a cura di Benedetta Frigerio
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Il primo ministro pakistano Imran Khan difende la decisione dei giudici di assolvere Asia Bibi

In Pakistan si moltiplicano le proteste per l’assoluzione di Asia Bibi. Istigati dal partito Tehreek-e-Labbaik Pakistan, i dimostranti minacciano di morte lei e promettono di uccidere i giudici che l’hanno assolta. Il primo ministro Imran Khan, in carica dallo scorso agosto, in un messaggio televisivo ha chiesto alla popolazione di non aderire agli appelli dei gruppi radicali islamici. L’agenzia di stampa AsiaNews riporta brani del suo discorso . “Può – ha detto Iran Khan – funzionare un governo se una persona chiede di assassinare i giudici, rivoltarsi contro i capi dell’esercito e bloccare le strade? Quale errore ha fatto il governo in tutto questo? Stiamo già cercando con fatica di uscire dalle nostre crisi economiche”. Condannando i gruppi radicali islamici che guidano le manifestazioni e il loro linguaggio, ha aggiunto: “un Paese  non può essere bloccato per il fatto che non vi piace una sentenza della Corte suprema. La gente sta avendo dei danni; quelli che lavorano a paga giornaliera non possono nutrire i loro bambini. Chiedo a tutti di andare contro questa istigazione. Questi criminali non stanno servendo l’islam. Essi stanno solo giocando per fini politici, per aumentare il loro bacino di voti”. Infine Khan ha avvisato la popolazione che il suo governo è pronto a prendere misure drastiche: “lo Stato – ha detto – si assume ogni responsabilità per proteggere vite e proprietà. Non costringeteci a passare all’azione”. Leader cristiani e attivisti – riferisce AsiaNews – hanno ringraziato il premier per il suo intervento. Tra gli altri l’agenzia di stampa riporta il commento di Samuel Pyara, presidente del Forum per l’applicazione dei diritti delle minoranze che il giorno precedente ha assistito in aula alla lettura della sentenza: “l’eroe del cricket – ha detto  riferendosi a Khan che è stato campione mondiale di cricket – ha preso il toro per le corna. Nessuno può prendere in ostaggio lo Stato”.