a cura di Benedetta Frigerio
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Il Pakistan ricorda Shahbaz Bhatti a dieci anni dalla sua morte

Il 2 marzo 2011 moriva in Pakistan Shahbaz Bhatti, ministro cattolico per le minoranze, unico ministro cristiano del governo, ucciso da integralisti islamici a Islamabad. Ha pagato con la vita il suo impegno contro la legge sulla blasfemia, che per la gravità delle sanzioni che vanno fino alla pena capitale è soprannominata “legge nera”, e la coraggiosa difesa di Asia Bibi, la cristiana in carcere per 10 anni, condannata a morte e liberata solo nel 2018 essendo stato accertato che le accuse di blasfemia rivoltele da alcune sue compagne di lavoro erano false. Due mesi prima, il 4 gennaio, era stato vittima di un attentato, compiuto da una delle sue guardie del corpo, il governatore della provincia del Punjab, Salmaan Taseer, anche lui per essersi opposto alla legge sulla blasfemia e aver sostenuto l’innocenza di Asia Bibi. Il decimo anniversario della morte di Shahbaz Bhatti è stato celebrato a Khushpur, il suo villaggio natale dove è sepolto, da una solenne Eucarestia svoltasi sul piazzale della chiesa, presieduta da don Emmanuel Parvez, cugino di Bhatti e suo padre spirituale, che ne ha rievocato la vita “spesa per la pace, l’amore, la verità, la giustizia, il bene della patria. La sua onestà, la sua passione, la sua forza morale, la sua fede nutrita di carità e speranza, sono un patrimonio che sta a noi non disperdere e far fruttificare nell’odierna cornice sociale, politica e religiosa della nazione”. Suo fratello, Paul Bhatti, ricorda tra i suoi contributi in difesa delle pari opportunità l’introduzione di una quota del 5 per cento riservata alle minoranze nel mondo del lavoro, nei concorsi pubblici e nelle scuole e l’impegno costante nella promozione del dialogo tra le religioni. È anche grazie a lui che in Pakistan è stata istituita la “Giornata delle minoranze”, giorno festivo che cade l’11 agosto, per ricordare che sono parte integrante e preziosa del paese. Shahbaz Bhatti era nato nel 1968 in una famiglia cristiana di sei fratelli. Aveva aderito al Pakistan People’s Party ed era stato collaboratore del primo ministro Benazir Bhutto, uccisa nel 2007 da un attentatore suicida.