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strabismo democratico

Il Qatargate fa tremare il Pd e imbarazza i media

Panzeri inizia a "cantare" e la sua commercialista è stata arrestata. All'epoca di Tangentopoli uno scandalo simile a quello legato ai "soldi del Qatar" avrebbe tenuto banco su giornali e tv, che oggi invece balbettano perché smonta definitivamente il mito della diversità morale dei post-comunisti. L'"operazione verità" ciclicamente invocata non sembra valere per loro.

Politica 20_01_2023

Fosse accaduto all’epoca di Tangentopoli, l’arresto di Rosanna Bellini, commercialista di Antonio Panzeri, avrebbe occupato stabilmente le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali almeno per qualche giorno. Invece i media, che dimostrano di parlare sempre malvolentieri del Qatargate, tendono a minimizzare la portata di uno scandalo che fa tremare i vertici del Pd e rischia di provocare un terremoto simile a quello delle inchieste di Mani pulite. In quell’occasione lo strabismo della Procura di Milano e altri condizionamenti internazionali impedirono di indagare ad ampio spettro su tutte le forze politiche e si diffuse il fondato sospetto che ci fosse una certa riluttanza a scavare negli ambienti dei post-comunisti.

Oggi sono proprio quegli ambienti l’epicentro delle trame di corruzione internazionale che stanno emergendo in Belgio e dunque non sarebbe in alcun modo possibile frenare la valanga giudiziaria che si sta abbattendo su ex parlamentari europei di quel colore politico. L’arresto della Bellini, che secondo gli inquirenti sarebbe l’artefice della rete societaria utilizzata per movimentare e riciclare i soldi della presunta corruzione, sta togliendo il sonno ai vertici Pd, che intravvedono il flop alle primarie di febbraio, già rinviate dal 19 al 26, proprio per il timore di dover celebrare un funerale più che una votazione di partito.

I più preoccupati sono i vertici lombardi del Pd, in particolare il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha nominato quella donna nel collegio sindacale di Milano Sport e in quello di Afol Metropolitana. La Bellini è infatti componente di numerose società partecipate ed è, come si dice in gergo lottizzatorio, “in quota Partito democratico”, anche se i dem continuano a girarsi dall’altra parte e a negare che il marcio si annidi nel loro partito. Troppo comodo generalizzare le accuse quando ad essere preso con le mani nella marmellata è un avversario politico e invece parlare di responsabilità esclusivamente personali quando l’indiziato di reato è un proprio uomo.

Antonio Panzeri, l’ex parlamentare Ue arrestato per corruzione, ha iniziato a “cantare”. Gli sarebbe stata promessa una riduzione di pena in caso di confessione e lui non si è fatto pregare. Sta vuotando il sacco e sta facendo nomi e cognomi, sta raccontando i particolari di queste trame sin qui occulte che hanno prodotto corruzione internazionale, riciclaggio di denaro e un forte condizionamento sulle decisioni che le istituzioni europee hanno preso per anni.

La Bellini è una figura chiave perché ha rapporti stretti con la famiglia Panzeri, che segue come commercialista, ed è vicina anche all’ex assistente parlamentare Francesco Giorgi. Ora si trova in regime cautelare agli arresti domiciliari, come disposto dal giudice della Corte d’Appello di Milano, dopo aver trascorso una notte nel carcere di San Vittore. È stata fissata per la fine di gennaio l’udienza in cui sarà discussa la richiesta di estradizione in Belgio.

Il Qatargate rappresenta uno spartiacque nella storia politica italiana ed europea perché smonta definitivamente il mito della diversità morale dei post-comunisti, svelandone la perversa ipocrisia rispetto alla dimensione etica dell’impegno politico. Per la sinistra ideologica si tratta di una sconfitta culturale prima ancora che politica.  Tutto questo, però, trova tiepidi i principali commentatori di vicende politiche, i cosiddetti analisti politici, che per anni, di fronte all’ondata di accuse nei confronti di Silvio Berlusconi e del centrodestra, hanno promosso e alimentato vere e proprie campagne mediatiche incentrate sul presunto malaffare dell’intera classe politica di centrodestra e sulla sua conseguente inaffidabilità.

Si è parlato ciclicamente in Italia, durante diverse concitate stagioni del rapporto tra politica, giustizia e informazione, di “operazione verità”. Da più parti si è auspicata una chiarificazione delle effettive responsabilità degli attori in campo, per consentire al Paese di ripartire, di rigenerarsi, di aprire una fase nuova della sua storia, contrassegnata da trasparenza e rispetto delle regole alla base del confronto politico. Anche questa volta, di fronte a tutto ciò che di disarmante e disgustoso sta emergendo dal Qatargate, ci sarebbe da aspettarsi una presa di posizione perentoria da parte dei Saviano di turno, degli opinionisti da talk show e degli abituali implacabili censori dei costumi politici. Fornire una completa, corretta e aggiornata informazione sul Qatargate, senza veli e reticenze, vorrebbe dire avviare quella auspicabile “operazione verità” in grado di liberare definitivamente il Paese da pregiudizi ideologici del passato e ingombranti ipoteche culturali.