• CORREGGIO

Il Pd teme ancora il beato Rivi, ucciso dai partigiani

L’amministrazione comunale di sinistra di Correggio ha deciso di non concedere il patrocinio alla presentazione del libro di Andrea Zambrano sul giovane seminarista Rolando Rivi, ucciso a 14 anni dai partigiani rossi nel 1945 e beatificato da papa Francesco. Dopo 70 anni, la morte di Rivi fa ancora paura alla sinistra.

La copertina del libro di Andrea Zambrano

Il giudizio più tranchant è quello dell'arcivescovo di Ferrara Luigi Negri: «É da tempo che dico che la libertà in Italia sta finendo». Parole forti, parole grosse. Ma il presidente del Comitato Amici di Rolando Rivi, che ha promosso la causa di beatificazione del seminarista ucciso nel 1945 dai partigiani rossi in provincia di Modena, sa che queste operazioni puramente ideologiche nascondono l'intenzione di censurare ciò che non si deve e non può dire.

Sembra, infatti, che all'intellighenzia di sinistra la figura del beato Rolando Maria Rivi non vada proprio giù. Prima 70 anni di oblio, poi la beatificazione del seminarista 14enne ucciso in odium fidei dai partigiani comunisti sul finire della guerra che ha fatto storcere il naso a Comuni del posto, così prodighi di aiuti verso l'Anpi e le iniziative sulla Resistenza. E infine, e la Nuova Bussola Quotidiana fu tra i primi a denunciarlo, la visita alla mostra sul beato negata ad una scolaresca in provincia di Reggio. Adesso lo spirito di censura colpisce anche i libri.

Ne sa qualcosa il giornalista Andrea Zambrano, collaboratore della Nuova bussola, che ha recentemente dato allo stampe il libro Rolando Maria Rivi il martire bambino (Ed. Imprimatur). Zambrano è atteso oggi alla presentazione del libro nella sua Correggio, paese dove è nato 37 anni fa e dove proprio un anno dopo Rolando, venne ucciso dai partigiani comunisti don Umberto Pessina, l'ultimo tra gli 11 sacerdoti e religiosi assassinati durante la Resistenza. Un libro scritto da un correggese per un argomento locale, ma allo stesso tempo universale visto che il martirio di Rolando Rivi richiama quello “fotocopia” di Josè Del Rio, il martire messicano che come Rolando voleva difendere la Cristianità dai nemici della fede, di cui in questi giorni si parla molto essendo uscito in Italia il film Cristiada che ne racconta la storia.

Ebbene, il Circolo Piergiorgio Frassati ha invitato Zambrano e come spesso fa, secondo una convenzione consolidata con l'amministrazione comunale, ha chiesto al sindaco il patrocinio per sostenere le spese di noleggio della sala e di organizzazione dell'evento. Sembrava una prassi scontata. Invece è successo quello che neanche in un capitolo di Mondo piccolo aveva mai raccontato. Il sindaco ha dovuto dedicare al dossier Rivi ben tre giunte. Tante ce ne sono volute per arrivare alla decisione finale di non concedere il patrocinio, contravvenendo ad una collaborazione ormai decennale. Il fatto è che il sindaco Pd, Ilenia Malavasi, si è trovata la giunta letteralmente spaccata in due. Da un lato due assessori, uno di estrazione cattolica, che, coincidenza, è nipote del parroco di Rolando. Dall'altro un esponente di estrazione ex diessina. I due, dopo aver letto il libro, hanno convenuto che meritasse un contributo del Comune. Dall'altra parte gli altri assessori che senza aver letto il libro hanno sentito puzza di sgambetto all'Anpi. Un timore ingiustificato dato che l'Anpi, che tra l'altro beneficia di parecchi soldi che escono dalle casse dei Comuni reggiani per promuovere le proprie iniziative, era presente con il presidente provinciale alla beatificazione del seminarista, con il capo cosparso di cenere. Per gli assessori contrari, evidentemente per motivi ideologici, è bastato il nome e la storia a farli arroccare su posizioni decisamente demodè. E forse anche il nome dell'autore, non proprio gradito all'establishment della sinistra locale.

Il risultato è che il Circolo ha protestato per il trattamento ricevuto e i partiti di opposizione si sono stracciati le vesti: dopo aver espresso solidarietà all'autore e al circolo per la censura, si sono incaricati offrire la disponibilità a patrocinare l'evento, che sarà moderato dal giornalista di Avvenire Andrea Galli. A dare sostegno sono arrivati proprio tutti: da Forza Italia alle due liste civiche centriste fino addirittura ai Cinquestelle. Un tentativo di riparare ad una mancanza del Comune che non si è nemmeno degnato di dare una risposta al Frassati per spiegare il rifiuto. Un rifiuto che è sembrato ai più ideologico e strumentale perché il libro non accusa l'Anpi, ma cerca di comprendere tutte le dinamiche, giudiziarie, storico-sociali ed ecclesiali, di una beatificazione che per la Chiesa ha significato entrare a pieno titolo del dibattito sulla Resistenza sancendo che nel triennio '43-'46 si moriva in odio alla fede.

Il libro di Zambrano, infatti, affronta la storia di Rolando raccontando, documenti e testimonianze inedite alla mano, il pesante clima in cui il giovane seminarista si trovò a vivere e a testimoniare la sua fede. Un clima che il Pci e la vulgata resistenziale continuarono ad inquinare nonostante tre sentenze di un tribunale italiano che sancirono come Rolando non fosse una spia dei nazifascisti, ma venne ucciso per l'adesione alla sua fede in Cristo. Il lavoro di Zambrano cerca anche di dare risposte a quelle domande, spesso scomode, che hanno attanagliato la Chiesa reggiana che ha compiuto un lungo cammino di catarsi per accettare questo martirio e promuoverlo anche nel culto pubblico, lasciandosi alle spalle anni di compromessi nel nome della riconciliazione e un diffuso sentimento di disinteresse, se non di ostilità dettata da disinformazione e depistaggi, nei confronti del giovane martire.

Rolando ad esempio, come ha scoperto Zambrano, non era solo quando veniva torturato e ucciso da due partigiani comunisti alle Piane di Monchio. Con lui c'erano dei coetanei e conoscenti, partigiani e componenti di quella brigata, i quali non fecero nulla per impedire quella barbara uccisione perché Rolando, come recita la sentenza di secondo grado che condannò gli assassini, costituiva un «ostacolo alla penetrazione del comunismo in ambito locale». Eliminarlo dunque, significava eliminare un testimone scomodo. E dopo 70 anni è ancora difficile accettarlo.

 

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