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ASSOLTO IL CARDINALE

Il metodo Barbarin non esiste. Appunti per il caso Pell

La procura di Lione archivia il caso del cardinale Philippe Barbarin, accusato di aver coperto abusi sessuali di un sacerdote. Per infangarlo si era scomodato persino il governo e si arrivò a coniare l'espressione "metodo Barbarin". Ora la fine del suo calvario giudiziario. Appunti di prudenza per il caso del cardinal Pell, per il cui processo in Australia c'è già chi lo ha condannato con certezza. 

Ecclesia 13_07_2017
Il cardinale Barbarin

Ieri la diocesi di Lione ha diramato un comunicato che prende atto «del decreto di archiviazione emesso l’11 dicembre 2016 dal procuratore della Repubblica di Lione a beneficio del cardinale Philippe Barbarin, non avendo l’inchiesta riscontrato alcuna infrazione penale da parte dell’interessato».

Questa è la seconda volta che le infamanti accuse contro il cardinale francese (aver coperto preti pedofili) vengono archiviate in modo netto dalla giustizia civile.

Il caso chiuso nel dicembre 2016 riguarda l'inchiesta aperta in seguito alle accuse rivolte a Barbarin dall'allora alto funzionario del ministero dell'Interno di Parigi, Pierre-Henry Brandet. Il cardinale fu accusato nel febbraio 2016 di non aveva denunciato «un’aggressione sessuale e non aver assistito la persona in pericolo in relazione ai fatti imputati a padre Jérôme Billioud nel 1990 e 1993». In poche parole il cardinale veniva imputato per fatti che risalivano a ben undici anni prima che lui divenisse vescovo di Lione nel 2002.

Si era scomodato perfino il primo ministro Manuel Valls a richiamare Barbarin perchè si assumesse «le sue responsabilità», dando così fiato alle trombe di una campagna mediatica imponente. Il network francese Mediapart era perfino arrivato a dire che si poteva intravedere un «metodo Barbarin» per coprire preti pedofili.

Nel comunicato della diocesi di Lione emesso ieri si legge che «il tribunale di Lione ha ritenuto che non vi sia stata alcuna violazione perché il denunciante aveva rispettivamente 17 e 20 anni al momento dei fatti, e perché il cardinale Barbarin, che l'ha incontrato soltanto nel 2009, ha consigliato a quest’uomo nel frattempo divenuto maggiorenne, di sporgere denuncia, ciò che l'interessato ha fatto». Cosa avrebbe dovuto fare di più il cardinale che veniva a conoscenza di fatti che risalivano a sedici anni prima? Tra l'altro la denuncia verso Billioud era stata archiviata senza ulteriori azioni proprio nel 2009 e comunque Barbarin aveva ritenuto che non fosse opportuno affidare all'abate altre responsabilità pastorali. Ma tutto questo non era sufficiente, perché per i media esisteva un «metodo Barbarin» per coprire i preti pedofili.

Dicevamo però che questo non è l'unico caso che viene archiviato a carico di Barbarin, l'altro riguardava sempre l'accusa di aver coperto un prete colpevole di abusi. Il 1° agosto 2016 il procuratore di Lione archiviava la denuncia presentata contro l'arcivescovo di Lione dall'associazione La Parole Libérée che riunisce le vittime di padre Bernard Preynat. Si trattava di fatti che sarebbero avvenuti in un gruppo scout di Lione nel periodo dal 1986 al 1991, periodo in cui il cardinale era un semplice prete. Per il cardinale, anche in questo caso, il reato non sussiste, anzi il procuratore aggiungeva che Barbarin non aveva in alcun modo «ostacolato le operazioni di giustizia».

La diocesi di Lione «spera che i media che hanno largamente riportato le accuse del 2016 siano animate dalla stessa preoccupazione per informare di questa nuova archiviazione» a carico del cardinale Barbarin. C'è da augurarselo, ma purtroppo sulla piaga degli abusi c'è troppa gente che specula, tra cui coloro che hanno interesse a gettare fango sulla Chiesa cattolica.

Il caso recente del cardinale George Pell, che è appena giunto in Australia dove comparirà davanti al tribunale per rispondere delle accuse pesanti che ha ricevuto, sarà valutato dalla giustizia. Nel frattempo c'è tanta gente con la bava alla bocca che lo ha già condannato con certezza, molti casi come quello di Barbarin ci dicono che la prudenza è d'obbligo e le campagne mediatiche non sempre sono garanzia di verità sui fatti.