a cura di Stefano Fontana
  • IL CASO

Il Padre Nostro a Precenicco e Romano Guardini

Prendo spunto da un recentissimo fatto avvenuto a Precenicco in provincia di Udine. Le cronache ci dicono che il parroco, chiamato a presenziare l’inizio dell’anno scolastico alla scuola elementare è stato contestato da un’insegnante ed è stata impedita la recita del Padre Nostro. Il parroco avrebbe risposto alla contestazione affermando che “i valori cristiani sono un bene per tutti”. Il problema emerso merita di essere approfondito. Cerco di farlo utilizzando qualche idea espressa da Romano Guardini nel libro “La fine dell’età moderna”.

L’atteggiamento delle insegnanti che hanno fatto opposizione alla recita del Padre Nostro è ascrivibile alla visione oggi quasi ovunque diffusa della laicità come indipendenza dell’ordine sociale e politico dalla religione (da ogni religione), oppure come richiesta di un pluralismo religioso, vale a dire che, eventualmente, insieme al parroco ci fossero anche altri rappresentanti di altre religioni. Sono le due forme della laicità moderna: tutte le religioni fuori, tutte le religioni dentro. Credo che la motivazione di fondo sia la prima, ma teoricamente va presa in considerazione anche la seconda. Questa visione della laicità è ormai accolta anche da molti cattolici e, in genere, sono i parroci stessi che per primi non vanno più a dire il Padre Nostro all’apertura dell’anno scolastico. Per non subire contestazioni ma anche perché pensano che sia giusto così.

Il parroco di Precenicco, invece, pensa che non sia giusto così e ha fornito la sua motivazione: “i valori cristiani sono un bene per tutti”, ha detto. Dobbiamo allora considerare se questa sua risposta sia adeguata alla pretesa della laicità escludente la religione dall’ambito pubblico, laicità manifestata dalle insegnanti che si sono opposte alla recita del Padre Nostro.

Romano Guardini è convinto che i valori che noi oggi consideriamo umani e naturali - come per esempio la dignità di tutti gli uomini, la loro uguaglianza, i loro doveri e i loro diritti, il significato di essere “persona”, la vera libertà, la giustizia e la pace - siano maturati nella storia grazie al cristianesimo e che - questo è soprattutto importante - non possano mantenersi senza il cristianesimo. Ossia se la religione cristiana - come religione - si indebolisce o sparisce, anche quei valori, che pure sono umani e non religiosi, non durano.

Ora riprendiamo la posizione espressa dal parroco. Se la sua frase - “i valori cristiani sono un bene per tutti” - vuol dire che il cristianesimo è una delle tante agenzie etiche che alimentano i valori sociali, il ruolo della religione cattolica viene abbassato di livello, rinunciando alla dimensione religiosa per limitarsi a quella etica. Il parroco, però, non ha solo sostenuto i valori morali, ma intendeva anche recitare il Padre Nostro in un ambito pubblico, così lasciando intendere anche il secondo aspetto visto sopra: senza la religione cattolica i valori sociali né maturano né, una volta maturati, durano.

Non sto facendo l’esame delle intenzioni del parroco, sto ragionando in via teorica. Il punto, però, mi sembra decisivo. Da un lato si può dire che il cristianesimo è utile perché “i valori cristiani sono un bene per tutti”. Ciò però non è sufficiente. Dall’altro si può dire che il cristianesimo è indispensabile perché senza di esso i valori umani non coagulano in modo corretto e non durano. Se questa seconda posizione facesse chiaramente parte della cultura delle comunità cattoliche, la posizione del parroco - ammesso che egli volesse dire proprio questo - avrebbe trovato il sostegno adeguato.

Tornando a Guardini, egli dice anche un’altra cosa molto importante. La modernità è “sleale” - così egli scrive - con i cristiani, perché “da un lato rifiuta la dottrina e l’ordine cristiano della creazione e dall’altro rivendica a sé le conseguenze umane e culturali di quella stessa dottrina”. È il caso dell’insegnante che si è opposta alla recita del Padre Nostro a Precenicco. I valori umani dai quali lei vuole tenere fuori il cristianesimo derivano dal cristianesimo e, senza il cristianesimo come religione e non solo come più umanesimo, si deteriorano e muoiono. Questa “slealtà” confonde anche il cristiano: “In ogni parte egli trova idee e valori la cui origine cristiana era evidente e che invece erano dichiarati proprietà comune… dappertutto egli si imbatteva in valori cristiani che erano invece rivolti contro di lui”.  

Allora, a chi nega la legittimità dal Padre Nostro all’apertura dell’anno scolastico, bisognerebbe controbattere che, così facendo, si appella a dei valori che senza il cristianesimo non sarebbero mai nati e che se il cristianesimo dovesse ritirarsi non durerebbero o comunque si deformerebbero, come infatti già è accaduto come bene evidenzia la contestazione al Padre Nostro di Precenicco.

(Stefano Fontana)