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Il Papa a Nicea: è in gioco la fede nell'Incarnazione

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Nel luogo in cui 1700 anni fa si svolse il primo concilio, Leone XIV ha recitato il Credo insieme al patriarca Bartolomeo e agli altri capi delle Chiese ortodosse. Il desiderio della piena comunione e il monito sul nuovo arianesimo che riduce Cristo a un leader carismatico, negando o ignorando che Egli è Dio.
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Ecclesia 29_11_2025
(AP Photo/Khalil Hamra) Associate Press/ LaPresse

Il momento clou del primo viaggio apostolico di Leone XIV è arrivato ieri, negli scavi dell’antica basilica di San Neofito di Iznik. Nei pressi della riva del lago il Papa è stato protagonista di una preghiera ecumenica con Bartolomeo di Costantinopoli ed altri capi delle Chiese ortodosse.

Nello stesso luogo in cui 1700 anni fa veniva definita la professione di fede in Gesù Cristo Figlio di Dio, è stato commemorato l'anniversario del Concilio di Nicea. I leader cristiani hanno recitato il Credo insieme, concretizzando quello che Leone XIV ha chiamato nel suo discorso «il desiderio di piena comunione tra tutti coloro che credono in Gesù Cristo».
Un gesto simbolico di grande impatto perché fatto nello stesso luogo dove nel 325 d.C. il Credo venne professato e pregato per la prima volta. La confessione di fede cristologica, ha detto il Papa, «è un legame profondo che unisce già tutti i cristiani».

L'ecumenismo di Leone è affidato ancora una volta al suo "maestro" sant'Agostino dal quale ha ripreso la citazione con cui ha ricordato che «sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno». «Quanto più siamo riconciliati – ha osservato Prevost – tanto più noi cristiani possiamo rendere una testimonianza credibile al Vangelo di Gesù Cristo». La parte più rilevante del suo discorso, però, l'ha dedicata a mettere in guardia quei cristiani che «rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione». Questa tentazione viene accostata – e in qualche modo paragonata – ad Ario che  «negando la divinità di Cristo (...) lo ridusse a un semplice intermediario tra Dio e gli esseri umani, ignorando la realtà dell’Incarnazione, cosicché il divino e l’umano rimasero irrimediabilmente separati».

Leone ha lasciato İznik in elicottero, così come era arrivato, ed ha fatto ritorno nel tardo pomeriggio ad Istanbul per incontrare in privato i vescovi presso la delegazione apostolica. Prima della tappa nell'antica Nicea, a Istanbul il Papa aveva visitato la casa d'accoglienza per anziani gestita da più di un secolo dalle Piccole Sorelle dei Poveri. Qui, rivolgendosi agli ospiti, Prevost ha denunciato come «in molti contesti sociali, dove domina l’efficienza, il materialismo, si è perso il senso del rispetto per le persone anziane».

Questo secondo giorno di viaggio era iniziato incontrando vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, e operatori pastorali nella cattedrale dello Spirito Santo. Il Papa li ha definiti la  «comunità chiamata a coltivare il seme della fede trasmessoci da Abramo, dagli Apostoli e dai Padri». I numeri ridotti dei cattolici in Turchia non devono esser un problema, anzi. «Questa logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa» perchè, ha detto Leone XIV,  «essa non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale» dal momento che la Chiesa «vive della luce dell’Agnello e, radunata attorno a Lui, è sospinta per le strade del mondo dalla potenza dello Spirito Santo». Oggi il Papa visiterà la Moschea blu così come Benedetto XVI e Francesco. 
 

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