• ESORTAZIONE APOSTOLICA

Il Papa propone la «santità della porta accanto»

Presentata ieri in Vaticano Gaudete et exsultate, la terza esortazione apostolica di Papa Francesco che si occupa di via alla santità nel mondo contemporaneo. Sancito il primato dell'azione, pur non tralasciando la preghiera, volta al cambiamento sociale.

Papa Francesco

«Una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità». E’ uno degli esempi tratti da Gaudete et exsultate, la terza esortazione apostolica di Papa Francesco presentata ieri in Vaticano e che si occupa appunto di via alla santità nel mondo contemporaneo.

Come si comprende dall’esempio della comare che resiste, «non è un trattato sulla santità», ma è un documento che vuole favorire una «santità della porta accanto», come scrive Francesco. Una chiamata ad essere santi a cui tutti devono poter rispondere, «ognuno per la sua via».

L’AGIRE CHE SANTIFICA

Il testo riprende i temi cari al papato di Bergoglio. Occorre concepire la vita come «una missione» e l’identificazione «con Cristo e i suoi desideri implica l’impegno a costruire, con Lui, questo Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti». Tra preghiera e servizio, il Papa propone un certo primato dell’azione, pur non eliminando la preghiera. «Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio».

Dopo aver indicato la via della beatitudini come strada maestra per la santità cristiana, il Papa si sofferma sulla «grande regola di comportamento»: il fatto che saremo giudicati sulla carità (Mt 25, 36). E «in questo richiamo a riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti si rivela il cuore stesso di Cristo, i suoi sentimenti e le sue scelte più profonde, alle quali ogni santo cerca di conformarsi». Un azione, dice il Papa citando un documento dei vescovi canadesi, in cui «non si tratta solo di realizzare alcune buone azioni, bensì di cercare un cambiamento sociale».

LA DIFESA DELLA VITA COME L’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI

Bisogna evitare di agire senza coltivare la propria relazione con il Signore, ma Francesco mette in guardia «l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. O lo relativizzano come se ci fossero altre cose più importanti o come se interessasse solo una determinata etica o una ragione che essi difendono». Per questo Francesco dice che «la difesa dell’innocente che non è nato» (chiara, ferma e appassionata), è sullo stesso piano della difesa della «vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto».

E’ il superamento di quei principi non negoziabili che fin dall’inizio del pontificato Bergoglio ha più volte espresso, dicendo che per lui tutti i valori non sono negoziabili. Difesa della vita, famiglia e libertà di educazione, sono principi più che valori, e hanno caratterizzato i pontificati precedenti e costituiscono i cardini antropologici della dottrina sociale della Chiesa. Francesco scrive nell’esortazione che «spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi “seri” della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano, a cui si addice solo l’atteggiamento di mettersi nei panni di quel fratello che rischia la vita per dare un futuro ai suoi figli».

I RIGIDI: PELAGIANI E GNOSTICI

Il secondo capitolo riprende un altro tema caratteristico del pontificato di Francesco, la lotta contro quella che individua come una duplice tentazione spirituale e che diventa quindi un «sottile nemico della santità». Recentemente la congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato un documento, Placuit deo, in cui ha specificato come possono essere intesi i concetti di neo-pelagiani e neo-gnostici che il Papa ha introdotto. In Gaudete et exsultate si ribadisce che si tratta di persone che pensano di salvarsi da sole, con la sola forza dell’intelligenza o della volontà, gnostici i primi, pelagiani i secondi. Ma oltre questa indicazione di massima, potremmo dire che i due gruppi sono quei «rigidi» contro cui più volte Francesco ha fatto sentire la sua voce. «Quando qualcuno ha risposte per tutte le domande», scrive, «dimostra di trovarsi su una strada non buona ed è possibile che sia un falso profeta, che usa la religione a proprio vantaggio, al servizio delle proprie elucubrazioni psicologiche e mentali».

Si manifesta anche con «l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche, l’attrazione per le dinamiche di auto-aiuto e di realizzazione autoreferenziale».

I RISCHI DEL CONSUMISMO E DEL WEB

«Il consumismo edonista può giocarci un brutto tiro, perché nell’ossessione di divertirsi finiamo con l’essere eccessivamente concentrati su noi stessi, sui nostri diritti e nell’esasperazione di avere tempo libero per godersi la vita. Sarà difficile che ci impegniamo e dedichiamo energie a dare una mano a chi sta male se non coltiviamo una certa austerità (…) Anche il consumo di informazione superficiale e le forme di comunicazione rapida e virtuale possono essere un fattore di stordimento che si porta via tutto il nostro tempo e ci allontana dalla carne sofferente dei fratelli».

In un altro passaggio riferito dove si parla delle armi per la santità, c’è un riferimento al clima del web che non favorisce la mitezza e la pazienza. «Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui. Così si verifica un pericoloso dualismo, perché in queste reti si dicono cose che non sarebbero tollerabili nella vita pubblica, e si cerca di compensare le proprie insoddisfazioni scaricando con rabbia i desideri di vendetta».

IL DEMONIO NON E’ UN MITO

Dopo le polemiche sull’inferno inesistente, teorizzato da Eugenio Scalfari nell’ultima sua trascrizione giornalistica di un colloquio privato avuto con il Papa, Francesco scrive a tutti i cattolici che «non ammetteremo l’esistenza del diavolo se ci ostiniamo a guardare la vita solo con criteri empirici e senza una prospettiva soprannaturale». Mentre c’è, ed è «un essere personale che ci tormenta». «Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea».