colui che entrò attraverso la porta chiusa non era un fantasma, uno spirito; era un vero corpo. Dice infatti: “Guardate e vedete, perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che io ho” (Lc. 24, 39) […] È all’interno colui che è entrato e non si vede come sia entrato. Non sai come sia avvenuto e lo attribuisci alla potenza di Dio. Alla medesima onnipotenza attribuisci il fatto che sia nato da una Vergine e che tuttavia la stessa Vergine sia rimasta tale dopo il parto».

E si potrebbe proseguire con decine e decine di testimonianze. Dunque, noi abbiamo Padri e Dottori, santi e peccatori rigenerati, malati nel corpo e nello spirito ad attestare la verginità perpetua della Madre e la divinità del Bambino; ma lui, Saviano, chi ha? Pensate che abbia ritrovato le perizie ginecologiche fatte su di lei? No, non le ha; ha solo la propria arroganza e incredulità a dargli ragione. Ed è sulla base di se stesso che pontifica e offende.

Eppure lei, la Vergine, che ha partorito senza dolore né lesione il Figlio di Dio, ha però generato nelle sofferenze più atroci il Corpo mistico di Lui, meritando così realmente e pienamente il titolo di Corredentrice. Le nostre anime, l’anima di Saviano, le sono costate ben più che i dolori del parto; e tanto amore viene nella storia ripagato con l’incredulità di chi rifiuta di riconoscerla Madre di Dio, sempre Vergine, Immacolata, Corredentrice e Mediatrice, confermando anche in questo la sua perfetta identificazione con Colui che «venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1, 11).