• IL CIBO DELLA BIBBIA/2

Il latte, primo nutrimento dell’uomo

Per ogni latitudine e religione il latte materno è il prolungamento della relazione speciale tra il bambino e sua madre. Nelle Sacre Scritture il latte è menzionato diverse volte, come nella teofania alle Querce di Mamre. Dove Abramo serve al Signore latte e carne insieme, dando implicitamente una risposta sulla disputa ebraica tra cosa è permesso (kasher) e proibito (terefah) mangiare. In realtà i divieti alimentari sono soprattutto culturali.
- LA RICETTA: CRÈME CARAMEL

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Il latte è l’inizio dell’alfabeto alimentare dell’uomo: è il primo nutrimento che egli prende. Ricco di sostanze che aumentano le difese del neonato, liquido e perciò facile da bere, il latte materno è un prolungamento di quella relazione così speciale che il bambino ha con la madre.

Iniziato nel grembo materno, il rapporto così intimo tra madre e figlio continua con la pratica dell’allattamento al seno. Sono solo loro due: madre e figlio, in tutte le religioni e a tutte le latitudini. Dalla madre descritta dal Dalai Lama attraverso il suo latte (“Noi non veniamo dalle stelle o dai fiori, ma dal latte materno. Siamo sopravvissuti per l’umana compassione e per le cure di nostra madre. Questa è la nostra principale natura”), a quella sublime, la Madonna, che tiene in braccio il suo divin Figlio e che Sartre descrive così:

Lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. È Dio e mi assomiglia. E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive”.

Nella Bibbia il latte è descritto diverse volte, in tanti versetti. Ma un brano in particolare attira la nostra attenzione:

1 Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. 2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, 3 dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. 4 Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. 5 Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». 6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». 7 All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. 8 Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono (Genesi 18, 1-8).

Ciò che è sorprendente in questo brano biblico è il fatto che gli ospiti, fra i quali si trovava il Figlio eterno (cioè Gesù) in forma umana, mangiano carne e latte insieme, cosa assolutamente vietata nella religione ebraica. L’ottavo versetto mostra chiaramente che Gesù, che nascerà in un contesto ebraico, non tiene più conto delle regole “kasherut” (o kosher).

Kasherut (‫כשרות המטבח והמאכלים - kashrut hamitba’h) si riferisce alle leggi alimentari prescritte agli ebrei da vari passaggi della Bibbia ebraica (Tanàkh) e alle loro interpretazioni. Secondo la tradizione ebraica, queste leggi furono rivelate da Dio a Mosè sul monte Sinai. Determinano cosa è permesso (kasher) e cosa è proibito (terefah). In particolare stabiliscono le regole per la preparazione della carne, in modo da evitare il consumo di sangue, e impongono la separazione tra carne e latticini. Quest’ultimo divieto si basa su un comando ripetuto tre volte nella Torah: “Non cuocere il capretto nel latte di sua madre” (Esodo XXIII, 19 e XXXIV, 26; Deuteronomio XIV, 21)

Questo divieto non significa che gli ebrei non debbano consumare latticini. Al contrario, questi ultimi sono molto presenti nelle tradizioni culinarie degli ebrei di tutto il mondo: yogurt tra i sefarditi del Medio Oriente, panna acida e formaggio tra gli ashkenaziti dell’Europa centrale e d’America... Significa semplicemente che gli ebrei osservanti non possono cucinare cibi a base di latte e carne insieme, né consumarli durante lo stesso pasto: i latticini possono essere mangiati dopo la carne dopo un periodo di varia durata, secondo le usanze locali (sei ore per gli ebrei dell’Europa centrale, tre ore per i tedeschi, un’ora per gli olandesi…).

A seconda del grado di pratica religiosa, carne e latticini vengono addirittura isolati in tutte le fasi del loro utilizzo (conservazione, stoviglie, utensili, ecc.). Perché questo divieto? Il divieto di “cuocere il capretto nel latte materno” è stato interpretato in diversi modi dalla tradizione rabbinica e dagli antropologi: desiderio di rompere con antichi riti pagani della fertilità, distinzione del gruppo di fedeli dagli altri, necessità di spiritualità ed elevazione che distacca l’uomo dalla sua animalità…

Comunque sia, questo esempio mostra che i divieti alimentari non sono biologici ma culturali poiché gli esseri umani sono onnivori: marcatori di identità per eccellenza, costituiscono manifestazioni collettive che testimoniano l’appartenenza a un gruppo. Inoltre, tra gli ebrei, in un contesto di diaspora multisecolare, il rispetto delle leggi sul cibo mantiene e rafforza l’identità comune degli ebrei praticanti.

Tornando alla Genesi 18:1-8, possiamo considerare che Gesù (che era un rabbi e come tale un maestro della fede), pur nato in un contesto ebraico e rispettoso delle regole alimentari del suo popolo, dopo il battesimo cambia e mangia in modo più “libero” (carne e latte insieme). Questo brano mette fine alla vexata quaestio senza fine sulla domanda: “Gesù mangiava kosher”? Ebbene, no. Non più.

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