• NUOVE FRONTIERE

Il poliamore occidentale e il monoamore islamico

Una nuova generazione di femministe conia un bizzarro neologismo che demolisce la coppia e sdogana un sentimento "a più direzioni".

Poligamia
Una volta si cantava “Only you”. Ora è passato di moda a meno che non si voglia tradurre il ritornello di quella celebre canzone anni ’60 con “Solo voi” al posto del corretto “Solo tu”. E sì perché le nuove frontiere dell’amore non hanno davvero più confini. Un dì c’era il grande piccolo universo della coppia, sfera privatissima di affetto a due. Ora Schengen è entrato anche nell’innamoramento, abbattendo ogni dogana affettiva, e l’amore travalica gli stretti confini della coppia: non si divide o si moltiplica più per due, bensì per tre, quattro o più. Si chiama poliamore, bizzarro neologismo coniato da più soggetti tra cui Diana Moore (in arte Morning Glory Zell), Jennifer Wesp e Françoise Simpère, donne che in vita hanno fatto un po’ di tutto: femministe, poetesse, sacerdotesse, sciamane, newagers.

Il termine poliamore, manco a dirlo, è polivalente. Può indicare una coppia non sposata che è legata affettivamente e sessualmente ad altre coppie. O più singoli/coppie non sposate/coppie sposate che si sentono vincolate sentimentalmente e carnalmente le une alle altre e che formano un unico gruppo poliamoroso. Oppure si tratta di due coniugi che alla luce del sole intrattengono rapporti sessuali con altri soggetti. Il poliamore può infine essere riferito alla vera e propria poligamia nelle sue varianti di poliginia (più mogli) e poliandria (più mariti, assai raro). Sia avvertito Cupido: riempia bene la sua faretra di molte frecce perché ne avrà bisogno.

Questo sistemone del nuovo amore declinato secondo le polidevianze dei loro ideatori
e adepti dovrebbe mirare, nelle sue innumerevoli varianti, a ravvivare il rapporto di coppia in specie quello matrimoniale. Un tonico del cuore per menti sotto tono. E’ questo che dichiara la Simpère nei suoi due libri Amar più uomini e Guida agli amori plurali per un’ecologia amorosa (non si sa come mai il poliamore fa bene all’ambiente) e che ha ripetuto di recente anche su “Sette”, settimanale del Corriere della Sera. La scrittrice francese difende e diffonde il poliamoroso-pensiero perché ha sperimentato in prima persona il pluralismo del talamo con il non celato intento rivoluzionario di sfasciare l’istituto del matrimonio, parto deforme di una “società capitalista dura e possessiva”.

Quello che infatti non va giù ai poliamanti è quel “prendo te come mia/o legittima/o sposa/o” del consenso matrimoniale (ormai oggi scolorato nel più mite e postconciliare “accolgo te”). In amore nessuno è proprietà di nessuno. Tutti sono di tutti. E poi perché pretendere l’esclusiva? Non è forse questo un modo per svilire il sentimento amoroso? Basta barriere. Che i baci e le carezze siano terreno demaniale aperto al pubblico. Chi l’ha detto infine che la fedeltà è monodirezionale? Si può essere benissimo fedeli a più persone. Insomma a dar retta ai filosofi del poliamore sulla panchina dei due innamoratini di Peynet dovremo far presto spazio ad altra gente. Vero, poco romantico ma molto godereccio e liberante.

Ovviamente in tutto questo magma di scorrettezze amorose il paradigma culturale del politicamente corretto non si tocca: si può giocare contemporaneamente su più tavoli da gioco dell’amore a patto che ci sia trasparenza e sincerità nel rapporto di coppia. Altrimenti si scade nella volgare scappatella, squallida condotta da borghesucci. Per farla breve: tutto si può fare a patto che valga la regola della glasnost affettiva.

E mentre qui in occidente si tenta di sdoganare la poligamia o qualche suo succedaneo, l’islam sembra voltargli le spalle. Secondo il settimanale “Jeune Afrique” che ha trattato il tema lo scorso 23 settembre, la poligamia è controproducente in relazione all’ “evoluzione socioeconomica contemporanea ed alle sue conseguenze sulle strutture familiari”. Ed è questo il nuovo trend del mondo musulmano. Qualche esempio: in Turchia la poligamia è stata abolita; in Marocco la poligamia è permessa dal Codice di Famiglia solo “per casi di forza maggiore”; in Algeria il coniuge deve provare che tratta le mogli tutte allo stesso modo; il Parlamento regionale del Kurdistan ha previsto la possibilità di avere due mogli ma solo nel caso in cui la prima sia sterile o abbia una malattia venerea. L’Alto Commissariato per i Diritti dell’Uomo dell’Onu nota con soddisfazione che il governo giordano ha sottoposto la poligamia a “condizioni restrittive in vista di una trasformazione progressiva delle mentalità”. In Tunisia infine i rapporti poligamici sono vietati dal Codice Civile. Tunisia che ha visto confrontarsi nelle ultime recentissime elezioni il partito islamico Ennahda con quello laico del Partito Democratico Progressista. Quest’ultimo tramite suo portavoce ha fatto sapere pochi giorni fa che la poligamia è da rigettare in toto perché snatura il vero rapporto matrimoniale che non può che essere formato da due sole persone.

Eppure che l’amore nasca in cuore e cerchi solo un altro cuore è cosa risaputa da sempre e così evidente almeno per noi nostalgici del monoamore. E ce lo dicono persino i muri. Sì, quei muri dove i nostri ragazzi scrivono in tutte le salse e in tutti gli slang possibili: “Io  e Te per sempre”